Guerra e Pace: Venezia

(Venezia-Bologna 1991/92, la curva unionista con il materiale trafugato dal magazzino dell’Appiani)

PARTITA AD ALTO RISCHIO

N.B. Tutte le parti in corsivo sono fedelmente riportate dal libro “Il Padova siamo noi”

I rapporti fra padovani e veneziani sono sempre stati molto tesi, anche al di fuori del calcio: se quella col Vicena è una rivalità prettamente maturata nel contesto stadio-calcistico; quella con Venezia è una cosa che si trascina da secoli ed abbraccia la storia delle due città. Chiaramente anche il calcio non ne è rimasto immune: fin dagli anni ’60, molto tempo prima che nascesse il tifo organizzato, i veneziani che venivano intercettati nei dintorni dell’Appiani finivano nella canaletta di Prato della Valle o nel ramo del Piovego che allora correva dietro via 58° Fanteria. Chiaramente in laguna anche i padovani subivano un trattamento simile. 

I primi incontri ufficiali

Il primo confronto in “epoca ultras” fra padovani e veneziani risale alla stagione 1979/80, in serie C2. La partita d’andata si disputò al Penzo il 6 gennaio 1980, ed il Venezia era ancora l’AC Venezia 1907 con i colori sociali neroverdi. Quella partita passò alla storia per il gesto goliardico di alcuni tifosi padovani, che si presentarono nell’impianto lagunare con un cucciolo di leone preso in prestito da un circo locale (vedi foto). In realtà la giornata fu molto meno goliardica per i nostri: gli ultras veneziani organizzarono un robusto comitato d’accoglienza, ed i nostri non se la videro bene! Anche dentro lo stadio la giornata fu molto calda, con i locali che lanciavano palline di gomma piene di chiodi in testa ai padovani… Nella partita di ritorno i laguari si presentarono all’Appiani insieme ai vicentini, con i quali in quel periodo c’era un’amicizia. Si verificarono scontri sia dentro che fuori lo stadio. Quella di fatto fu l’ultima volta che le due tifoserie si ritrovarono di fronte prima della fusione fra Venezia e Mestre del 1987.

Gli anni dell’Unione

E’ cosa nota ormai che nell’estate 1987 Maurizio Zamparini fece fondere le società del Venezia 1907 e del Mestre, dando vita all’Unione Venezia Mestre dai colori sociali arancioneroverde. Le due tifoserie reagirono spaccandosi fra chi rimase fedele alle vecchie società e chi (la maggioranza) accettò la fusione: nacquero così gli Ultras Unione, che per anni rappresentarono la guida della nuova tifoseria unionista. Il primo confronto “indiretto” fra padovani ed unionisti avvenne nel 1988 in occasione del match contro la Lazio: 

Agli inizi del campionato 87/88 si disputò Padova-Lazio e un gruppo di ul­tras del ne­onato Venezia­mestre si unì ai biancoaz­zurri. Negli scontri che ca­ratterizzarono il do­po­par­tita, e di cui parla anche Paul Di Canio nel suo li­bro, i veneziani si imbatte­rono in un gruppo di giovani faine e persero lo stri­scione BRIGATE ARANCIOVERDI, che venne bruciato in un derby all’Appiani (era di plasticone, cazzo se puzza quella roba quando gli dai fuoco!).

L’anno successivo tuttavia si verificò un episodio alquanto curioso ai margini di un match fra Venezia e Triestina:

Quel giorno ci furono due gruppi di padovani che si mossero. Quelli le­gati al Fronte della Gio­ventù andarono con i loro amici giuliani, quelli più interessati al di­scorso calcistico si misero con gli arancioverdi e, siccome quando c’era l’opportunita di scate­nare un bel casino i ragazzi erano sempre in prima linea, Il risultato fu che durante i taffe­rugli per poco i padovani non si menarono tra di loro.

Infine nella stagione 1989/90 le due tifoserie finirono con l’incrociarsi nuovamente, questa volta in treno:

Noi anda­vamo a Parma e loro a Carpi, naturalmente sullo stesso treno e, siccome il viag­gio era noioso, decidemmo di creare un diversivo. Andò a finire che dovettero barri­carsi nel loro vagone.

Le sfide di inizio anni ’90

(Locandine per la trasferta di Venezia del novembre 1991)

Con la promozione del Venezia Mestre in B nel 1991, tornò a disputarsi il derby, che per i lagunari assunse subito i contorni della “partita dell’anno”. Nella partita d’andata del campionato 1991/92 disputatasi al Penzo ci fu qualche tensione prima della partita, con il corteo padovano che venne fatto passare in mezzo alle stradine dell’Isola di Sant’Elena, lanci di sassi da parte lagunare e tentativi di forzare il cordone di polizia di entrambe le tifoserie. Per il resto nient’altro da segnalare, a parte i danni fatti alla motonave Poveglia che trasportava i tifosi ospiti allo stadio.

