Guerra e pace: Pisa

PARTITA AD ALTO RISCHIO

N.B. Tutte le parti in corsivo sono fedelmente riportate dal libro “Il Padova siamo noi”

 

La rivalità col Pisa per certi versi è simile a quella col Modena: basata su un profondo rispetto di base ed una sana voglia di scontrarsi e confrontarsi, da ultras. Anche in questo caso parliamo di una ruggine datata nel tempo, una rivalità che risale alla metà degli anni ’80 e che è rimasta tale anche in anni in cui gli scontri fra tifoserie sono diventati molto difficili

Stazione di Bologna, febbraio 1987

(A sinistra: i padovani a Reggio Emilia nel 1987, a destra un articolo di giornale relativo agli scontri fra padovani e pisani in stazione a Bologna nello stesso giorno)

Il primo faccia a faccia fra padovani e pisani è datato febbraio 1987. Non si tratta di una partita fra le due squadre, ma di un’incrocio casuale in stazione a Bologna: i padovani tornano da Reggio Emilia, i pisani da Modena:

La domenica stava per finire in archivio come un clamoroso nulla di fatto, ma si sa che, proprio quando sembra che la noia avvolga tutto, arrivano gli imprevisti che rav­vivano le giornate spente. Il nostro imprevisto si presentò come un treno speciale ca­rico di pisani di ritorno da Modena, fermo alla stazione di Bologna a due binari dal nostro, senza dubbio un imprevisto bello grosso!
A questo punto chiunque in possesso di tutte le proprie facoltà mentali si sarebbe eclissato senza lasciare traccia, ma all’epoca pensare non faceva parte delle nostre abitudini, men che meno alla domenica. Partimmo verso il sottopassaggio con le no­stre provvidenziali aste, quando spuntammo dall’altra parte i pisani furono tanto sor­presi che se ne rimasero a guardarci a bocca aperta dai finestrini del treno. Prima che si decidessero a scendere arrivò la polizia e le aste che servivano per i neroazzurri fi­nirono sulla testa dei blu, uno dei quali andò giù come un sacco di patate. Lo scontro proseguì per un paio di minuti sotto gli occhi dei pisani, poi fummo costretti alla riti­rata: era entrato in scena il 7° celere di Bologna. C*** che, tanto per cambiare, era stato uno degli ultimi a ritirarsi si prese una bella passata e ci mancò poco che finisse a far compagnia al P.S. in viaggio verso l’ospedale. Volò qualche altra astata nel sot­topassaggio, tra il panico e il fuggi-fuggi dei passeggeri. Poi, come erano iniziati, gli scontri cessarono. L**** venne fermato e portato in questura, dopo essere stato rico­nosciuto dai colleghi dello sbirro ribaltato. Se la cavò con una denuncia evitando non si sa come l’arresto, mentre il resto della banda venne identificato senza ulteriori con­seguenze. Anche se un noto personaggio della Piazza fece di tutto per farsi portare via, tanto che il suo nominativo venne contrassegnato con tre asterischi sui moduli della questura bolognese. Tutto questo avveniva mentre il treno pisano partiva verso la Toscana, senza che i nerazzurri tentassero la benchè minima reazione.
Avevamo passato un’altra domenica di vero spasso, di quelle che ti fanno amare il gioco del calcio e tutto ciò che lo circonda, ma le sorprese non erano finite… Al no­stro ritorno trovammo ad attenderci alla stazione un gruppetto di giornalisti, la notizia degli scontri era finita sull’Ansa. Il giorno dopo avemmo le prime pagine sui giornali locali e dei discreti articoli sulla Rosea e altri fogli nazionali. Dei giovani di belle spe­ranze come noi non potevano che compiacersi di tutta questa notorietà. Assai meno compiaciuto fu il padre di uno dei futuri leader della curva, il quale, mentre fa­ceva colazione, si ritrovò tra le mani il Mattino di Padova con foto e intervista del fi­gliolo prediletto, che spiegava ai giornalisti quanto si era divertito a scontrarsi con la polizia. Le conseguenze che seguirono sono facilmente immaginabili…

L’episodio della stazione di Bologna, per ovvi motivi, entrò a far parte della storia della nostra tifoseria e contribuì in maniera determinante (insieme ad altri) alla nomea dei padovani, come tifoseria non numerosa ma molto decisa. Fu inoltre l’inizio della rivalità con i pisani, visto che da quel momento ogni ncontro fra le due squadre fu un buon pretesto….

