Guerra e pace: Spal

I rapporti con i tifosi della Spal sono tesi fin dagli anni ’80, e negli anni questa rivalità, pur con alti e bassi, è resistita ai vari ricambi generazionali delle due tifoserie. Quello che non si sa è che anche con i ferraresi, come con i modenesi, la rivalità non è altro che il deteriorarsi di un antico rapporto di amicizia

Amicizie personali

Verso la fine degli anni ’70, i primi ultras padovani e ferraresi si conobbero in ambiti esterni al calcio e strinsero amicizia. Nelle intenzioni iniziali il rapporto avrebbe dovuto estendersi poi alle due tifoserie, ma non se ne fece niente; e non se ne parlò più quando i padovani negli anni ’80 strinsero amicizia prima coi modenesi e poi coi bolognesi. Da allora Padova e Spal saranno sempre due tifoserie nemiche.

Le prime scintille

Ultras spallini all’uscita dell’Appiani nella stagione 1985/86

L’inizio delle ostilità vero e proprio con i ferraresi fu nella stagione 1982/83, con entrambe le squadre impegnate in serie C1. Al termine della partita all’Appiani scoppiarono tafferugli in Prato della Valle con gli spallini giunti in auto: le forze dell’ordine operarono diversi fermi e parecchi mezzi furono danneggiati. 
Tre anni più tardi, nel 1985/86, Padova e Spal si ritrovarono nuovamente di fronte in terza serie, a seguito dell’illecito di Taranto. Nella partita d’andata, gli spallini si presentarono in 300, molto belli e compatti dietro i loro bomber verdi. Una trentina di ultras biancoscudati tentò di assaltarli appena questi giunsero in treno, e nel piazzale della stazione ci fu una violenta sassaiola che ne mandò in frantumi i vetri. Nella partita di ritorno, a parte i danni al treno da parte padovana, ci fu ben poco da segnalare. Con queste premesse, tuttavia, la rivalità si accese definitivamente nel campionato 1986/87

Marzo 1987

Padovani a Ferrara nella stagione 1986/87

Se la partita d’andata all’Appiani si risolse con qualche scaramuccia e nulla di più; il match di ritorno, domenica 8 marzo 1987, diede vita ad una domenica molto agitata: il fattore scatenante fu il furto degli striscioni spallini operato da un gruppo di padovani dentro lo stadio in mattinata. Questo che segue è il racconto della giornata pubblicato sul libro “Il Padova siamo noi”:

“Fin dall’arrivo del primo treno carico di gen­tlemen iniziarono i pro­blemi, un paio di vec­chie facce si infilarono nella curva fer­rarese, an­cora chiu­sa, e si pre­sero due stri­scioni. U­scen­do an­da­rono a sbattere ad­dosso ad un gruppetto di spallini che tentarono inu­tilmente di ri­prendersi il maltolto, rime­diando sola­mente una serie di astate e cin­ghiate. Da quel momen­to in poi si acce­sero delle zuffe un pò ovunque e i P.S. dovet­tero correre da una parte all’altra dello stadio come delle trot­tole. Gruppi di padovani continuavano ad arrivare con ogni mezzo (anche in vespa!). La situazione sfuggi completamente di mano ai blu quando, un’ora e mezza prima della partita, ar­rivò un altro treno con circa duecento ultras biancoscudati. A quel punto i funzionari della questura vennero presi da un’evidente crisi di sconforto.
Dentro allo stadio demolimmo parte della curva prefabbricata e vennero bruciate al­cune bandiere prese durante i tafferugli. Da segnalare un gruppetto di spallini che venne a cercare lo scontro fin sotto la no­stra gradinata, furono sbaragliati ma ci fe­cero una buona impressione.
A fine gara, mentre eravamo trattenuti all’interno dello stadio, i biancoazzurri passa­rono all’attacco con una sassaiola che colpì solamente i poliziotti, i quali caricarono immediatamente liberando la zona. Fuori dal Mazza ci scontrammo con i carabinieri e Luca, un personaggio di spicco della vecchia Ghetto Band, venne colpito con una bandoliera, rimediando un brutto taglio alla testa. Altri incidenti avvennero nel piaz­zale della stazione, dove la celere, al limite dell’esaurimento, ci caricò fin quasi den­tro il fabbricato”.

