Guerra e Pace: Vicenza

PARTITA AD ALTO RISCHIO

N.B. Tutte le parti in corsivo sono fedelmente riportate dal libro “Il Padova siamo noi”

La partita col Vicenza rappresenta senza dubbio la rivalità più datata ed allo stesso tempo la più forte e sentita per tutti i tifosi biancoscudati, siano essi ultras o tifosi moderati.

Fin dagli anni ’50 i supporters delle due squadre si affrontavano a colpi di sfottò strettamente legati alle vicende calcistiche delle due squadre: le cronache dell’epoca parlano di “scambi di vedute” sul ponte di Barbarano, dove venivano liberati dalle due fazioni gatti e galline, e dove si finiva a scazzottate. Con l’avvento del tifo organizzato e del movimento ultras, la rivalità si è pian piano staccata dall’aspetto puramente calcistico, diventando una vera e propria rivalità fra opposte fazioni, in cui il risultato del campo si pone in secondo piano.

Fino alla metà degli anni ’80 i rapporti di forza fra le due tifoserie erano nettamente sbilanciati a favore dei berici, tanto che gli stessi ultras vicentini tendevano a non considerare i padovani come una vera rivalità, ma al contrario reputavano che “l’unico derby veneto” fosse la partita contro l’Hellas Verona. Con la crescita della tifoseria biancoscudata a partire dalla seconda metà del decennio, il gap fra le due tifoserie è stato ampiamente colmato; ed in seguito al ricambio generazionale che recentemente ha interessato la tifoseria berica, la rivalità più sentita dagli ultras vicentini della nuova generazione è diventata proprio quella col Padova.

Negli anni sono svariati gli incidenti e gli episodi di cronaca che hanno segnato i derby fra Padova e Vicenza; ma vale la pena ricordare come i rapporti fra le due tifoserie, verso la fine degli anni settanta, fossero improntati se non all’amicizia quanto meno al ripetto reciproco

Dall’amicizia alla rivalità

(Nella foto: i primi ultras biancoscudati nel 1978. In quel periodo esistevano buoni rapporti con i vicentini e spesso le due tifoserie si scambiavano visite ed aiuti)

Eppure c’è stato un periodo, nella seconda metà degli anni ’70, in cui i rapporti fra le due tifoserie erano improntati se non all’amicizia vera e propria, quanto meno al rispetto reciproco: era la fine degli anni ’70, quando il movimento ultras padovano era agli albori, mentre a Vicenza erano molto più navigati. Inoltre il Padova in quel periodo era relegato fra la C1 e la C2, mentre il Vicenza era in A e sfiorò anche il titolo nel 1978: alcuni giovani padovani si recavano al Menti per vedere la serie A, e così nacque il rapporto con i primi Vigilantes che in qualche occasione vennero a Padova per aiutare i nostri nel tifo, ed addirittura regalarono ai nostri il primo tamburo. Ma evidentemente la cosa non piaceva a tutti, ed i rapporti si deteriorarono molto presto: in occasione di un Vicenza-Juventus del 1979, quando i vicentini “identificarono” alcuni membri di spicco del Magico Padova in mezzo ai bianconeri. L’anno successivo i vicentini si presentarono all’Appiani insieme ai veneziani; e nell’estate 1980 crearono diversi problemi in occasione di una gara di Coppa Italia di C, quando presero posto nell’allora Curva Nord (capitava spesso nei primi anni ’80 che le tifoserie dividessero la stessa curva) e lanciarono di tutto verso la gradinata dove erano appostati i ragazzi del Magico Padova. La polizia dovette creare un cordone per tenere separati i due gruppi. In quel periodo tuttavia, il divario fra le due tifoserie era assolutamente sbilanciato a favore dei berici, come avrebbero poi confermato gli avvenimenti degli anni successivi

I primi confronti

(Nella foto: i padovani al Menti nella stagione 1981/82, con lo striscione che verrà rubato dai Vigilantes in quello stesso giorno)

Nel campionato 1981/82 in occasione della gara d’andata al Menti i vicentini si impossessarono dello striscione storico “Ultras”, quello con la stella al centro….

Un appuntamento a dir poco proibi­tivo per i Leoni della Nord, in quanto eravamo cresciuti in serie C2 ed eravamo abi­tuati a confrontarci con mestrini e pordenonesi, mentre i vicentini venivano da due retrocessioni consecutive e, fino a qualche mese prima, i loro avversari erano vero­nesi, torinisti, bolognesi e altri gioiellini simili. Questo dovrebbe bastare per rendere l’idea del divario fra le due tifoserie, ciò nonostante un centinaio di ragazzi affronta­rono la trasferta… e presero la paga! Ci furono delle risse sia prima che dopo la gara e, durante l’intervallo, un gruppo di vigilantes fece il giro dello stadio attraverso il primo anello (dovete sapere che all’epoca il Menti aveva il paterre separato dalle gra­dinate e senza recinzioni) e, arrivati sotto la curva ospiti, strapparono lo striscione ULTRAS. La resistenza fu insufficente e il drappo cambio padrone. Quella fu l’unica volta che i padovani persero in combattimento uno strscione che rappresentava tutta la curva.

L’anno successivo le cose non andarono molto meglio:

Nella gara all’Appiani del cam­pio­nato 82/83 i Vigi­lantes arriva­rono di buon’ora e si impos­ses­sarono del parterre della nord, gli ultras pa­dovani non eb­bero nem­meno il tempo di e­spor­re lo stri­scione e forse fu meglio così. Sempli­cemente ci eclis­sammo. L’unico tenta­tivo di resistenza fu ad opera di quattro o cinque ragazzi, che si apposta­rono nei bagni e riuscirono a ribaltare qualche vicentino iso­lato, poi l’aria si fece pe­sante e i ragazzi decisero saggiamente di sparire.
Nella gara di ritorno ci furono degli scontri sulla strada che va dalla stazione al Menti, all’altezza di un ponte che i vigilantes avevano eletto a loro campo di battaglia prefe­rito. Gli ultras del Padova, memori delle passate batoste, si erano organizzati, ma i P.S. non erano rimasti a guardare e intervennero quasi subito. Addosso ai nostri venne tro­vato un pò di tutto, dai coltelli, alle catene, ai tubi di ferro. Ci eravamo risparmiati una bella passata, ma più di qualcuno se ne tornò a casa con un appuntamento fissato in tribunale.