(Venezia-Padova 1991/92, le due tifoserie)

Dal punto di vista del tifo, la tifoseria arancioneroverde suddivise in tre parti la propria curva, colorandola con i cartoncini (vedi foto sopra) ed accompagnando il tutto con due striscioni (“Dal 1405 regnamo su di voi”, in riferimento al passaggio di Padova sotto la Repubblica Serenissima; e “Due città, un simbolo, una regione: il Veneto siamo noi”), mentre i padovani si limitarono a rispondere con qualche striscione sarcastico (“Dopo 10 anni puzzate ancora di pesce” e “Tua mamma è un pesce marcio”). Sostegno vocale di alto livello, anche se la curva veneziana aveva una particolarità: esisteva infatti un gruppo di nome “Vecchia Guardia”, anche abbastanza corposo numericamente, che continuava a sostenere il Venezia 1907, non riconoscendo l’Unione e stampando materiale neroverde. Il risultato era quello di una curva formalmente divisa in due, con una parte che inneggiava nei cori al “Venezia” e l’altra all’ “Unione”. Un fatto che ben presto divenne motivo di ulteriore divisione in casa lagunare, e di scherno per i cugini.

La partita di ritorno all’Appiani si disputò con entrambe le squadre in lotta per la salvezza. Da Venezia e Mestre riempirono due treni speciali e si presentarono all’appuntamento belli carichi, lasciando parecchi “ricordini” sulle auto parcheggiate lungo la strada del corteo e scontrandosi ripetutamente con la polizia. Giunti nei pressi dell’Appiani entrarono praticamente “a spinta” sfondando i portoni ed anche una volta entrati allo stadio non cessarono le proprie turbolenze, iniziando un fitto lancio di oggetti verso le forze dell’ordine che fece iniziare la partita con qualche minuto di ritardo.

(5 aprile 1992: i veneziani giungono a Padova con due treni speciali e provocano diversi momenti di tensione, danneggiando le auto in sosta e scontrandosi con le forze dell’ordine)

Gli ultras biancoscudati, da parte loro, cercarono più volte di intercettare il corteo veneziano, sia prima che dopo la partita attraverso le varie stradine laterali in zona Ospedali e Piazzale Boschetti; ma la polizia fece buona guardia. Dentro lo stadio proposero ben due coreografie: una “permanente”, costituita da guanti bianchi e rossi, ed una mostrata a fine primo tempo e costituita da un bandierone raffigurante la Basilica di San Marco che veniva “inghiottita” dai cartoncini blu raffiguranti il mare, il tutto accompagnato dal coro “Alta Marea, portali via!”. Una delle prime coreografie “animate”, che oggi vanno molto fra le tifoserie dell’Europa dell’Est e del Nord, e che in Italia proponevamo 25 anni prima! 

Esposti anche da parte padovana diversi striscioni ironici, da “Adriatico facci sognare: tutta Venezia in fondo al mare” fino a “Dal 1405 nessun servo, nessun padrone, una sola farsa: la vostra Unione”; ed anche lo striscione delle “Brigate Arancioverdi” rubato a Padova-Lazio di quattro anni prima e bruciato durante la partita. Il derby di ritorno 1991/92 fu caratterizzato anche dalla dura contestazione alla squadra da parte padovana, a causa degli scarsi risultati e di un campionato disputato al di sotto delle attese; ma soprattutto colpevole di non aver onorato in maniera adeguata il derby.

(La curva padovana in azione nel derby contro il Venezia del 5 aprile 1992)

Sempre nella stagione 1991/92 si verificò un altro episodio, a margine di un concerto dei Pitura Freska tenutosi allo stadio Appiani: un gruppo di ultras lagunari, durante l’esibizione della band, riuscì a forzare il portone del magazzino, trafugando il bandierone copricurva biancorosso e lo striscione di un club biancoscudato. Entrambi i vessilli vennero esposti poco più di 15 giorni dopo, quando a Sant’Elena scese il Bologna i cui ultras erano gemellati con quelli biancoscudati.

Nucleo 29 novembre

Nella stagione 1992/93, il derby d’andata si disputa a fine novembre in Laguna. Il periodo è un pò particolare: se infatti i biancoscudati sembrano orientati a disputare l’ennesimo campionato di metà classifica, gli arancioneroverdi sono partiti a razzo ed a fine novembre sono in testa alla classifica. L’entusiasmo in casa lagunare è alle stelle, e per il derby col Padova vengono bruciati in pochi giorni i 15.000 biglietti disponibili (la ristrutturazione dello stadio di Sant’Elena ha portato alla costruzione di due grandi curve da 5000 posti l’una, mentre agli ospiti viene concesso solo uno “spicchio” di curva per 1.500 posti). Il giorno della partita però gli ultras padovani decidono di rompere gli schemi, e di provare ad aggirare la scorta di polizia. Un pò quello che succede in quegli anni in Inghilterra ma anche in quelle città italiane dove ci sono numeri ed attitudine per farlo. Il racconto che segue è ripreso dal libro “Il Padova siamo noi”

