Magico Padova

Nati nel 1979 come club ufficialmente affiliato al CCCB, sono considerati la prima, vera “formazione” ultras di Padova. Nel 1981 cambiarono nome in “Leoni della Nord”

Anno di nascita: 1979
Stadio: Appiani
Settore: Inizialmente angolo nord della Gradinata, poi Curva Nord dietro la porta
Anno di scioglimento: 1981

Cenni storici
Testo ripreso dal libro “Il Padova siamo noi – trent’anni di tifo, baldoria e grane”

Nella seconda metà degli anni ’70 i tempi erano maturi per la na­scita di un gruppo ul­tras a Padova, an­che se la situazione spor­tiva e societaria non contribuiva certamente a creare il giu­sto entu­siasmo. Il primo club definibile ul­trà fu il Magico Pa­dova, che inizial­mente era affi­liato al CCCB, da cui si staccò ben presto per motivi facilmente intuibili.
La loro posizione fu inizialmente sopra l’ingresso d’angolo della gradinata nord, per poi passare nel rettilineo dietro la porta. L’eta media era parecchio bassa, anche per­chè gli appassionati di calcio più “grandi” si dividevano all’epoca tra Vicenza, Ve­rona e soprattutto Milan (le BRN Veneto erano la sezione della sud milanista più im­portante d’Italia), ma questo non fermò i fondatori. Politicamente non venne presa una posizione precisa, anche se il clima che si respirava in città (erano gli anni in cui impazzava Autonomia Operaia) influenzò inevitabilmente i ragazzi, e in curva si ve­devano decisamente più pugni chiusi e dita a P38 che non saluti romani, ma la cosa era sicuramente meno importante che in curve come Vicenza o Trieste. Il brano che segue è tratto da un giornale sportivo e rende bene l’idea dell’impronta del gruppo: Il Magico Padova più che un vero club è una compagnia di ragazzi (età media 17 anni), che si sono organizzati creando le basi per un tifo “spietato” all’Appiani e in tra­sferta. Il primo aspetto di questo club è che per motivi di “piena democrazia” non esiste un direttivo, ma “tutti per uno e uno per tutti”.
I rapporti con le altre ti­foserie erano de­cisi sul momento ed erano in­fluenzati princi­palmente dall’andamento della par­tita, visto che, a parte il Venezia, non vi erano altre riva­lità con­soli­date. C’era in­vece una sorta di ge­mellaggio con i vi­cen­tini, che ci vede­vano co­me dei cugi­netti più pic­coli e da cui i pa­dovani dell’epoca avevano tutto da imparare. Ci furono diverse vi­site incrociate, fino a quando, in un derby, i berici non si presenta­rono as­sieme ai ve­neziani, le conse­guenze sono note. Alle teste matte guidate da Si­vori non ci volle molto per collezio­nare altre rivalità in giro per l’Italia e soprattutto in Veneto, le più sentite erano con Mestre, Trento e il già citato Venezia, ma qualche sganassone volò anche a Porde­none e Lecco, a Civitanova invece le due tifoserie strinsero amici­zia, in quell’occasione i tifosi del CCCB organizzarono il loro primo treno speciale.

Come già detto, i rapporti tra CCCB e Magico Padova entrarono presto in crisi, la se­guente lettera ad un giornale sportivo dell’epoca spiega eloquentemente il tenore delle relazioni tra queste due realtà: 

Prendendo spunto da quanto scritto nel n. 7 di “pressing”, dico che anche il nostro statuto afferma che bisogna prodigarsi affinchè il numero dei soci aumenti, ma nel caso del nostro club il problema è diverso, poichè il Magico Padova è composto da soli giovani.
Sappiamo bene che qui a Padova, al contrario di altre città (vedi Verona, Pisa, Ber­gamo, ecc.), i giovani rispondono al richiamo del tifo organizzato molto poco. Noi ci siamo molto prodigati per attirare l’attenzione di questi ragazzi in tutti i modi (ri­cordo che in occasione di Padova-Venezia abbiamo tappezzato la città con 2.000 volantini nei quali invitavamo tutti i ragazzi a tifare attivamente con noi), e mi pare che i risultati si siano visti, infatti ad assistere a Padova-Mestre eravamo più di un centinaio.
Tutto questo discorso intende dimostrare la serietà del nostro club, serietà che per la verità il CCCB non riconosce in pieno.
Infatti il nostro rappresentante alle riunioni del CCCB, Zambolin Francesco (meglio conosciuto come Sivori), nei suoi interventi viene preso poco sul serio e questo ci di­spiace e ci preoccupa.
Altra cosa che volevo chia­rire è questa: quando suc­cede qualche incidente all’Appiani o nelle tra­sferte, la colpa di ciò viene immancabilmente attribuita al Ma­gico Padova, cito a tal proposito un avveni­mento significativo che ri­specchia in pieno quello che ho suddetto: l’anno scorso il Magico Padova ha fatto la trasferta a Lodi con il CCCB, il pulmann messo a nostra disposizione era il più scassato e si è rotto ancora prima di partire; dopo al­cune peripezie siamo riusciti ad avere un pulman “nuovo”, che aveva addirittura i sedili che si staccavano. Alla conclusione della tra­sferta ci siamo sentiti dire che siamo stati noi a scassare il pul­mann e che il CCCB non voleva più organizzare tra­sferte con noi.

Un rappresentante del “MAGICO PADOVA ULTRAS CLUB” M. Corrado (e fratello)

Il Magico Padova ebbe il cul­mine della sua attività nei due campio­nati disputati dalla squadra in C2, anni in cui pa­ra­dossalmente ven­nero get­ta­te le basi del rilancio del cal­cio e del tifo biancoscudati. Il gior­no del­la matematica pro­mo­zione in C1, contro la ma­ce­ratese, all’Appiani c’erano di­ciottomila spet­ta­tori, mentre l’anno prima, nello sfortu­nato spareggio al Bentegodi (foto) con­tro il Trento, i pa­dovani pre­senti erano più di 20.000. Con il salto di categoria il Magico Padova si trovò di fronte tifoserie più rodate e compatte, su tutte quelle di Triestina, Treviso e Modena. Il più che deco­roso campio­nato del Padova diede modo alla curva di crescere in numero, il confronto con gruppi di rango formò i ragazzi “caratterial­mente”. L’anno successivo vide il cambio di de­nominazione del gruppo portante della curva, anche se le facce in tran­senna erano sempre le stesse.

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