Nei due anni di serie B del Padova (1983/84 e 1984/85), i vicentini si presentarono all’Appiani in almeno un paio d’occasioni a fianco delle tifoserie gemellate. La prima con i pescaresi nel 1983/84, quando marciarono in gruppo per Prato della Valle senza praticamente incontrare resistenza: i padovani decisero di “vendicare” l’affronto preparando una trappola per il post partita, cercando di intercettare i berici che tornavano in stazione all’altezza del Ghetto; ma vennero casualmente intercettati dalla polizia ed un ragazzo degli HAG trascorse qualche notte al “fresco”. 
L’anno successivo, insieme ai genoani si presentarono all’Appiani circa 150 vicentini, e questa volta il “comitato di benvenuto” padovano si organizzò decisamente meglio:

Lo scontro avvenne in piazza Cavour, dove la crema della Padova calcistica attaccò il corteo dei vicentini diretto alla sta­zione con un fitto lancio di cubetti di porfido. Tutto si svolse tra i passanti in preda al panico e i P.S. che non sapevano più da che parte girarsi, poi un paio di cariche della celere posero fine alla festa.

Parecchi berici quel giorno tornarono a casa con la testa rotta, ma fu solo un episodio, in quanto l’ago della bilancia del tifo pendeva ancora decisamente verso i vicentini, come si vide poi nell’estate di quell’anno in occasione di un match di Coppa Italia: 

Quello era uno dei periodi più disgra­ziati del tifo padovano, eravamo appena stati retrocessi a tavolino e lo scazzo era ge­nerale. Andammo a Vicenza in poco più di trenta, completamente in incognito, divisi a gruppetti e senza striscioni o altri gadget. Si trattò di una presenza simbolica, visto che non saremmo mai stati in grado di reggere l’urto dei Vigilantes, che all’epoca erano ancora un gran gruppo. Per l’occasione erano presenti nella sud anche i trevi­sani, come se i vicentini avessero avuto bisogno di rinforzi. Per tutta la gara gruppi di indigeni si mossero da una curva all’altra attraverso il parterre, che non aveva divi­sioni di nessun tipo. Qualche anno prima con lo stesso metodo si presero il nostro striscione. Quella sera si accontentarono di sbeffeggiarci e minacciarci, senza però passare alle vie di fatto. Finita la partita più di qualcuno dovette farsela di corsa fino alla stazione. Quello fu il punto più basso toccato dagli HAG nei loro confronti con i berici, e non basta considerare il fatto che in quel periodo a Padova non c’erano quasi più ultras per digerire la gran figura di merda.

La saga degli striscioni

(Nella foto: Padova-Bologna 1984/85, con Vigilantes rubato poche settimane prima dal magazzino del Menti)

Nell’estate del 1984, alla vigilia del secondo campionato consecutivo di serie B, alcuni ultras biancoscudati decidono di fare uno scherzetto ai cugini: presentandosi come giardinieri, si presentano al custode del Menti per accudire il campo e, una volta dentro lo stadio, forzano il portone del magazzino riprendendosi “Ultras” e trafugando lo striscione dei Vigilantes. La vendetta non si farà attendere: 

Il campionato 84/85 iniziò col botto, nella gara Padova-Bologna in curva venne espo­sto lo striscione VIGILANTES VICENZA, trafugato dai magazzini del Menti qual­che notte prima assieme al nostro ULTRAS. A questo punto non posso fare a meno dire che, secondo me e molti altri ragazzi, sfondando la porta di un magazzino incu­stodito non si dimostra niente, al massimo si fanno incazzare gli avversari, ma nulla di più. E i vicentini si incazza­rono! Tanto che, il venerdì prima di un Padova-Pisa, ci ricambia­rono lo scherzo portandosi via Hell’s An­gels Ghetto, Collettivo, Alcool, Trips e Na­vayos. Lo stri­scione ca­vese venne dato qualche tempo dopo ai napoletani, Alcool di­venne lo striscione di un gruppo della sud e gli altri fu­rono bruciati (…).

Per la cronaca i vicentini si presentarono a viso aperto dall’allora custode dello Stadio Appiani, chiedendogli di poter riavere lo striscione (alcune fonti sostengono invece che il custode sarebbe stato minacciato), e svuotando invece il magazzino. Successivamente fu la stessa società biancoscudata che, per farsi perdonare dagli ultras la leggerezza di un suo dipendente, finanziò la stampa degli striscioni “Alta Tensione” e soprattutto della seconda versione di “Hell’s Angels Ghetto”, in pvc e con i due teschi ai lati.

(Nelle due foto sopra: 13 settembre 1987, i vicentini si presentano all’Appiani in occasione di Padova-Messina per riprendersi lo striscione ma gli ultras biancoscudati li sbattono fuori dalla Curva Nord. Riavranno poi lo striscione per intercessione delle forze dell’ordine)

La “faida degli striscioni” tuttavia non si era ancora conclusa:

Nel campionato 87/88 ci fu un altro furto notturno al Menti e lo striscione Vigilantes venne espropriato nuovamente. I vicentini decisero di rompere gli schemi e vennero a riprendersi lo striscione di persona. Su quello che successe nella partita Padova-Mes­sina si ricamarono molti racconti, io preferisco essere obiettivo. I vicentini fecero il loro bravo numero, si mischiarono al pubblico della gradinata e, a fine partita, ven­nero sotto la curva. Qualcuno si era però accorto che c’era qualcosa che non andava. Che cazzo ci facevano trenta metallari in gradinata? La gente era quasi tutta uscita dallo stadio, ma venne ugualmente organizzata una qualche resistenza e per alcuni minuti nel parterre volarono calci, pugni e cinghiate. I Vigilantes all’epoca erano an­cora un gruppo con i controcazzi e lo dimostrarono, ma gli striscioni rimasero dov’erano. Poi arrivarono i P.S. che isolarono i vicentini e li portarono fuori dallo sta­dio, dove ci fu qualche altro tentativo di contatto, ma c’era troppa polizia e la ce­lere ci “convinse” a desistere. Poi i poliziotti scortarono il capo dei vicentini fino al nostro sgabuzzino, dove si riprese Vigilantes lasciando stare i nostri stendardi. La di­sfida degli striscioni poteva ritenersi conclusa definitivamente.

Questo fatto può essere considerato uno spartiacque nei rapporti fra le due tifoserie: da qui in avanti infatti, i rapporti di forza in campo cominceranno a cambiare e riequilibrarsi.