La partita di Venezia, nell’autunno del ’92, segnò l’inizio di un modo di agire che per molti anni ci accompagnò nelle nostre trasferte più sentite. Tutto nacque, come spesso accade, per puro caso. Quella domenica era in programma un treno speciale che doveva portare a Venezia il grosso dei tifosi padovani. Il solito convoglio stile deportazione, con controlli di do­cumenti, perquisizioni e tragitto scortatissimo fino ai cancelli dello stadio. I bei tempi dei treni di linea e dei biglietti facoltativi erano finiti dopo le devastazioni di Cre­mona, l’anno prima, e il fatto che in programma ci fosse un derby non migliorava di certo la situazione.
Un’ora prima della partenza il salone della stazione era gremito di coristi e sbandie­ratori, ma nel bar era già in azione la crema della curva nord, che si stava portando avanti con le birre, visto che di salire in treno con degli alcolici non se ne parlava nemmeno. All’improvviso la voce atona dell’altoparlante annunciò la partenza da un binario secondario del regionale per Venezia. Ci guardammo negli occhi, senza biso­gno di dire nemmeno una parola uscimmo a gruppetti e guadagnammo il sottopas­sag­gio. In un minuto più di cinquanta dei peggiori casinisti in circolazione erano a bordo dello scassatissimo regionale, senza scorta e pieni di buoni propositi.Arrivati alla stazione lagunare ci dirigemmo verso l’uscita secondaria e aggirammo un gruppo di carabinieri che sostavano davanti alla scalinata principale, salimmo il ponte che portava dall’altra parte del  Canal Grande e partirono subito i primi pugni con degli alberi di natale di passaggio. Il loro sguardo stile “e questi da dove sono piovuti?!?” fu una caratteristica comune a tutti gli unionisti che incontrammo quel giorno. I ragazzi meno esperti vennero bloccati da alcuni P.S. spuntati da chissà dove, ma una quarantina di faine riuscì a far perdere le proprie tracce. Nessuno sapeva il percorso per lo stadio, improvvisammo seguendo gli unionisti che trovavamo per strada, come le briciole della fiaba di Pollicino. Naturalmente il nostro modo di chie­dere informazioni non era il più educato e parecchi di loro si ritrovarono ammaccati.

Qualche rissa dopo arrivammo in Piazza San Marco, annunciati dall’ennesimo taf­fe­ruglio con un gruppetto di sbandieratori. Nonostante la scazzottata di un attimo prima, tentammo di fare gli indifferenti, passando in mezzo agli alluci­nati turisti. Gli unici che continuavano a sorridere erano i giapponesi, quei nanetti gialli ridono sempre! Un paio di carabinieri di servizio in zona non si accorsero di niente, ma bisogna tener conto che stiamo parlando di carabinieri. Arrivati quasi all’imbarco del traghetto vedemmo, ad una cinquantina di metri sulla nostra sinistra, una macchia arancione. Dovete sapere che all’epoca il gruppo prin­ci­pale degli Ultras Unione era solito, con il buon gusto tipico dei mestrini, presentarsi allo stadio col bomber girato dalla parte arancio. A quanto pare avevamo trovato qualcuno di serio, loro erano una cinquantina ed erano del tutto ignari di ciò che stava per capitargli. Alcuni dei nostri ragazzi si misero al collo le sciarpe arancione­roverdi, ricevute in dono durante il tragitto dalla stazione, e si portarono in prima li­nea salutando gli hare krisna. Mentre ci avvicinavamo qualcuno dei nostri se ne partì con un “Padova Padova vaffanculo…” che creò un certo entusiasmo nella controparte. L’entusiasmo sparì tutto d’un tratto nel momento in cui, arrivati a dieci-quindici metri da loro, partimmo alla carica. Quando gli unionisti realizzarono la loro triste situa­zione gli eravamo già passati sopra, c’erano hare krisna che fuggivano in ogni dire­zione, altri che si stavano prendendo la tredicesima e il premio di produzione. Nella confusione un bandierone veneziano cambiò di proprietario, ma venne successiva­mente seque­strato dai P.S. allo stadio.