Per completezza riportiamo anche la versione di parte ferrarese, pubblicata sul libro del “Gruppo d’Azione”:

8 marzo 1987, Spal – Padova, il ritorno. L’andata fu il 2 novembre dell’86, il giorno in cui esordì il Gruppo d’Azione. La rivalità con i padovani era molto sentita, come del resto con tutte le città venete. Fondamentalmente era il Veneto a stare sul cazzo ai ferraresi. I veneti erano troppo bigotti, dei bacia pile che pensavano solo agli schèi (i soldi in dialetto veneto). Già dalla mattina i ragazzi del Gruppo d’Azione erano in giro in zona stadio e stazione. Ovviamente c’erano anche altri gruppi della Curva Ovest in questo pattugliamento del territorio, in questa caccia ai padovani. Gli ultrà della SPAL li stavano aspettando ed erano pronti allo scontro. Gli sbirri anche, con tanto di elicottero. Sulle strade le forze dell’ordine erano presenti ovunque. In quell’area urbana vi era una sorta di campana di vetro che la isolava dal resto della città. Vi era uno spazio circoscritto in cui muoversi, dove il trascorrere del tempo non era più contemplato, dove i nomi e i cognomi dei singoli non esistevano più. Esisteva il Gruppo d’Azione. E basta. In quegli anni era consuetudine, secondo l’organizzazione della Gioventù Estense in accordo con la società SPAL, appendere gli striscioni circa tre ore prima dell’inizio partita e ritornare allo stadio dopo, all’apertura dei cancelli. La Gioventù Estense era l’insieme di tutti i gruppi ultrà della Curva Ovest, era la seconda generazione del tifo organizzato e raccoglieva dai mille ai duemila tifosi, a seconda delle occasioni. Quella mattina di SPAL – Padova alcuni ragazzi andarono in Curva Ovest e appesero i due grandi striscioni casalinghi, GIOVENTÙ ESTENSE e SUPPORTERS. Lo stadio era ancora deserto e in zona non si erano ancora visti i tifosi ospiti. Dopo pranzo, quando gli ultrà spallini entrarono in Curva Ovest, gli striscioni erano spariti. Erano finiti nelle mani dei padovani. Probabilmente alcuni di loro giunti in macchina si accorsero, guardando attraverso le fessure dei portoni della curva est, che in Curva Ovest vi erano gli striscioni e nessuna persona. Fu la miccia che innescò, dopo la partita, tre ore di guerriglia urbana nel quartiere Giardino, in tutta l’area fra lo stadio e la stazione. La consapevolezza che i due grandi striscioni della Curva Ovest fossero stati presi, fece salire la tensione ai massimi livelli. Alcuni ultrà non entrarono neanche aggirandosi intorno allo stadio a caccia di padovani sprovveduti o delle loro automobili. Vi furono anche alcuni tentativi di avvicinamento alla curva est, ma era totalmente presidiata dalle forze dell’ordine e sarebbe stata necessaria una catapulta per raggiungere i tifosi padovani.
“E violenza sarà”, ripetuto come un mantra dentro la Curva Ovest, rimbomba in tutto il quartiere. Durante la partita uno dei ragazzi dalla Curva Ovest scavalca in gradinata e si dirige verso la curva est. Un carabiniere lo intercetta e cerca in maniera maldestra di colpirlo con la bandoliera. L’ultrà spallino evitando il colpo gli sottrae la bandoliera e comincia a correre come un indemoniato su e giù per la gradinata gremita di persone roteando la bandoliera come un trofeo. Il carabiniere, tutto trafelato con la mano che schiaccia il cappello sulla testa, cerca di catturarlo. Tutta la Curva Ovest incita il ragazzo di mettersi in salvo tornando in curva. Nel correre lancia la bandoliera del carruba in campo, a partita in corso, come se fosse un grande osso per fermare l’inseguimento del molosso da guardia, il quale infatti rallenta e recupera la propria bandoliera. L’ultrà spallino ne approfitta e con un balzo si riposiziona in Curva Ovest. Immancabile il coro sulle politiche del lavoro.
La rabbia per gli striscioni rubati è incontenibile. Mancano venti minuti alla fine della partita e in Curva Ovest decidono di andare a riprendere gli striscioni. Seicento forse settecento ragazzi escono dallo stadio decisi e risoluti, sciarpe sul viso e oggetti contundenti fra le mani. In pochi minuti riempiono via Cassoli, la via della gradinata e si dirigono veloci verso la curva est ma un muro massiccio di sbirri con casco, scudo e manganello gli blocca la strada. Dalle schiere di ultrà spallini inizia un lancio di pietre e bottiglie sia verso gli sbirri che dentro la curva est. La violenza e le minacce rimbombano nella via. I padovani sono ammutoliti, silenzio assoluto, solo il rumore delle bottiglie che si spaccano sull’asfalto. Gli sbirri sono meno intimoriti, gli scudi e i manganelli partono violenti, non hanno voglia di temporeggiare, mediare o stronzate varie. Vogliono disperdere nel più breve tempo possibile settecento pezzi di merda che li stanno bersagliando con porfidi e campanelli, lattine e bottiglie. La carica degli uomini in divisa è efficace, respinge le centinaia di ultrà verso il grande prato di piazzale Giordano Bruno, il retro dell’imponente edificio dell’ASL.