Agosto 1989

(Nella foto: padovani a Vicenza nell’amichevole dell’agosto 1989)

Se l’incursione a Padova-Messina fece capire ai vicentini che non era più il caso di sottovalutare i cugini dell’altra sponda del Bacchiglione, l’amichevole che venne organizzata nell’agosto 1989 fu l’occasione per mettere ben in evidenza la netta crescita della tifoseria biancoscudata, a seguito del ricambio generazionale che aveva portato alla ribalta i ragazzi di Piazza Cavour:

Nel 1989 le due società ebbero la brillante idea di organizzare un’amichevole estiva e, nonostante fosse il 19 agosto, circa 250 ragazzi risposero all’appello. Molti lascia­rono nei luoghi di villeggiatura parenti e fidanzate, altri anticiparono il rientro e si presen­tarono puntuali alla stazione ferroviaria. La situazione era radicalmente cam­biata ri­spetto a quattro anni prima e la voglia di dimostrarlo ai nostri cuginetti era molta.
Prima della partita presidiammo il piazzale davanti al settore ospiti, ma i Vigilantes non si fecero vivi. Tentammo allora di arrivare al contatto con i vicentini che passa­vano davanti alla nord per raggiungere gli altri settori dello stadio, ma la sorveglianza dei P.S. era ferrea. Ci furono frizioni anche con gli addetti allo stadio della società be­rica, la voglia di piantare grane era scritta a caratteri cubitali sulle nostre facce. Den­tro allo stadio molti di noi presero posto nel parterre della nord per evitare incursioni dei Vigilantes. Ad un certo punto decidemmo di provare a fare il giro, ma la celere non era dello stesso avviso e ci caricò senza troppi complimenti.
L’unico vicentino che improvvisò uno sketch fu un pazzo furioso, sui trentacinque anni, che si presentò nel parterre lanciando minacce ed insulti. Il tipo si prese un pò di pugni prima che i P.S. ce lo togliessero dalle unghie.
I vicentini erano ancora un bel gruppo e lo dimostrarono imbastendo un discreto nu­mero: dopo la gara organizzarono un agguato nei pressi del famoso “ponte degli scontri”, uscendo a decine da un parchetto e tirando di tutto. Nessuno di noi venne fe­rito ma, prima che ci ricompattassimo per partire all’assalto, i carabinieri caricarono a fondo i berici, sette dei quali vennero arrestati. Non mancò qualche tafferuglio tra i ragazzi che tentarono di uscire dal corteo e la celere. Tutto sommato trascorremmo una piacevole seratina estiva.

Ventisei marzo Millenovecentonovantaquattro

(Nella foto: il Mattino di Padova riporta le notizie degli incidenti di Padova-Vicenza del marzo 1994)

Nella stagione 1993/94 Padova e Vicenza tornarono ad affrontarsi in campionato dopo oltre dieci anni. Era l’occasione per i padovani di restituire ai nemici storici gli sgarbi subiti all’inizio del decennio precedente:

(Nelle foto sopra: trasferta al Menti il 24 ottobre 1993)

Per la partita di andata al Menti ci muo­vemmo in tremila e mar­ciammo sulle loro strade senza che nessuno si facesse vivo. Tentammo di sfondare i cancelli dello stadio scon­trandoci con la celere, che riuscì in qual­che modo ad ar­ginare la no­stra verve. Du­rante la partita ci furono altri scontri in curva, que­sta volta con i carabi­nieri, ma nulla di troppo spinto. All’epoca lo stadio berico era stato ri­strutturato da poco ed era sparito il parterre che caratte­rizzava la vecchia struttura e con esso anche la possibilità di arri­vare da una curva all’altra. Anche dopo la gara i Vigilantes die­dero forfait, i tempi erano davvero cam­biati!

 

Per la cronaca alcune scaramucce si verificarono dopo la gara, all’uscita del corteo biancoscudato. Durante la gara invece la curva berica espose il famoso striscione “Padovani sfigati, per voi più di una torcia son soldi buttati”, accendendo una sola torcia come coreografia; striscione che diede inizio alla famosa “indifferenza” dei berici nei confronti dei biancoscudati, considerati non all’altezza. Anche se, dobbiamo dirlo, l’impressione che ne abbiamo sempre ricavato è che questa indifferenza fosse un pò come la storia della volpe che non arriva all’uva e dice che è acerba…

(Nella foto: i tafferugli all’interno dell’Appiani durante il derby del 26 marzo 1994)

La partita di ritorno però ebbe delle ripercussioni giudiziarie notevoli, che influirono sul destino degli HAG e della curva biancoscudata:

L’attesa era molto forte, e ad alimentarla ulteriormente arrivò l’annuncio che Vigi­lantes & C. si sareb­bero presentati a Padova non a bordo del treno speciale, ma in motorino…. in modo da potersi salutare degnamente! Voce che a conti fatti si rivelò poco più che una bufala, ma ebbe l’effetto di scal­dare ancor di più l’animo dei molti “casinisti pro­fessionali” che per quel sabato erano sul piede di guerra. Furono organiz­zati dei “comitati di acco­glienza” più o meno spontanei anche lungo la statale che collega le due città: alcuni ragazzi appostati in un bar di Chiesanuova non videro pas­sare quel pomeriggio nessun motorino sospetto, ma in compenso ricevettero la visita della Digos che si premurò di identificare tutti gli avventori. Quindici giorni dopo vennero tutti diffidati! (…) La tensione era sem­pre più alta man mano che si avvici­nava la par­tita, e le stesse forze del di­sordine non facevano altro che accentuarla con varie provoca­zioni gra­tuite al mo­mento dell’entrata al­lo stadio, spin­toni e tutto il loro solito co­rollario… Pareva qua­si che non aspettas­sero altro! un’ora pri­ma della partita la Curva e la Gradinata Nord erano già ribollenti, lo stadio ormai si stava popolando, eccezion fatta per la curva riservata ai vicentini, desolatamente vuota… e la tensione che cresceva sempre di più… I vicentini alla fine si erano presentati a Padova a bordo di due treni speciali e con l’esercito di scorta. Riuscirono a farsi notare danneggiando qualche auto in sosta durante il tragitto del corteo e lan­ciando qualche bomba carta contro le vetrine; ma la pula li seppe tenere alla larga dai padroni di casa, facendoli entrare praticamente a partita ini­ziata. Nel frat­tempo in casa biancoscudata la ten­sione aumen­tava, tanto da esplodere definitiva­mente dopo po­chi minuti di gioco: su ordine della Digos ven­gono chiuse le porte d’ingresso della Curva Nord, in quanto un folto gruppo di persone tentava di introdursi nello stadio senza biglietto. Vengono chiuse fuori an­che persone munite di biglietto, e questo scatena le proteste di molti… Dalle prote­ste si passa pre­sto alle vie di fatto, e fuori dallo stadio almeno 300 persone comin­ciano a bersagliare di sassi la polizia, che risponde sparando un paio di lacrimogeni… Subito anche in curva si diffonde la voce, e molti cercano di dar manforte a chi è ri­masto fuori… Parte una carica degli sbirri nella curvetta, ma fanno molto male i loro conti: la reazione dei ragazzi è rabbiosa! Comincia a volare di tutto addosso alla ce­lere, mentre tantissima gente sfonda i can­celli che dividevano la Curva Nord dalla Gradinata (molti ricorde­ranno che quel’anno la curva era stata divisa dalla gradinata, e che gli stessi ultras erano divisi fra curva e Gradinata) per dare addosso alla sbirra­glia… Venti minuti di corpo a corpo con gli sbirri in gradinata, mentre la partita viene sospesa un paio di volte (….) La celere ad un certo punto perde il controllo della situa­zione, comincia a in­dietreggiare fino a scappare letteralmente fuori dalla curva, con i cancelli che ven­gono sprangati in segno di vitto­ria. Per la cronaca, fuori dallo stadio ci sono altre 300 persone velenose marce ed i blu avranno il loro bel daffare per te­nere a bada anche questi ultimi, ma almeno per un pò in curva l’atmosfera sembra tran­quillizzarsi… Un paio di palle! Prima della fine del primo tempo i vicentini ti­rano fuori il vecchio striscione “Hell’s An­gel’s Ghetto” trafugato di notte dal magaz­zino dell’Appiani qual­che anno prima, e la rab­bia questa volta si riversa sul campo: la cancellata che divide gli spalti dal terreno di gioco salta via come fosse di cartone, e solo la prontezza degli sbirri in campo impe­disce un’invasione che avrebbe avuto del clamoroso (…) Nel dopo-partita ancora ci furono tentativi di avvicinarsi al corteo degli ospiti, ancora ci furono cariche e controcariche, sassaiole, lacrimogeni… la serata si concluse con almeno 30 fermi, ed i giorni successivi furono anche peggiori: stampa e questura scatenarono una vera e propria campagna contro la curva, vennero operati diversi fermi e persuisizioni domiciliari. Circa 90 ragazzi vennero diffidati in seguito a quel derby, uno sproposito per l’epoca (stiamo parlando del 1994, quando la repressione non era certo ai livelli di oggi!). Fu l’inizio della fine per gli HAG.

(Nelle foto: articoli di giornale successivi al derby del 26 marzo 1994)

Un derby, quello del 26 marzo 1994, che segnò un vero e proprio “spartiacque” nella storia del tifo della Città del Santo:

La repressione che seguì il derby ebbe le caratteristiche dell’epurazione: tre ragazzi passarono venti giorni in cella con accuse gravissime, numerosi altri vennero denunciati per reati che comprendevano anche la fabbrica­zione e l’uso di ordigni esplosivi e quasi cento persone vennero diffidate. La repressione odierna ha raggiunto livelli da stato di polizia e le cosidette forze dell’ordine, degnamente supportate dalla magistratura, hanno fatto anche di peggio in giro per l’Italia, ma dobbiamo tenere conto che, all’epoca, la situazione era ben di­versa. A Padova venivano effettuati raramente degli arresti e ogni volta i fermati ve­nivano rilasciati il giorno seguente, dopo un passaggio dal pretore. Le diffide non erano distribuite a pioggia come oggi e, quasi sempre, rispondevano a episodi real­mente accaduti, inoltre le accuse erano sempre le stesse: danneggiamento, rissa, resi­stenza, lesioni, lancio di oggetti e altri atteggiamenti dettati dall’esuberanza giovanile. Incendio doloso, lesioni pluriaggravate, fabbricazione di esplosivi e devastazione erano tutt’altro sport. Come se non bastasse ci si misero anche i giornalai locali, con foto in prima pagina dei fermati e commenti che equivalevano alla morte sociale di un individuo. La pressione fu troppo grande e si decise per un atto eclatante: lo scioglimento degli Hag. Effettivamente, almeno all’inizio, si trattò di uno scioglimento posticcio , infatti i superstiti continuarono a recarsi allo stadio e a fare quello che avevano sempre fatto, con un pò più di attenzione… ma neanche troppa. Non ci si rese conto subito che qualcosa si era definitivamente rotto, infatti a superare il momento critico fu solo lo zoccolo duro, quello che in futuro avrebbe affrontato veri e propri olocausti giudiziari per la curva. Molti ragazzi, abituati a passare domeniche di follia collettiva, sparirono nel nulla, gente che viveva per il Padova e soprattutto per la curva decise di mollare. Il trasferimento dal Tempio dell’Appiani al freddo e squallido Euganeo fece il resto…

La seconda metà degli anni ’90

(Nella foto: tafferugli nella curva nord del Menti fra i padovani e la polizia, stagione 1995/96)

Lo scioglimento degli HAG ed il successivo trasferimento del Padova all’Euganeo, ebbe l’effetto di far calmare di molto i “bollenti spiriti” degli ultras biancoscudati, ma non fece mai venir meno l’odio nei confronti dei cugini berici. Nel campionato 1995/96 Padova e Vicenza si ritrovarono di fronte nel campionato di serie A e durante il secondo turno di Coppa Italia. Sia il match di Coppa al Menti che la partita di campionato all’Euganeo scivolarono via tranquilli; mentre qualche problema si verificò nella partita di campionato d’andata, disputata in casa del Vicenza:

Nella gara di andata a Vicenza ci fu invece un bel pò di movimento. Anche in quell’occasione ci muovemmo con dei buoni numeri riempiendogli il settore ospiti. Fuori dallo stadio i Vigilantes si tennero alla larga, ma questo non era più una novità. Dentro al Menti la festa iniziò con la cacciata a calci in culo di una troupe della Rai e proseguì con le sevizie al portiere avversario, caratteristica degli  HAG quando si gio­cava all’Appiani. La differenza tra le diverse strade che avevano preso le due tifoserie risultò palese nei servizi del tg Veneto della sera: nella curva vicentina sorrisi, cori e sbandieramenti, con contorno di dichiarazioni ottimistiche sulla gara; in quella padovana volti coperti, aggressività e violenza, con i giornalai costretti a fuggire.
Negli ultimi minuti della partita nel settore ospiti scoppiò un gran casino. Il Padova stava perdendo e alcuni ragazzi tentarono di entrare in campo, la celere intervenne con i soliti metodi e la situazione degenerò. Gli scontri furono davvero divertenti, con cariche e corpo a corpo che durarono diversi minuti. Alla fine, per uscire dalla sco­moda situazione, i P.S. furono costretti ad usare i lacrimogeni. Quei pestiferi bossoli di alluminio ebbero il potere si svuotare la curva in un attimo e anestetizzare la nostra buona volontà. Nonostante la tensione non successe più nulla, tranne qualche tafferu­glio di poco conto nel sottopasso della stazione.