Arrivarono i carabinieri dalla vicina caserma, era venuto il momento di terminare il nostro sketch. Approfittando della confusione raggiungemmo l’imbarco del traghetto per Sant’Elena e salimmo a bordo, dove trovammo un pazzo furioso che voleva at­tac­care briga a tutti i costi. Il tipo continuò a cagare il cazzo per tutto il viaggio e solo l’intervento di alcuni buoni samaritani della Piazza gli evitò di finire fuori bordo. Scese a una fermata prima dello stadio, ma dopo l’ennesimo “va in figa de to mare!” si girò per risalire a far casino, alcuni veneziani di mezza età riuscirono a trattenerlo. Bisogna ammettere che, se i veneziani fossero stati tutti, così avremmo avuto i nostri bei problemi ad uscire interi da Venezia… Arrivati a Sant’Elena tenemmo un profilo basso, in quanto i P.S. erano ormai in al­larme e, come se non bastasse, dovevamo passare di fianco alla curva lagunare. Pren­demmo una via laterale e ci di­rigemmo al nostro settore. Al­cuni unionisti si accorsero di noi, ma erano distanti dai loro ritrovi e non riuscirono a tirar su abbastanza gente. Lo scontro con la nostra retroguardia fu poco più di una scaramuccia da cui si ritira­rono precipitosa­mente. Quando fummo sul pon­te che portava alla curva ospite la ce­lere non volle farci passare, a quanto pare per causa delle sciarpe di cui eravamo stati o-maggiati ci scambiarono per ve­ne­ziani. Per convincerli della nostra provenienza do­vemmo mostrargli le carte di identità.
Durante la partita demolimmo la mag­giorparte dei seggiolini della curva per usarli come proiettili contro i lagunari, appostati nel settore di fianco al nostro. All’epoca la tifoseria veneziana era di­visa tra unionisti e sostenitori del vec­chio Venezia, questi ultimi si sistema­vano sempre a lato degli ospiti. I lanci incrociati continuarono per tutta la gara, salendo di intensita dopo le azioni mi­gliori di una squadra o dell’altra. A fine partita non mancarono scontri anche con i carabinieri, che durante la partita si erano presi delle libertà con i tifosi iso­lati che andavano ai bagni. Il bilancio della trasferta fu positivo oltre ogni previsione, avevamo passato una ma­gnifica domenica e il divertimento era stato tale che decidemmo di usare lo stesso metodo anche nelle trasferte successive. Era iniziato un periodo di puro spasso, uno dei migliori della storia degli Hell’s Angels.

La partita di ritorno, il 2 maggio, arrivò con le due squadre in situazioni di classifica quasi ribaltate: il Padova in piena lotta per la serie A ed il conseguente entusiasmo dei suoi tifosi contrapposto ad un Venezia da qualche mese in caduta libera ed ormai fuori dai giochi per la promozione. Tuttavia la tifoseria arancioneroverde rispose ancora una volta presente, riempiendo i 1.500 posti del settore ospiti dell’Appiani.

(Coreografia della Curva Nord nel derby del 2 maggio 1993)

Durante la settimana era girata la voce che i veneziani avrebbero provato a restituire la visita dell’andata, presentandosi a Padova senza scorta; ma questo non avvenne. Di fatto si ripetè il clichè del derby dell’anno prima: lagunari impegnati in atti di teppismo e danneggiamenti in corteo, padovani che provano a lasciar loro qualche ricordo dalle stradine laterali. Dal punto di vista coreografico, la Curva Nord questa volta si presenta con dei nylon biancorossi che la ricoprono nella quasi totalità. Da segnalare l’assenza pressochè totale di striscioni offensivi.

(Ritaglio del “Mattino di Padova” del 3 maggio 1993)

Ad inizio partita invece gli ultras padovani mostrano ai cugini lo striscione “Tipi Loschi”, trafugato dai magazzini del Penzo. Una risposta al “raid” da parte dei veneziani avvenuto al concerto dei Pitura Freska l’anno precedente: era successo infatti che, dopo l’esposizione del bandierone, un manipolo di ultras padovani alla vigilia del derby d’andata si era recato a Venezia per tentare di recuperare il maltolto. Giunti in piena notte al magazzino dello Stadio Penzo, e non trovando il bandierone trafugato l’anno prima, decisero di “accontentarsi” della prima cosa che gli capitava in mano: lo striscione “Tipi Loschi”, appunto. Tale striscione venne esposto al derby di ritorno e successivamente regalato ad alcuni ragazzi di Palermo che erano venuti appositamente dalla Sicilia per sostenere i gemellati biancoscudati.

(Alla vigilia del derby d’andata 1992/93, un manipolo di ultras padovani si reca in piena notte allo stadio Penzo per tentare di recuperare il bandierone copricurva che i veneziani avevano trafugato dal magazzino dell’Appiani durante la stagione precedente. Non avendolo trovato, ripiegarono sullo striscione “Tipi Loschi”, esposto al derby di ritorno e successivamente regalato a dei ragazzi di Palermo)

Nella stagione 1993/94, il ritorno in serie B del Vicenza fa passare un pò in secondo piano il derby col Venezia. Tuttavia la prima occasione di un faccia a faccia fra le due parti arriva già ad ottobre, quando all’Appiani è di scena il Modena, i cui ultras sono legati a quelli lagunari da un gemellaggio. I modenesi arrivano senza scorta all’Appiani accompagnati da una trentina di veneziani; tuttavia verranno intercettati dai nostri all’interno del mercatino dell’antiquariato, in Prato della Valle e ne nascerà uno scontro fra i più belli che si ricordino a Padova, che alla fine vedrà gli ospiti costretti a ritirarsi. In occasione del derby d’andata, a dicembre, un gruppo di ultras veneziani prova ad emulare il “numero” messo in atto dai nostri l’anno prima, ed arrivano a Padova a bordo di un autobus dell’ACTV. Purtroppo per loro andrà male, nel senso che poco dopo essere arrivati attaccheranno briga con alcuni tifosi di passaggio e verranno bloccati dalla polizia.