Vista la massiccia presenza di sbirri e del moscone di Stato che sorvola e segue qualsiasi movimento sospetto, le centinaia di ultrà ferraresi iniziano a dividersi in decine di gruppetti e cominciano ad attaccare tutti i veicoli targati PD e qualsiasi cosa con i colori biancorossi. Gli ultrà della SPAL sono convinti che gli striscioni rubati si trovino all’interno di qualche auto padovana. Con molta fatica e determinazione da parte degli sbirri, il corteo degli ultrà veneti viene messo in sicurezza presso lo scalo merci della stazione. Gli attacchi dei ferraresi sono continui per tutto il percorso, una pioggia di bottiglie e di pietre, mordi e fuggi per centinaia di metri, sbucando da dietro gli angoli, gli alberi, i cassonetti. Quindi l’assalto alla stazione in cui sono convogliati decine di gruppetti spallini. Ma le forze dell’ordine sono molto efficienti e respingono ogni attacco. Nel frattempo in tutta l’area da viale Cavour fino all’Acquedotto, improvvisi focolai di autentica guerriglia urbana tengono impegnati gli sbirri antisommossa.
Lungo viale IV Novembre alcuni ragazzi si aggirano sopra le mura storiche per avere una visuale più ampia. Per disperderli arrivano due noti personaggi sulle loro Moto Guzzi, Stanlio e Olio vestiti da carabinieri. Olio cerca d’inerpicarsi con la moto sul terrapieno delle mura, ma a metà sentiero la moto sotto il suo peso si ribalta all’indietro ruzzolando rovinosamente giù dalla discesa. I ragazzi, come gibboni imbizzarriti, si piegano dalle risate. La moto e Olio diventano bersaglio di oggetti vari. Lo sbirro in serie difficoltà, ancora accasciato, estrae la pistola e la punta intorno. I gibboni smettono di ridere e se ne vanno in fretta mentre una gazzella dei colleghi di Olio arriva a sirene spiegate. Alcuni ragazzi tornano verso lo stadio e in via Poledrelli, adiacente a piazzale Giordano Bruno, bloccano a sassate una ritmo blu targata Padova. Vi è solo una persona sopra, forse è un rodigino con l’auto targata PD, giorno sbagliato per girare a Ferrara. Il guidatore scende con un bastone ma è percosso e dalla sua auto viene sottratto lo stereo e altre cose.
Senza tregua. Nei giardini del Grattacielo, appena fuori la stazione, alcuni padovani sono intercettati da elementi del Gruppo d’Azione e vengono aggrediti in corsa e depredati delle sciarpe biancorosse e di qualche stendardo. Corso Piave, auto di tifosi ospiti bloccata e conducente trascinato giù per i capelli. Tifosi veneti aggrediti e auto distrutta. L’elicottero sorvola e controlla. Iniziano a sentirsi le prime ambulanze che arrivano veloci da viale Cavour. Camionette di sbirri percorrono incessanti le strade che richiamano la Grande Guerra. Corso Piave, viale IV Novembre, corso Isonzo, via Fiume, Nazario Sauro e vie limitrofe. Reparti antisommossa respingono altre incursioni di ultrà di Ferrara lungo tutto il perimetro della stazione. Buona parte del Gruppo d’Azione si dirige verso via Oroboni e poi giù per una traversa, via Bianchi, fino ai binari della linea ferroviaria che collega Emilia-Romagna e Veneto. Una zona della città un po’ abbandonata, vecchie case popolari e semi diroccate, qualche piccola discarica abusiva e un canale, il Gramicia, putrescente con odori nauseanti e pantegane da pesi massimi. La zona è già fuori dal pattugliamento degli sbirri e anche l’elicottero sembra non accorgersi di questo movimento di una ventina di persone. Giunti ai binari, i ragazzi fanno scorta di sassi e nascosti fra i cespugli attendono il treno dei padovani. Invano. Il mezzo pubblico non si vede. I ragazzi sapranno dai giornali del giorno dopo che i tifosi veneti avevano tirato il freno d’emergenza appena il treno era partito e quindi all’altezza di via Bianchi ci transitò molto dopo. In quel frangente di attesa, l’elicottero o i pochi residenti della zona si accorgono di quell’insolita e inquietante presenza lungo i binari, decine di ragazzi con pietre e bastoni che si aggirano presso la massicciata della ferrovia. Sentendo l’arrivo delle volanti a sirene spiegate, i ragazzi si disperdono lungo i campi incolti e sbucano quindi sulla trafficata viale Po, dove i guidatori della domenica li guardano allibiti. Il tramonto come sfondo e queste giovani sagome che attraversano il viale con le sciarpe sul viso e i bastoni in mano. Mentre ritornano verso la stazione e lo stadio, le sirene delle ambulanze si mischiano a quelle dei mezzi della polizia e dei carabinieri, scontri con feriti sono ancora in corso.