Successivamente i cammini delle due squadre si divisero nuovamente: il Vicenza visse uno dei periodi migliori della sua storia calcistica, con la vittoria della Coppa Italia e la semifinale di Coppa delle Coppe contro il Chelsea raggiunta l’anno successivo; mentre il Padova nel giro di quattro anni scivolò addirittura in serie C2 sotto la guida di Cesarino Viganò. Le due tifoserie non si incrociarono più sul campo, ed in quel periodo l’unico “incontro ravvicinato” fu in autogrill:

Da menzionare l’incontro in un autogrill sul Garda, nel 2000, tra un pulman di bian­coscudati di ritorno da Ver­celli e quattro di vicentini che tornavano da Milano. Nono­stante la superiorità numerica i berici preferirono abbando­nare il campo senza nem­meno accennare ad una qual­che resistenza… C’erano una volta i Vigilantes!

Il nuovo millennio

(Nella foto: Padovani in trasferta al Menti nella stagione 2009/10)

Gli anni 2.0 sono stati caratterizzati dalle numerose leggi anti-ultras, che i vari governi succedutisi hanno messo in atto nel tentativo di debellare la violenza dagli stadi. La conseguenza è che, come spesso accade, ad esserne penalizzato è stato principalmente il tifoso appassionato: gli stadi si sono progressivamente svuotati, ed anche il numero di tifosi in trasferta è drasticamente spostato; mentre gli incidenti sono si diminuiti di numero ma non sono mai cessati completamente e si sono spostati sempre più lontano dagli stadi. In questo contesto, Vicenza e Padova disputano per circa un decennio campionati diversi, e le uniche occasioni di incontro sono le visite ai gemellati dell’una o dell’altra tifoseria. Capita così di vedere un centinaio di padovani nel settore ospiti del Menti in occasione di Vicenza-Palermo, o di scorgere i drappi dei Vigilantes all’Euganeo in occasione delle partite con Reggiana, Ravenna o Cremonese. I biancoscudati torneranno in serie B solo nella stagione 2009/10, e le due partite contro i rivali storici saranno caratterizzate dal servizio d’ordine imponente e dalla pressochè totale impossibilità di venire a contatto. Come se non bastasse, anche l’atteggiamento dei Vigilantes influisce nell’annacquare un derby che manca da anni: il loro continuare a ripetere il mantra “Noi odiamo l’Hellas Verona!” finisce con lo scazzare gli ultras biancoscudati, che ritengono (giustamente) di aver dimostrato abbastanza ai cugini nel corso del decennio precedente…
A rivitalizzare la rivalità ci pensa paradossalmente, nella stagione 2010/11, un atto governativo come l’introduzione della Tessera del Tifoso. Si tratta di una sorta di carta magnetica ricaricabile con cui il governo (nella figura del Ministro degli Interni Bobo Maroni), intende controllare i tifosi: viene rilasciata solo dopo una verifica della questura affinchè il richiedente non sia gravato da precedenti penali, ed è obbligatoria per sottoscrivere l’abbonamento e per partecipare alle trasferte. Proprio in occasione della trasferta di Vicenza, gli ultras biancoscudati decidono di recarsi ugualmente nella città berica, nonostante il divieto del questore. Lo scopo sarebbe di dimostrare l’inutilità della tessera del tifoso, ed in 300 si presentano per le strade di Vicenza eludendo i controlli. Prima della partita c’è parecchia tensione, ma non succede niente a parte il lancio di una bottiglia da parte di 4-5 vicentini da una stradina laterale, che vengono immediatamente messi in fuga dalla reazione dei nostri. Per tutti i 90 minuti gli ultras padovani rimarranno all’esterno dello stadio sostenendo la squadra da fuori; poi al fischio finale, mentre i nostri stanno per tornare alle auto, parte una carica totalmente immotivata della celere, che darà il via ad una vera e propria serata di guerriglia urbana per le strade di Vicenza.

Riportiamo a testimonianza di quella serata, il resoconto che venne riportato sul blog “La Padova Bene”:

“L’ITALIA NON E’ UNO STIVALE, E’ UN ANFIBIO DI CELERINO…” (cit.). Per raccontare Vicenza-Padova bisogna partire dalla fine, da quella carica che ha chiuso una giornata che voleva essere pacifica e che tale non è stata non certo per colpa dei Ragazzi della Fattori, ma sopratutto a causa dell’ottusità di chi prende decisioni relative all’ordine pubblico in quella città e per la voglia di “scontro a tutti i costi” che anima in genere i reparti antisommossa della Polizia. Sui giornali ovviamente si sono lette alcune inesattezze, secondo me con fonte la questura vicentina. E’ utile allora fare una cosa che non si fa mai: ascoltare anche l’altra campana, a maggior ragione visto che poi sono quelli che pagano (e non solo in termini giudiziari… secondo voi gli stipendi a chi faceva il servizio d’ordine non vengono dalle nostre tasse?).
Venerdì sera a fine primo tempo una delegazione di Ragazzi della Fattori si incontra col presidente della Provincia di Vicenza Attilio Schneck, consegnandogli la cifra raccolta per gli alluvionati di Vicenza e Provincia. Questo è stato il nostro contributo al derby, che “qualcun altro” ha voluto sporcare forse perchè l’opinione pubblica deve continuare a pensare che Ultras è sinonimo di delinquente. Altrimenti non si spiegano articoli pieni di stronzate come questo. Sarebbe bello conoscerne l’autore e metterlo a confronto, ma chi in genere scrive questi articoli è troppo vile per sostenere le proprie tesi in pubblico. E così, subito dopo aver consegnato il nostro contributo ed aver ripreso la strada per tornare alle nostre auto, parte la carica della celere. In quel momento mi trovo davanti al corteo, quando sento la gente protestare ed urlare verso la polizia. Mi giro e vedo i celerini che iniziano a spingere con gli scudi la gente, qualcuno distribuisce qualche manganellata, dopodichè partono alla carica. Non sento nessun petardo, e men che meno lancio di bottiglie come si è detto: tutti stavano semplicemente tornando verso casa.
Tutto quello che dirò qua non si tratta di cose viste dai miei occhi, in quanto me ne stavo il più lontano possibile dalla celere ed il mio unico pensiero era raggiungere l’auto ed andarmene il prima possibile, ma ho avuto modo di vedermi più di qualche video girato da molti tifosi biancoscudati, che hanno documentato molto bene gli abusi subiti. I primi ragazzi vengono presi fra Viale Margherita e Corso Padova: si vede benissimo un ragazzo che stava bevendosi una birra in tranquillità, nemmeno si era accorto della carica, che viene raggiunto da un agente, si vede strappare la lattina dalle mani ed in pochi secondo si trova una decina di agenti sopra che lo massacrano a ginocchiate, manganellate e colpi di scudo. Un altro viene sgambettato e finisce a terra spaccandosi la testa su un marciapiede. Pure i clienti di un Kebab in Corso Padova vengono colpiti dalle manganellate. La gente cerca di difendersi come può. I celerini però giocano, e per esperienza posso dirvi che se fosse vero che dei loro colleghi erano stati feriti dallo scoppio di un petardo (come detto inizialmente), non avrebbero giocato: sarebbero partiti semplicemente con la limpida intenzione di spaccare le ossa a tutti! Invece li stavano proprio giocando. Bastonavano, poi lasciavano che la gente corresse per un pò, davano una decina di metri di vantaggio e partivano alla carica. Si divertivano, eccome se si divertivano. Non ascoltavano nemmeno gli ordini della Digos di Vicenza e di Padova, che gli urlavano di stare fermi. Caricavano e basta. Alla fine il nostro corteo si divide (grave errore) e la parte dove ero io finisce in una stradina stretta. Li ho pensato seriamente che ci avrebbero fatto la festa, invece si sono limitati a provocare. A quel punto ho capito che volevano solo giocare. Solito corollario: spintoni, tentativi di sgambetto alla gente che cammina, agenti indemoniati che ci urlano “Conigli!”. Non lo fanno sempre, lo ha visto tutta Italia circa un mese fa… Alla fine riusciamo a tornare al Parco Città e prendiamo le auto per tornare a casa. A tutt’oggi non ho notizie del ragazzo arrestato nè di altri fermati. Spero solo che stiano tutti bene…
Detto questo mi sembra opportuno fare delle valutazioni in qualità di osservatore:
1-Stadio Menti semivuoto, poco più di 200 tifosi ospiti (contro gli oltre 1.500 dello scorso anno), poco tifo, serata fredda… e fuori scontri fra tifosi e polizia… sono questi i risultati della Tessera del Tifoso che doveva eliminare la violenza? Complimenti, bei risultati…
2-Credo che anche i sassi abbiano capito che se ci avessero lasciato fare la nostra bella trasferta non sarebbe successo nulla. Entravamo allo stadio, guardavamo la nostra partita e tornavamo a casa in tranquillità. Visto che così non è stato mi chiedo: che interesse avevano a far si che un venerdì sera calcistico si trasformasse in guerriglia?
3-Gli scontri me li aspettavo, vista la situazione che si era creata… Visto che sono anni che lo stato reprime invano, e più reprime e più la gente si incazza e si impunta sulle sue posizioni, non sarebbe meglio rivedere un pò il tutto?
4-Mi chiedo se alle società calcistiche vadano bene queste situazioni… No perchè o continuiamo a prenderci in giro o ammettiamo una volta per tutte (non è un appello che rivolgo a Maroni visto che sembra non arrivarci proprio) il fallimento di questa politica, che sta svuotando gli stadi e col c***o che sta avvicinando le famiglie. Se nemmeno a loro sta bene tutto ciò, è ora che comincino ad esporsi, in prima fila, alzando la voce. Contro la Tessera del Tifoso, contro il Casms (proprio ieri ragionavo sul fatto che hanno messo i servizi segreti dietro agli ultras, cioè a una delle cose che fa più rumore in assoluto… Ma chi c***o c’è al Casms, gente che devono far lavorare per forza?) e contro i divieti e le limitazioni. Diversamente non solo non se ne uscirà mai ma nemmeno si risolverà ne si migliorerà neppure leggermente la situazione…
5-Ai giornalisti dico solo tre cose: a) Piantatela di copiare parola per parola i comunicati della questura e se volete capire le notizie scendete in strada ed informatevi; b) Invece di infarcire i vostri articoli di stronzate cominciate ad essere critici ed a porvi domande a 360°; c) La tessera del tifoso non è una legge, una volta per tutte!
PASSEGGIATA DI UN VENERDI’ SERA. Per il resto la trasferta era venuta molto bene. Più di 300 ragazzi avevano risposto all’appello. Partenza all’Euganeo e ritrovo a Parco Città di Vicenza evitando scorte e scortine. L’obiettivo è arrivare davanti al Menti e sostenere i biancoscudati da fuori. Pure la polizia è sorpresa dai numeri messi in campo, bastava vedere la faccia di un agente della Digos in macchina parcheggiato li nella zona. Dopo dieci minuti di cammino ci vediamo la strada sbarrata da alcuni cellulari della celere, che scende molto nervosamente e già armata. C’è un pò di tensione ma teniamo tutti i nervi saldi e la testa sulle spalle. Il cammino prosegue fra i cori, siamo praticamente padroni delle strade di Vicenza. I miagolantes tentano anche un approccio, ma sono costretti a girare i tacchi e correre via. Ennesima dimostrazione di quanto siano chiacchieroni. Poi l’arrivo allo stadio, il tifo da fuori. E la consegna dei fondi per gli alluvionati. Il resto l’avete letto poco sopra.
A tutti i Ragazzi della Fattori: siamo una bellissima realtà a livello di tifoseria. Ora sicuramente ci vedremo vietare le trasferte ed altre amenità simili per una situazione mai voluta da noi. Teniamo duro, e continuiamo per la nostra strada. La ragione è nostra, il disagio tutto loro…
Ai miagolantes non abbiamo proprio più nulla da dimostrare, che continuino pure a dire le loro stronzate. I fatti, da vent’anni a questa parte, non gli danno minimamente ragione…