(8 maggio 1994, il tifo di entrambe le curve)

Il derby di ritorno vede entrambe le squadre in corsa per la promozione. La curva padovana sta attraversando un momento particolare, in quanto non si sono ancora spenti gli echi del derby col Vicenza di un mese e mezzo prima, le diffide sono piovute a decine e gli ultras sono tenuti sotto stretta sorveglianza. Possiamo definirlo il primo derby disputato senza gli HAG, anche se lo scioglimento ufficiale avverrà solo a fine campionato. Ad ogni modo circa 3.000 tifosi padovani sbarcheranno in laguna, ed anche in quell’occasione venne organizzato un gruppo che si muovesse senza scorta, che tuttavia dopo le prime scaramucce venne subito intercettato dalla polizia. Nient’altro da segnalare, a parte un lancio di sassi da parte veneziana verso uno dei due treni speciali che trasporta la tifoseria biancoscudata in laguna… La sconfitta patita a Venezia fa scattare anche la contestazione della tifoseria padovana, che intravede l’obiettivo della serie A sfumare sul traguardo per la terza volta in quattro anni (Poi comunque la stagione avrà un esito positivo allo spareggio di Cremona).

1996-1998: i derby di fine decennio

(Padovani a Venezia nella stagione 1996/97)

La promozione del Padova in serie A fa si che il derby col Venezia torni a disputarsi solo nella stagione 1996/97, e per la prima volta il derby si gioca all’Euganeo. Chiaramente l’atmosfera è completamente diversa dai derby di qualche anno prima. I veneziani si presentano in un migliaio, con un lungo striscione circa la questione stadio che proprio in quel periodo comincia a tener banco in casa lagunare (“Comune e società, le vostre barzelette non fan più ridere gli ultrà”), mentre la curva padovana organizza una discreta coreografia con teloni biancorossi. Nessun contatto fra le tifoserie: unica cosa da segnalare, i danni fatti dagli ospiti ad alcuni bus che li portavano allo stadio.
La partita di ritorno è molto più calda: i padovani provano a replicare il numero di qualche anno prima, ed una quarantina di ultras biancoscudati affronta la trasferta senza scorta. Giunti a Sant’Elena, circa la metà vengono bloccati dal cordone di polizia, i pochi “superstiti” puntano ugualmente verso il bar ritrovo degli ultras di casa, che sono in numero decisamente maggiore ed infatti tengono molto bene il campo, avendo alla fine la meglio. Durante la partita, soliti lanci di oggetti e momenti di tensione con i veneziani del settore confinante. La curva di casa espone un solo lungo striscione: “Una provincia intera vuole lo stadio a Tessera”, e qualche striscione ironico

(Venezia-Padova 1997/98, le due tifoserie)

Il Campionato 1997/98 vedrà la prima promozione in serie A della storia del Venezia Mestre, e contestualmente la retrocessione del Padova in C1 dopo undici anni. I due derby disputati in questa stagione rimarranno gli ultimi del decennio. Nella partita d’andata a Venezia, l’evento principale è il ritorno sulla scena dello storico striscione degli HAG, anche se sarà un tentativo di ricostruzione che non andrà a buon fine. L’unico momento di tensione è al fischio finale, quando gli ultras arancioneroverdi invadono il campo per festeggiare la vittoria, ed alcuni si spingono fin sotto il settore padovano per sfottò; con questi ultimi che a loro volta reagiscono tentando di entrare in campo: interviene la polizia operando un paio di cariche verso i padovani, che reagiscono. Alla fine due agenti rimarranno feriti.
La partita di ritorno si disputa di sabato pomeriggio, e vede la presenza di circa 3.000 tifosi arancioneroverdi al seguito di una squadra lanciatissima verso la serie A. E’ la loro presenza più numerosa all’Euganeo. La giornata scivolerà via in maniera tranquilla, sia sul campo che sugli spalti, dove gli Ultras Unione salutano i rivali con lo striscione “Con Lavazza in paradiso, con gli HAG in C1”. 

Il nuovo millennio

Dopo il 1998, con la promozione in A degli arancioneroverdi e la retrocessione in C1 dei biancoscudati, il derby fra le due squadre non si disputerà più per una decina d’anni, fino alla stagione 2006/07. Le due tifoserie invece, avranno modo di incrociarsi nuovamente per le strade.
Il primo “incrocio” avviene nella stagione 2000/01, il 16 febbraio: il Padova è impegnato a Mestre nel big-match del campionato di serie C2, mentre il Venezia è in trasferta a Cosenza. Alcuni ultras arancioneroverdi, fra cui diffidati e non, decidono di farsi un giro a Mestre, sia per vedere la sfilata dei carri di Carnevale nella centralissima Piazza Ferretto, sia perchè “non si sa mai”… Allo stadio Baracca alla fine dell’incontro scoppiano gravi incidenti fra le forze dell’ordine e gli oltre 2.000 padovani, con la polizia che perde ben presto il controllo della situazione e centinaia di tifosi biancoscudati che si disperdono per la città. Un gruppo di una cinquantina di ultras biancoscudati punta deciso verso il centro di Mestre, alla ricerca dello scontro con i rivali; ma l’intervento della celere “impacchetta” i tifosi ospiti e li riporta in stazione. Nel frattempo però i lagunari si sono organizzati e giungono a loro volta in Piazza Ferretto quando il “gruppo di fuoco” biancoscudato è ormai in stazione: a rimetterci sarà un altro gruppetto di 5-6 biancoscudati, giunti sul posto imprudentemente in ritardo…