Per la cronaca, i due striscioni rubati agli spallini seguirono poi destini diversi: Supporters venne esposto all’Appiani durante la partita fra Italia e Jugoslavia Under 21 dell’Aprile 1987, poi sparì nel nulla. Gioventù Estense venne esposto sia alla festa promozione contro il Prato nel maggio 1987, sia la stagione successiva nelle partite contro Bologna e Cremonese. Successivamente venne tagliato ed il pezzo “Gioventù” fu ridipinto di biancorosso e divenne per qualche anno uno degli striscioni del tifo padovano. 

Padova-Prato 1986/87

Anni ’90

Padovani a Ferrara nel dicembre 1992, si notano diverse sciarpe spalline

Padova e Spal si trovarono nuovamente di fronte nel campionato di serie B 1992/93. La partita d’andata si disputò a Ferrara il 13 dicembre: una cinquantina di padovani decisero di ripetere il “numero” messo in atto quindici giorni prima a Venezia, partendo con un treno di linea e giungendo nella città estense senza scorta e con largo anticipo. Giunsero quindi indisturbati fin sotto la curva di casa: i padroni di casa a quell’ora stavano portando dentro lo stadio il materiale, e furono colti non poco di sorpresa dall’azione dei nostri. Un sacchetto di pon-pon che servivano per la scenografia iniziale cambiò proprietario (prima di finire sulle gambe di un poliziotto) così come diverse sciarpe. Altre scaramucce si verificarono durante tutta la giornata, soprattutto fra gruppi di tifosi sciolti, ma niente di grosso. 
La partita di ritorno, il 16 maggio, era fondamentale per il cammino di entrambe le squadre (promozione per i biancoscudati, salvezza per i biancazzurri) e da Ferrara giunsero circa 2000 tifosi. Prima della partita ci furono alcuni fermi da entrambe le parti per danneggiamenti e resistenza. Al termine dell’incontro decine di ultras biancoscudati tentarono di raggiungere gli spallini, scontrandosi duramente con le forze dell’ordine davanti le biglietterie dell’Appiani. I tafferugli proseguirono per un bel pò anche davanti il chiosco all’inizio di Via 58° Fanteria, con tanto di lacrimogeni. Alla fine due tifosi padovani furono arrestati e diverse volanti danneggiate. 