Anni ’90

(Padova-Pisa 1989/90, invasione di campo ed incidenti a fine partita)

Nella stagione 1989/90 i padovani si presentarono in poche decine all’Arena Garibaldi (si giocava il 30 dicembre!) e ci fu qualche scaramuccia col pubblico normale. La partita di ritorno vedeva le due squadre tranquille: Pisa già promosso matematicamente in serie A, Padova matematicamente salvo. In quegli anni, era tradizione invadere il campo nell’ultima giornata di campionato per accappararsi qualche souvenir, una sorta di “rompete le righe”. E così successe all’Appiani quel giorno, solo che parecchi ultras biancoscudati si recarono sotto la curva ospiti. I pisani entrarono in pochi, e quei pochi che entrarono vennero “rispediti” in curva dai nostri in maniera non proprio amichevole…

Nel 1991/92 in occasione della gara di ritorno alcuni nostri tifosi si resero protagonisti di un gesto che nelle intenzioni voleva essere goliardico, ma che fece un certo scalpore: giunti a Pisa il sabato precedente alla partita, infatti, pensarono bene di lasciare sulla Torre la propria firma, scrivendoci con lo spray “Forza Padova, Pisa merda”

L’anno successivo i pisani fecero il numero, presentandosi la mattina presto nei dintorni dell’Appiani, senza però trovare nessun comitato d’accoglienza, e finirono col prendersela con un passante che aveva lo scudetto del Padova sulla targa della propria macchina. Nella partita di ritorno ci fu solo qualche scaramuccia dentro lo stadio.

(Articolo di giornale relativo a Padova-Pisa 1992/93)

Nel campionato 1993/94 i nerazzurri provarono a ripetere il numero all’Appiani ma questa volta trovarono un comitato di benvenuto molto ben nutrito, e furono costretti ad allontanarsi in fretta. Durante la sassaiola che li accolse, un cubetto di porfido mandò in frantumi un vetro del pullman al quale era stata appesa una bandiera “Rangers Pisa”, che finì col cambiare proprietario (Venne poi portata nella trasferta di Firenze quello stesso anno).
Nella partita di ritorno ci furono alcune tensioni in curva ospiti fra i padovani e la polizia, mentre i pisani vendicarono il furto subito all’andata aggredendo una macchinata di giovani padovani ed impossessandosi della pezza “Ultras Padova sez. Piovega”. 

(A sinistra: articolo riguardante gli incidenti di Padova-Pisa 1993/94, a destra: padovani a Firenze nel 1993/94 con la bandiera “Rangers Pisa” rubata ed appesa sulla sinistra)

Nell’estate 1996 le due squadre si sfidarono in un’amichevole estiva all’Arena Garibaldi. Una decina di ultras padovani seguì la squadra trovandosi a vivere una situazione kafkiana: l’unico settore aperto dello stadio infatti era la Gradinata. ed infatti i nostri vennero inizialmente posizionati in Gradinata, a stretto contatto con gli ultras di casa. I problemi non tardarono a manifestarsi, e la situazione obbligò la polizia a far aprire la curva ospiti. Al termine della partita i nostri ritrovarono le auto danneggiate dai pisani, e come se non bastasse vennero tutti condotti in questura e diffidati. A far ridere (o piangere, a seconda dei punti di vista) fu la motivazione della diffida: “Per aver intonato cori offensivi nei confronti della tifoseria di casa”. Poi stupiamoci se i rapporti fra ultras e forze dell’ordine, negli anni successivi, erano parecchio tesi…

La “gentilezza” ai pisani venne resa in occasione di una partita della stagione 1997/98 a Castelfranco Veneto, quando un manipolo di ultras biancoscudati si introdusse nei pullman parcheggiati mentre la partita era in corso, rubando una bandiera del gruppo “Eagles Pisa”.