Il secondo “incrocio” avviene nel marzo 2004, quando all’Euganeo si disputa il match fra Padova e Pistoiese: i toscani sono gemellati sia con i veneziani che con i modenesi, entrambe tifoserie acerrime nemiche dei padovani, ed entrambe presenti all’Euganeo. Anche con i toscani in quel periodo i rapporti sono molto tesi: a fine partita le “parti in gioco” si danno appuntamento presso il casello di Padova Zona Industriale per regolare i conti. All’appuntamento rispondono “presente” circa 70-80 ultras biancoscudati, mentre dall’altra parte sono presenti solo una quindicina fra veneziani, modenesi e pistoiesi del gruppo “1982” (una frangia minoritaria che in quegli anni occupava il settore Distinti del Comunale di Pistoia): gli Ultras Pistoia, il gruppo principale della tifoseria toscana, ha tirato pacco! A veneziani e modenesi presenti verrà comunque riconosciuto l’onore delle armi, e per questo saranno graziati

(Il Mattino di Padova del 23 marzo 2004, successivo ai fatti di Padova-Pistoiese)

Il terzo “incrocio” invece risale alla stagione 2005/06: il Venezia aveva conosciuto per la prima volta l’onta del fallimento societario, e quell’anno disputava il campionato di serie C2, mentre il Padova era ormai da anni “infognato” in C1. Il 23 ottobre i biancoscudati sono di scena a Pizzighettone, provincia di Cremona; mentre gli arancioneroverdi giocano a Carpanedolo, provincia di Brescia. Lungo l’autostrada, due pullman di padovani incrociano un torpedone veneziano (il pullman degli Ultras Unione, gruppo storico che però in quel periodo stava vivendo un forte declino che sarebbe culminato con lo scioglimento a febbraio): gli arancioneroverdi vengono affiancati ed invitati a fermare in autogrill, ma preferiranno tirare dritto

(Venezia-Padova 2006/07: gli ultras biancoscudati ricordano ai rivali arancioneroverdi il “mancato incontro” in autogrill dell’anno precedente)

Padova e Venezia tornano ad affrontarsi sul campo nella stagione 2006/07, in serie C1. L’attesa per dieci anni di assenza di confronti sul campo, ed i precedenti “lontani” dal campo delle ultime stagioni, hanno restituito nuovo fascino al derby; e l’atmosfera in vista delle due partite è abbastanza elettrica sia a Padova che in Laguna. In questi dieci anni sono cambiate un pò di cose: innanzitutto la repressione verso i tifosi, che si è molto inasprita nei primi anni del nuovo millennio e che ulteriormente si inasprirà a partire proprio da quell’anno. Ne sanno qualcosa i padovani, che in quel periodo scontano l’assenza di circa un centinaio di ragazzi diffidati, situazione che sconsiglia azioni che vadano oltre l’aspetto puramente folcloristico… Ma le diffide colpiscono duro anche in Laguna, e come se non bastasse la tifoseria arancioneroverde vive anche una sorta di faida interna, che dura ancora oggi ma che nel 2006 è solo all’inizio: pochi mesi prima infatti tale faida ha portato allo scioglimento degli Ultras Unione, gruppo storico della curva arancioneroverde che in quel primo derby del nuovo millennio è retta dal duopolio Vecchi Ultrà-Rude Fans.

(Settembre 2006: torna dopo dieci anni il derby fra Venezia e Padova)

Anche la struttura stessa del Penzo è molto cambiata: le due grandi curve che caratterizzavano lo stadio di Sant’Elena negli anni ’90 sono state smontate per motivi di sicurezza, sono rimaste solo le parti basse; e l’intera Curva Nord viene concessa agli ospiti, situazione che limita la promiscuità fra le due tifoserie e rende quasi impossibile ogni contatto. Tuttavia il derby d’andata della stagione 2006/07 si rivela un bel derby dal punto di vista coreografico e del tifo vocale: la curva unionista realizza una sorta di “mare” arancioverde con i teloni di plastica accompagnati dallo striscione “Un mare di tifo, un oceano di passione”; mentre i padovani si presentano con tante bandierine dei pirati e lo slogan “Noi pirati, voi ai remi!”. Molti gli striscioni di sfottò fra le due parti, alcuni classici che prendono di mira il problema dell’acqua alta o la condizione “contadina” dei padovani, altri più strettamente legati all’ambito “Ultras” come quelli che “stuzzicano” i veneziani a proposito dell’episodio della stagione precedente in autostrada…