 

Da parte vicentina solo un comunicato, firmato “Vecchia Guardia Vicenza” ma scritto in realtà da un singolo personaggio di spicco, il cui contenuto abbastanza opinabile finì col non trovare d’accordo nemmeno molti di loro:

Stufo delle continue cagate scritte dai PADOVANI sui siti loro, tengo a fare alcune precisazioni: se si considerano tanto cattivi e con mentalità a VICENZA sarebbero venuti non dopo avvisi ai 4 venti e comunicati vari o accordi, non si sarebbero fatti scortare, ma sarebbero giunti a VICENZA da “SOLI” ove ben sapevano dove trovarci…O forse erano troppo distanti da VICENZA? Ma non è che siete ossessionati dalla sindrome di inferiorità? Ciò che non vi fa essere obiettivi da sempre…Voi non siete e non sarete mai forse come i VERONESI. Lo dice la storia, lo dimostrano i fatti. Se sono arrivati i GRANATA ed altri potevate arrivare anche voi…ma restate PADOVANI e non arrivate…Noi ci abbiamo provato, ma davanti alla CELERE non c’è storia, a meno che non gli si spari, ma non mi pare ne valga la pena. E’ tra noi e voi la storia. Poco intelligente e poco ULTRAS prendersela con le auto e con ignari passanti, logico poi il risultato…
Grazie per la colletta e la solidarietà verso gli alluvionati, ma uscite dalla vostra sindrome e siate realisti. Meno scritte, più fatti.
VECCHIA GUARDIA VICENZA
P.S.: io non scrivo solo, c’ero in passato, ci sono nel presente e a Dio piacendo ci sarò in futuro.
LUNGA VITA AGLI ULTRAS

Nella partita di ritorno all’Euganeo, anche questa vietata agli ospiti “non tesserati”, i vicentini tentarono di replicare il numero fatto dai padovani all’andata, giungendo senza scorta nei pressi dell’Euganeo. Per strada tuttavia, all’altezza di Ponterotto, intercettarono un gruppetto dei nostri che si stavano recando alla partita. Ne nacque chiaramente una collutazione: i padovani erano circa una quindicina, ma seppero tener testa ai cugini seppur presenti in numero nettamente superiore. I vicentini a loro volta riconobbero il valore degli avversari, e possiamo dire che a partire da quel momento la rivalità fra Padova e Vicenza assunse tutto un altro significato.

(Nella foto: Padovani a Vicenza nella stagione 2011/12)

Nella stagione successiva, 2011/12, gli ultras biancoscudati tentano nuovamente di aggirare il blocco per i non tesserati, presentandosi nuovamente al Menti senza la tessera del tifoso. 

Riportiamo il resoconto della giornata ripreso dal blog “La Padova Bene”:

Tempo di derby. Vicenza fa sempre uno strano effetto nelle menti di tutti i tifosi biancoscudati, ed anche in tempo di tessera del tifoso la voglia di onorare il derby, dentro o fuori dello stadio non ha importanza, è sempre forte. Già nella scorsa stagione la Fattori aveva portato circa 300 ragazzi fuori dal Menti, ed al ritorno si era scatenata la “caccia all’uomo” da parte della celere per le strade della città berica (clicca qui). Quest’anno si decide di riprovarci, e di riprovare ad entrare.
Al ritrovo all’Euganeo, la stragrande maggioranza dei ragazzi ha già il biglietto in mano. E pensare che per questa partita non c’è la possibilità nè di accedere senza tessera (e fin li ovvio! Non ce l’hanno concesso nemmeno a Cittadella), nè di entrare con l’amico tesserato di turno! La verità è che hanno fatto talmente tanta confusione fra circolari e controcircolari che non ci sta capendo più un cazzo nessuno, ed i primi a non capirci più un cazzo sono proprio i rivenditori…
Si parte, ci si ritrova alle porte di Vicenza per compattare il gruppo, e nasce una piccola discussione su come procedere: dalle voci pare che ci sia un gruppo di vicentini in attesa in un bar nei paraggi, ma è una voce infondata, ed alla fine optiamo per andare direttamente allo stadio, tutti insieme… detto, fatto: primo incrocio, semaforo rosso, gruppo che si spezza in due! La nostra solita organizzazione certosina… Per strada sono molte le pattuglie in giro, ma riusciamo ad arrivare indenni al Menti seppur alla spicciolata. Ci ritroviamo al bar di fronte il settore ospiti, la polizia in giro sembra disorientata, di sicuro non ha colto bene la situazione. I padroni di casa sono in giro anche loro, e non passa molto tempo prima che si arrivi ai primi “scambi di opinioni” con loro (e con i pescaresi, presenti a fianco dei gemellati).
Nel frattempo il nostro gruppo cresce, ed alla fine saranno circa 200-250 i Ragazzi della Fattori che, col biglietto e senza tessera del tifoso, riusciranno ad accedere al Menti. Un’altra vittoria della Fattori contro il Sistema, un’altra piccola battaglia portata a conclusione! La dedico a tutti quelli che ci dicono “Fatevi la tessera e piantatela di rompere i coglioni!”, la coerenza non paga mai abbastanza, e riuscire ad aggirare il sistema è una soddisfazione incredibilmente più grande che riuscire a vedere ogni sacrosanta partita (che sarebbe nostro diritto se proprio vogliamo discutere!).
Dentro lo stadio saremo circa un migliaio fra tesserati e non. Decidiamo di compattarci e di tifare tutti insieme. Una serata d’altri tempi, sulla quale mi concedo una piccola riflessione personale: “circa un migliaio” di padovani a Vicenza qualche anno fa sarebbe stata una cifra da partita amichevole, o da trasferta effettuata in piena zona retrocessione e con l’entusiasmo sotto i tacchi! Oggi il fatto stesso che i giornali esaltassero questa presenza, misera nel rapporto distanza/importanza del match, ma perfettamente capibile in un contesto in cui si cerca in ogni modo di obbligare i tifosi a “stare a casa” dallo stadio, da la dimensione di quanto siano cambiati i tempi. E di quanti passi indietro abbia fatto l’Italia. E’ assurdo negare che la tessera del tifoso non abbia svuotato gli stadi, è da imbecilli dire che “se non si ha niente da nascondere la si fa”, è da pecore dire “fatevela anche voi!”. Se ci fosse un minimo di coscienza, di fronte ai mille tifosi scarsi portati in trasferta chiunque dovrebbe alzarsi e dire “basta!”, anzichè esortare gli altri a farsela!
Dal punto di vista del tifo pur senza fare niente di impressionante diventiamo ben presto padroni degli spalti: la curva berica sembra non esistere quasi più a livello vocale; stranissimo ripensandoli a come erano un tempo! Oggi la Sud del Menti vive molto sul dualismo “Vigilantes vs. 1902″ e direi che la situazione è visibilissima anche ad occhi meno “esperti”. Due gruppi in se molto diversi: da una parte i Vigilantes sui quali mi risparmio ogni commento, dall’altra gli “emergenti” 1902 affiancati da altri gruppi minori (South Terraces e Zona Mucchio) che formano un discreto quadrato e ci tengono a ribadire la loro distanza dai primi… A differenza dei Vigilantes che negano da sempre questo derby e continuano a cantare ogni volta che ci incontrano il patetico “Noi odiamo l’Hellas Verona”; i 1902 sentono abbastanza il derby con noi, e per l’occasione rompono gli indugi (dopo anni di malcelata “indifferenza”) con uno striscione: “IN LAGUNA FAI L’ESALTATO, A VICENZA SEMPRE SCORTATO. PADOVA MERDA!”. Sinceramente non capisco molto il senso di uno striscione del genere: sono anni che non ci andiamo in laguna, mentre a Vicenza questo è stato il secondo anno consecutivo che siamo andati senza scorta (la scorsa stagione gli sbirri ci intercettarono in corteo dopo poche centinaia di metri, quest’anno siamo arrivati fin davanti lo stadio). Avrebbero potuto fare semplicemente “PADOVA MERDA”, oppure buttarsi sull’ironia di metà anni ’90 (“GAVIO NETA’ EL PONARO?”) che almeno qualche sorriso lo strappava… In fin dei conti, e con tutto il rispetto per il loro gruppo che reputo valido quanto meno in prospettiva, credo non possano certo dire che non abbiamo onorato il derby come si deve, in entrambe le occasioni!
Sul campo il Padova non esalta, ma trova la vittoria con un tiro fortunato di Succi. Il Vicenza è veramente poca roba, e temo che in queste condizioni per loro sarà dura salvarsi (cosa che personalmente mi auguro e gli auguro: almeno che ci lascino il derby!). Finale di partita con la squadra a festeggiare sotto la curva una vittoria che mancava da 54 anni… OGGI PERO’, CONCEDETECELO, HA VINTO LA FATTORI!!!