Nel nuovo millennio

(Padovani a Pisa nella stagione 2001/02, a destra lo striscione in onore di Mau)

Una delle prime partite della stagione 2001/02 per il Padova fu in trasferta a Carrara: quel giorno scoppiarono gravi incidenti sugli spalti, che portarono diversi arresti e diffide fra le due tifoserie, e con i carrarini era presente una delegazione di gemellati pisani. Il fatto venne rimarcato nella partita contro il Pisa all’Euganeo, quando la curva biancoscudata espose lo striscione “Un’altra pagina per il vostro libro”, con riferimento al libro sulla storia degli ultras pisani uscito proprio in quei giorni (“Siamo pisani, batteteci le mani”) ed agli incidenti di Carrara dove i padroni di casa ed i gemellati si erano dovuti arrendere dopo i primi “scambi” ed erano corsi a chiudersi dentro la loro curva.
La partita di ritorno fu un’odissea: gli ultras biancoscudati organizzarono due pullman più diverse auto private, ma uno dei due pullman si ruppe all’altezza di Firenze e gli occupanti raggiunsero l’Arena Garibaldi solo verso la fine del secondo tempo. Prima della partita i pisani si fecero vedere lanciando alcuni sassi, ma le forze dell’ordine fecero buona guardia. Durante quella partita inoltre venne esposto dai ragazzi del Fronte Opposto uno striscione per Mau, tifoso pisano colto d’infarto un paio d’anni prima a La Spezia e colpevolmente non soccorso perchè scambiato per tossicodipendente, fatto che gli costò la vita. 

Nel campionato 2002/03 un folto gruppo di padovani tentò il contatto attraverso la strada dietro la Tribuna Est dello stadio, ma le robuste cancellate di ferro ressero l’impatto. La trasferta di ritorno invece fu condizionata dalle numerose diffide piovute quell’anno sulla testa di entrambe le tifoserie, e fu sostanzialmente un nulla di fatto.

(Tafferugli all’esterno dell’Arena Garibaldi prima di Pisa-Padova della stagione 2003/04)

Nella stagione 2003/04 entrambe le partite furono piuttosto movimentate, e costrarono un bel gruzzolo di diffide ad entrambe le tifoserie: nella gara d’andata all’Appiani i nostri ripeterono il tentativo di giungere alla curva ospite attuato l’anno prima, ma questa volta passando dietro la Ovest. I nerazzurri si fecero trovare pronti, ed a decine iniziarono a scavalcare la rete divisoria venendo a contatto coi nostri. La polizia ebbe il suo bel daffare per calmare la situazione. 

La partita di ritorno fu altrettanto “calda”:

Ogni volta che noi padovani ci rechiamo all’Arena Garibaldi sappiamo che andiamo in uno degli stadi più caldi della terza serie, e ci muoviamo di conseguenza. Quel giorno, vennero allestiti un paio di pullman: uno da cinquanta posti ed uno più piccolo da 25, mentre un’altra trentina di vecchie facce della curva si mosse alla volta della toscana in auto. Non eravamo in molti, ma c’erano le facce giuste, e questo era quello che contava in una trasferta a Pisa. Il viaggio trascorse nella tranquillità più totale fino al casello di Pisa, quando ci rag­gruppammo con tutti i mezzi: chi era giunto in auto lasciò li il proprio mezzo, facen­dosi dare un passaggio fino allo stadio dai pullman. Era importante rimanere uniti, e un viaggio di qualche chilometro un po’ più stretti non sarebbe stato la fine del mondo.
Tutte le volte che sono stato in trasferta a Pisa, non ho potuto fare a meno di notare come la polizia locale sia si presente, ma completamente impreparata, come disorga­nizzata. Non sanno prevedere le mosse della tifoseria di casa, che pure sono fatte molto alla luce del sole. Inoltre l’Arena Garibaldi, per la sua posizione praticamente in pieno centro cittadino a due passi da Piazza dei Miracoli, sembra fatto su misura per la guerriglia urbana. Ed anche in quell’occasione non venni smentito: appena i pullman svoltarono per arrivare nell’area cuscinetto, la prima cosa che vidi era il cor­done delle forze dell’ordine composto da 4 (quattro!!!) vigili urbani, ed in lontananza una cinquantina di pisani che subito si mossero nella nostra direzione. Subito scen­demmo dai pullman. Ma presi come eravamo dall’osservare il gruppone che si muo­veva di fronte a noi non ci eravamo accorti che alcuni di loro avevano già aggirato il cordone e si trovavano sul prato adiacente, attorno alle mura. Fortunatamente se ne accorse uno dei personaggi più anziani della curva, che si mise a gridare ed indicarli: la cosa sarebbe stata comica, un tranquillo signore di 35 anni che grida “Sono la! Sono la!” mentre piscia contro un albero. Peccato che la situazione per noi non era troppo divertente. Dovevamo muoverci ed alla svelta, e senza pensarci troppo cari­cammo il gruppetto che si trovava attorno alle mura. Questi, presi in contropiede, ini­ziarono a indietreggiare lanciandoci fumogeni in serie; il gruppone di pisani che si trovava di fronte a noi prese a correrci incontro ed arrivammo a contatto prima ancora che gli sbirri della scorta realizzassero quanto stava succedendo. Furono minuti di autentico delirio, a colpi di cinghie ed aste mentre ci volava di tutto addosso. Uno dei più begli scontri a cui abbia assistito, mi sono veramente divertito, ce ne fossero di ti­foserie come i pisani in giro! Loro erano in molti, ma era evidente che erano stati presi in contropiede dalla nostra mossa, ed a quel punto ce l’eravamo giocata, date e prese. Gli sbirri ci misero un po’ a capirci qualcosa, poi dopo cinque minuti abbon­danti riuscirono a ristabilire l’ordine a suon di manganellate. I pisani tornarono indie­tro, noi ci raggruppammo fronteggiando per un attimo i blu quando tentavano di ac­chiappare qualcuno dei nostri. Terminate le ostilità potemmo muoverci verso lo sta­dio.

(Padova-Pisa 2006/07, coreografia in chiave antirepressiva dei padovani)

Gli ultimi incontri “sugli spalti” fra le due tifoserie risalgono alla stagione 2006/07. In entrambe le occasioni le partite furono abbastanza tranquille. Nella gara d’andata gli ultras pisani vollero sottolineare il gesto della tifoseria biancoscudata che, seppur rivale, volle solidarizzare per quanto capitato a Mau, esponendo lo striscione che vedete ad inizio pagina. La partita di ritorno si disputò qualche settimana dopo i fatti di Catania-Palermo, che videro la morte dell’Ispettore Raciti, in pieno clima da caccia alle streghe con il governo che di li a poco avrebbe varato il primo grosso pacchetto di misure di sicurezza al limite della costituzionalità. In quell’occasione la curva biancoscudata realizzò una coreografia in chiave antirepressione, esponendo diversi striscioni con i nomi di tutti i tifosi caduti negli stadi per mano della polizia, per i quali il mondo del calcio non aveva mai mosso un dito e nemmeno si era preoccupato di interrompere i campionati; accompagnato dallo striscione a vetrata “In memoria di…”. 

Successivamente Padova e Pisa si sono incontrati solo in una partita di Coppa Italia all’Euganeo nel 2013, ma i pisani non vennero (era il periodo della tessera del tifoso obbligatoria per andare in trasferta, e gli ultras nerazzurri avevano rifiutato di sottoscriverla). Oggi è una partita che manca da un pò, ma la rivalità non è certo finita nel dimenticatoio…

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