(Il film della trasferta padovana a Venezia nel 2006/07)

Il derby di ritorno si disputa in situazioni di classifica diametralmente opposte: gli arancioneroverdi sono al comando della classifica, mentre i biancoscudati sono in piena zona retrocessione e reduci da un periodo tutt’altro che positivo, contrassegnato da sconfitte in serie. La curva padovana non prepara niente di particolare a livello coreografico, anzi annuncia dieci minuti di sciopero proprio per protesta nei confronti della squadra. Dal canto loro, gli ospiti si presentano in quasi 2.000, ma non se la passano troppo bene. La faida interna alla curva si è allargata, portando alla “cacciata” dei Rude Fans, e ad una situazione paradossale: i Vecchi Ultrà ora sono rimasti soli al comando della curva, mentre i reduci di tutti gli altri gruppi si sono spostati nei Distinti dando vita al gruppo “A sostegno di un ideale”. A Padova la tifoseria si presenta divisa in due, con un nastro da cantiere a delimitare i confini delle due fazioni. Una situazione paradossale, che tuttavia chi conosce i veneziani dai tempi del dualismo Ultras Unione-Vecchia Guardia si rende conto essere perfettamente normale in quella realtà… 

(Padova-Venezia 2006/07: le due tifoserie in azione durante la partita)

La tensione si taglia col coltello per tutta la serata: i veneziani appena giunti all’Euganeo con i bus di linea dalla stazione, iniziano a bombardare le forze dell’ordine con un fitto lancio di torce. A fine partita invece lo show si sposta dall’altra parte: decine di ultras biancoscudati iniziano a raggrupparsi per raggiungere il settore ospiti, la polizia fa da cordone e ad un certo punto dopo qualche provocazione verbale parte alla carica. Gli ultras rispondono per le rime e per mezzora buona sul piazzale Sud dello stadio si assistono a scene di vera e propria guerriglia urbana. Gli incidenti daranno vita a numerose polemiche, sopratutto per la mano dura usata dalle forze dell’ordine che non si sarebbero fatte pregare due volte nell’utilizzare la forza. Quindici giorni più tardi, a Catania in una situazione simile morirà l’ispettore di Polizia Filippo Raciti. E’ un periodo storico in cui i rapporti fra ultras e forze dell’ordine sono estremamente tesi, e tutto ciò andrà ad influire anche sui futuri derby…

(Padova-Venezia 2007/08)

Nel campionato 2007/08 i derby saranno addirittura tre: oltre ai due di campionato, anche uno in Coppa Italia di serie C. Tutte e tre le partite purtroppo saranno caratterizzate dai fatti di cronaca che colpiranno la tifoseria biancoscudata in quell’anno, ed in generale dal clima di repressione e “tolleranza zero” che si respira negli stadi. 
La stagione inizia con la presa di posizione della tifoseria padovana verso la Curva Sud: da anni infatti gli ultras biancoscudati sono costretti a fare il tifo da un settore distante dal campo, che d’inverno ghiaccia costringendo la questura a spostarne gli occupanti in gradinata. Ciò che chiedono sostanzialmente gli ultras padovani è di poter essere spostati definitivamente in gradinata. E visto che in sede di campagna abbonamenti sia la società che la questura fanno orecchie da mercante, lo zoccolo duro della curva decide semplicemente di acquistare i biglietti di partita in partita per il settore di Tribuna Est. Una situazione che spiazza gli stessi tifosi, che si ritrovano divisi fra due settori, e che verrà risolta solo un anno dopo con la creazione ad hoc della Tribuna Fattori. Ma in quella stagione si è al muro contro muro: da una parte la questura che vuole palesemente mettere i bastoni fra le ruote agli ultras, dall’altra la tifoseria che in tutta franchezza non gestisce molto bene la situazione. E si arriva così al derby contro il Venezia con una tifoseria menomata e divisa in due settori. Come se non bastasse, le rigide normative volute dal governo in seguito alla morte di Raciti fanno si che non ci sia spazio per nessun colore, nè alcuno spettacolo coreografico! La curva padovana infatti si presenta spoglia di striscioni e bandiere. I veneziani dal canto loro, ricevono prima 300 biglietti, poi altri 200 per un totale di 500; sempre per le cervellotiche decisioni prese a seguito della morte di Raciti. Insomma, è un derby in tono minore, che verrà ricordato per la roboante vittoria del Padova e per qualche tensione fra i tifosi ospiti e le forze dell’ordine al loro arrivo in stazione.