Verso la fine del decennio le due tifoserie tornarono ad incrociarsi sia in campionato che in Coppa Italia, senza tuttavia che si verificassero sussulti particolari. L’unico episodio avvenne in una partita di Coppa Italia di C, stagione 99/2000, a Ferrara: alla fine del primo tempo una ventina di padovani uscì dal settore recandosi sotto la curva di casa, ma i pochi ultras spallini presenti non risposero alla provocazione

Nel nuovo millennio

Padovani a Ferrara nella stagione 2003/04: corteo ed incidenti al termine dell’incontro

Anche nel nuovo millennio le cose scivolarono via abbastanza lisce, complice anche un lungo periodo di appannamento attraversato dalla curva estense che dallo scioglimento dei “Boys 1989” per qualche anno non ebbe più un tifo all’altezza. Nella stagione 2003/04 però gli spallini si riorganizzarono proprio in occasione del match col Padova, con l’appoggio anche degli amici di Carrara (con i quali i biancoscudati avevano avuto uno “scambio di opinioni” poco amichevole qualche anno prima) e prepararono un degno comitato d’accoglienza. Ne fecero le spese alcuni tifosi biancoscudati giunti per conto proprio, che ci rimisero sciarpe e bandiere. Al termine dell’incontro, da una stradina laterale tentarono di assaltare il corteo degli ultras biancoscudati diretto in stazione, che tuttavia si fecero trovare pronti. Volarono un pò di diffide da entrambe le parti.

Padovani a Ferrara nel 2004/05

Con queste premesse la trasferta della stagione 2004/05 si rivelava interessante, tantopiù che si giocava di lunedì sera, e la notturna aggiungeva un pizzico di “sapore” in più all’evento. Da Padova si mossero circa 600 ragazzi, belli carichi. Già in stazione al momento della partenza ci furono momenti di tensione con le forze dell’ordine; poi una volta giunti a Ferrara il corteo si mosse compatto verso lo stadio, ma questa volta degli spallini nemmeno l’ombra, con nostra somma delusione. Giunti nei pressi del “P.Mazza”, un gruppo di tifosi biancoscudati tentò di staccarsi dal corteo scatenando la reazione delle forze dell’ordine che iniziarono a bastonare tutto ciò che si muoveva. Ci furono alcuni minuti di scontri duri, più ulteriori tensioni davanti lo stadio. Alla fine si contarono diversi feriti, compresi dei ragazzi spagnoli appartenenti agli Yomus del Valencia (che in quel periodo vivevano a Padova per motivi di Erasmus) ed arrivarono diversi provvedimenti di diffida. 
Gli ultimi confronti fra le due squadre risalgono alla stagione 2008/09, ma in questo caso non ci fu nulla da segnalare nè a Ferrara nè a Padova.

Tempi recenti

Negli ultimi anni la curva ferrarese si è riorganizzata dietro le insegne del gruppo “8 settembre”, conoscendo una bella crescita anche grazie ai campionati positivi della Spal, che nel giro di pochi anni è passata dalla serie D alla serie A. Padova e Spal non si sono più incontrate “sul campo”, ma la rivalità fra i tifosi si è rivitalizzata grazie ad un paio di incroci casuali per strada. La prima occasione capitò nell’estate del 2015 quando entrambe le squadre erano in ritiro in Cadore: spallini e padovani si incrociarono lungo la Statale 51 Bis, nei pressi di Calalzo, scendendo dai mezzi e dandosele di santa ragione in mezzo al traffico. La seconda occasione tre anni più tardi, in Coppa Italia: ad un autogrill una quindicina di padovani di ritorno da Bologna incrociò una trentina di spallini di ritorno da La Spezia. Ci furono diversi minuti di scontri ed una ventina di ultras ferraresi si ritrovarono ad affrontare delle grane giudiziarie. 
Per questi ultimi episodi, possiamo inserire la Spal fra le rivalità ancora “forti”.

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