Nella stagione 2012/13, gli ultras padovani effettueranno un terzo tentativo di recarsi al Menti senza tessera nè biglietto, e per la seconda volta riusciranno ad accedere agli spalti. Questo sarà anche il primo derby fra Padova e Vicenza che si disputerà senza i Vigilantes: lo storico gruppo guida della curva berica infatti decreta il proprio scioglimento qualche settimana prima, dopo aver preso atto di non rappresentare più l’intera curva biancorossa.
Prima della partita viene sfiorato il contatto fra le due tifoserie: un folto gruppo di vicentini intercetta la colonna di auto padovane prima che giungano allo stadio. Gli ospiti questa volta sono un pò colti di sorpresa, ma i padroni di casa non approfittano fino in fondo della situazione e non vanno oltre ad un paio di portiere prese a scarpate.

Al termine di quella stagione il Vicenza retrocederà mestamente in serie C, stessa sorte toccherà al Padova l’anno successivo; ma i biancoscudati conosceranno anche l’onta del fallimento e saranno costretti a ricominciare dalla D. Il derby fra Padova e Vicenza tornerà solo cinque anni più tardi, nella stagione 2017/18

Tempi recenti

(Nella foto, la Fattori durante Padova-Vicenza 2017/18)

La stagione 2017/18 vede il ritorno del derby fra berici e biancoscudati. La curva vicentina da qualche anno ha cambiato guida, passando in mano ai ragazzi più giovani e volenterosi, perciò anche l’attesa per il confronto è tanta. La partita d’andata si disputa all’Euganeo, e nonostante la massiccia presenza ospite (2.500 circa), tutto scivola via liscio come l’olio dal punto di vista dell’ordine pubblico. Unici fatti da segnalare: la polizia che prima della partita intercetta una sessantina di ultras biancoscudati in un bar di Limena in attesa dei cugini; ed il divieto per i gemellati dei vicentini di esporre le proprie pezze, divieto che porterà gli ospiti a togliere tutti gli stendardi per protesta.

(Incidenti fra padovani e polizia al Menti, stagione 2017/18)

Il derby di ritorno sarà molto più caldo: gli ultras biancoscudati arrivano con le porte aperte dei bus e le torce accese; poi una volta scesi nell’antistadio si scontrano con la polizia per cercare di sfondare il cordone e raggiungere i nemici vicentini. Un giovane ultras biancoscudato verrà fermato, mentre quattro agenti dovranno ricorrere alle cure del pronto soccorso. Ma a fare scalpore sarà soprattutto l’esposizione di uno stendardo giudicato antisemita nella “Giornata della memoria”. Le successive indagini porteranno diverse perquisizioni domiciliari ed una ventina di Daspo per la curva biancoscudata.

(Nella galleria fotografica di cui sopra: i padovani al Menti nella stagione 2017/18 e alcuni articoli di giornale sugli incidenti)

Nel corso della stagione 2017/18 si verifica un altro episodio fra le due tifoserie: di ritorno dalla trasferta di Trieste, tre pullman di ultras biancoscudati incrociano alcune auto di ultras vicentini di ritorno da Portogruaro per la sfida col Mestre. In autostrada sono i vicentini ad affiancarsi ai pullman padovani, i quali fanno loro segno di fermarsi in autogrill. Invito non raccolto dai berici, e questo fatto verrà sottolineato da uno striscione esposto dalla Fattori nella partita interna contro l’Albinoleffe, striscione che in un certo senso “rifà il verso” a quello esposto dai berici al Menti nel 1993/94.

(Padova-Albinoleffe 2017/18)

L’incontro in autogrill tuttavia è solo rimandato di un paio d’anni: nel settembre 2019 un pullman di padovani diretto a Pesaro, incrocia all’autogrill di Rimini Sud sulla A14 un pullman ed alcuni furgoni di vicentini diretti a Gubbio. Ne nasce uno scontro, che porterà al daspo di 22 tifosi (10 padovani e 12 vicentini). 

(Settembre 2018: faccia a faccia all’autogrill di Rimini Sud).

 

TO BE CONTINUED….

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