Il derby di ritorno si disputa in una situazione complicata per la tifoseria biancoscudata, che sta vivendo un momento difficile a causa dell’arresto di dieci suoi membri per uno scontro in autogrill con i tifosi della Cremonese. In quel periodo, la curva si astiene da ogni forma di sostegno alla squadra e si limita ad esporre dieci magliette bianche come segno di vicinanza nei confronti dei ragazzi in carcere e delle loro famiglie. Una protesta che non rientra nemmeno per il derby, dove peraltro la presenza biancoscudata è la più bassa della storia (meno di 500 unità). Dall’altra parte, i lagunari si presentano ancora divisi in due fazioni: Gate 22 – A Sostegno Di Un Ideale nei distinti e Vecchi Ultrà in curva. Da segnalare che entrambi i gruppi esprimeranno tramite striscioni la loro solidarietà ai padovani in carcere (addirittura i Vecchi Ultrà con uno striscione esposto allo scalo dei treni di Santa Marta)

La stagione 2008/09 verrà ricordata come una delle più tristi della storia per il tifo organizzato in Italia: dopo i fatti di cronaca che hanno portato alla morte nelle precedenti stagioni dell’Ispettore Filippo Raciti e del tifoso laziale Gabriele Sandri, lo stato opta per un deciso quanto discutibile giro di vite: obbligo di tornelli, biglietti nominativi e telecamere, unite al già presente divieto di utilizzare megafoni, tamburi, striscioni e bandieroni se non preventivamente autorizzati; inoltre le trasferte per le partite a rischio (anche se minimo) ed i derby regionali vengono tutte sistematicamente vietate. I due derby pertanto si disputeranno per la prima volta senza la presenza di tifosi ospiti (Addirittura in occasione della partita d’andata a Padova il divieto di vendita riguardava tutti i residenti al di fuori del Comune di Padova: qualcuno ricorderà le polemiche ed il triste siparietto avvenuto in occasione di una trasmissione sportiva locale fra il giornalista Stefano Edel, l’allora sindaco Zanonato e l’allora questore Savina), e verranno ricordati come due fra i derby più tristi e squallidi della storia. Dopo questa stagione, con il ritorno in B dei biancoscudati, il derby tornerà solamente otto anni più tardi, nella stagione 2016/17

Gli ultimi colpi

(Venezia-Padova 2016/17, le due tifoserie al Penzo)

Padova e Venezia si ritrovano di fronte nella stagione 2016/17. i tempi sono molto cambiati, e la conflittualità legata al calcio ha subito un duro colpo dalle leggi al limite della costituzionalità. Ma rispetto a qualche anno prima la situazione è migliorata, i tifosi possono tornare in trasferta e colorare la curva, e c’è voglia di rivivere l’atmosfera del derby dopo molti anni. Anche le due curve hanno cambiato guida: gli Ultras Padova, nati dalla fusione fra ACP 1910 e 29 gennaio, hanno preso il comando della curva biancoscudata; mentre la tifoseria arancioneroverde sembra aver ritrovato unità dietro le insegne “Curva Sud Veneziamestre”.Nel derby d’andata al Penzo, il 28 novembre, la curva unionista propone un copricurva a strisce arancioverdi; mentre i 1000 padovani si presentano con diverse torce e bandiere.

Tornano a rivedersi anche gli striscioni ironici, anche se esclusivamente da parte padovana, ed anche il tifo è di buon livello. Nulla da segnalare invece a proposito di contatti fra le due tifoserie, nè prima nè dopo la partita.
Il derby di ritorno si disputa il 9 aprile, un lunedì sera, e per il Venezia è la partita che sancisce la promozione matematica in serie B. Dalla laguna arrivano un migliaio di tifosi, con presenza modenese. Il tifo è buono da entrambe le parti, ma anche in questo caso nulla da segnalare fra le due tifoserie

(Padova-Venezia 2016/17)

Gli ultimi incontri fra le due squadre si sono svolti nella stagione 2018/19, in serie B. Nella partita d’andata a Padova i lagunari si sono presentati con l’ennesima divisione in corso, questa volta fra CSVM ed un nuovo gruppo chiamato Uno Nove Otto Sette; ma almeno questa volta senza nastri o barriere interne… La curva padovana si presenta in forma, piena e compatta, sull’onda dell’entusiasmo per la promozione. Curiosamente lo stadio è omologato per sole 8.700 persone, retaggio delle leggi antiultras degli ultimi anni.

Nel girone di ritorno, il derby è caratterizzato dal gran freddo e dallo scarso entusiasmo: se il campionato da zona retrocessione del Padova non scalda gli animi nella città del Santo (ma un migliaio di tifosi seguono ugualmente la squadra in laguna), dall’altra parte la divisione della curva non aiuta. Da segnalare alcune diffide comminate a tifosi padovani per motivazioni ridicole, come ad esempio il caso di un tifoso diffidato cinque anni (!) per aver offuscato una telecamera con una bandiera, o altri diffidati per aver acceso delle torce in traghetto; a dimostrazione, se mai ce ne fosse bisogno, che i tempi sono proprio cambiati e che se una volta gli stadi erano una sorta di “zona franca”, oggi si sta indubbiamente esagerando nell’altro senso…

TO BE CONTINUED…

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