Guerra e Pace: Atalanta

Atalantini a Padova 1981/82

Gli atalantini sono sempre stati una tifoseria dura, rude, che si fa pochi problemi; e con loro sono sempre stati scontri sin dai primi incontri. Per onestà va anche ammesso che raramente abbiamo avuto la meglio nei loro confronti, anzi il più delle volte abbiamo subito rimediando anche delle dure lezioni: questo ha fatto si che i bergamaschi siano diventati nel tempo una tifoseria odiata a Padova ma allo stesso tempo assolutamente rispettata.

Primi anni ’80

Il primo confronto fu nella stagione 1981/82 all’Appiani. A fine partita le due tifoserie si fronteggiarono in Prato della Valle, dove erano parcheggiati i pullman bergamaschi. Le Brigate Nerazzurre all’epoca erano una tifoseria già navigata, ed ebbero nettamente la meglio.
Nel campionato 1983/84 i bergamaschi arrivarono in massa con l’Atalanta in piena lotta per la serie A. Durante la partita si scontrarono con la polizia nel tentativo di entrare in campo, subendo anche un arresto. Al termine dell’incontro fecero il giro dello stadio, incontrando poca resistenza ed impossessandosi di diverse sciarpe. Volò anche qualche cazzotto, ma a senso unico.
In quegli anni, nessun gruppo ultras padovano si recò mai a Bergamo.

Atalantini a Padova 1983/84

La dèbacle del 1988

Padova ed Atalanta torneranno ad affrontarsi nel 1987/88. Il racconto della giornata è ripreso dal libro “Il Padova siamo noi”:

Nella primavera dell’88 all’Appiani era di scena l’Atalanta, una partita molto attesa, visto che i bergamaschi non incrociavano i destini del Padova da almeno quattro sta­gioni. Inoltre i nerazzurri quell’anno erano all’apice della forma: si trovavano stabil­mente nelle prime posizioni di campionato e con la squadra che, nonostante giocasse in serie B, furoreggiava in Europa in virtù del secondo posto in Coppa Italia (all’epoca la sarabanda televisiva non aveva ancora causato la soppressione della Coppa delle Coppe). Giusto il mercoledì prima del match i bergamaschi erano saliti in 5000 a Malines(Belgio), dove la loro squadra, dopo una combattutissima partita (penso che i gendarmi in servizio nel settore ospiti abbiano preferito rimuoverne ogni ricordo…), era stata ingiustamente estromessa dalla coppa.
Anche la curva padovana, fatte le debite e doverose proporzioni, stava passando un buon periodo. Il ricambio generazionale stava dando i suoi velenosi frutti e, fin dalle prime partite, il termometro dell’ordine pubblico, sia in casa che in trasferta, segnava febbre alta. Insomma c’erano tutti i presupposti per una bella giornatina vivace. E lo fu… pure troppo! Fin dalla mattina, come era nostra consuetudine nelle partite im­portanti, ci trovammo in alcuni bar del centro posizionati nelle zone strategiche, ma non tro­vammo che tifosi normali, per quanto possa essere considerato normale un bergama­sco! La situazione del pre-partita fu stranamente tranquilla, nessun contatto duro e una certa atmosfera del tipo “ognuno per la sua strada” ovattava il tutto. Anche all’interno dello stadio non ci furono insulti e, nonostante la consueta bolgia che ca­ratterizzava il Tempio nelle domeniche importanti, non sembrava che le due ti­foserie fossero divise da un’accesa rivalità. Tutto questo fino alla metà del secondo tempo, quando Luca Mod, uno dei molti giovani a cui la visione di Quadrophenia ro­vinò la vita, non si mise a cantare “coppa coppe ciao ciao” seguito masochisticamente da tutta la curva. I nerazzurri, che erano alcune migliaia, sembravano impazziti. I più so­bri tra i tifosi padovani, tra cui il sottoscritto, ebbero subito la sgradevole sensa­zione di aver fatto il passo molto più lungo della gamba, ma essere sobri non rien­trava nella tradizionale condotta dei frequentatori della curva. I cori continuarono e l’incazzatura nerazzurra crebbe in maniera esponenziale. A fine partita ci trovammo fuori dalla curva per vedere se succedeva qualcosa, ma di andare verso il settore ospiti non se ne parlava nemmeno. Gli atalantini sciolsero ogni indugio travolgendo il cordone di ce­lerini che, a dire il vero, non fecero poi molto per fermarli. Dalla nostra posizione si poteva vedere un muro nerazzurro che veniva avanti e molti ragazzi in carenza di palle abbandonarono subito il campo, primo fra tutti il prode Luca Mod. I rimanenti si misero a protezione della curva. Quando i ber­gamaschi arrivarono davanti al nostro settore lo squilibrio delle forze in campo fu evidente, circa cinquecento orsi dai venti­cinque ai quarant’anni contro un centinaio di sbarbati dai sedici ai ventidue. A far scoccare la scintilla ci pensarono i soliti ubria­chi, i quali non trovarono di meglio da fare che iniziare a tirare bottiglie contro gli atalantini. Questi partirono in massa verso di noi e vi posso garantire che vedersi arri­vare contro la prima linea di una delle tifo­serie più temute del paese, con l’unico, cristallino, determinato obiettivo di passarti sopra, non è affatto piacevole… Anche se ci fù qualche tentativo di resistenza accadde l’inevitabile, i nerazzurri ci travolsero ed entrarono in una curva ormai vuota.
Quella fù la prima e l’unica volta che la tifoseria padovana subì una tale umiliazione. I vicentini nell’81 entrarono in curva prima della partita quando non c’era nessuno a vigilare, la stessa cosa fecero i triestini l’anno successivo. Ma questi ultimi durante tutto l’incontro dovettero subire gli assalti dei Leoni della Nord, che ripresero più di metà della curva, fino a quando non arrivò la celere a dividere i contendenti. Nell’83 ancora i giuliani tentarono la sorte ma vennero spediti in curva sud a calci nei denti e i vero­nesi, in un’amichevole dell’85, non fecero una fine migliore. Ma Padova-Atalanta fù una debacle senza attenuanti, li avevamo provocati e ci avevano spazzato via.
Più tardi raccogliemmo qualche decina di superstiti e, in Prato della Valle, tentammo di rifarci parzialmente con un gruppo di una trentina di ospiti. Quando partimmo alla carica, dalle loro auto usci di tutto: bastoni, crick, cacciaviti e altra oggettistica varia ed eventuale. La nostra ritirata fù precipitosa, evidentemente non era giornata! I pochi pestaggi isolati a danno dei cani sciolti ebbero solo l’effetto di farci buttare fuori un pò di veleno, ma la disfatta era totale ed irrimediabile. L’unica cosa positiva di quella giornata fù che ci eravamo resi conto dei nostri limiti e che era stata evi­dente la diffe­renza tra chi agiva e chi parlava e basta.

Atalantini a Padova nel 1988

Coppa Italia 1991

Nella stagione 1991/92 Padova ed Atalanta vennero sorteggiate per affrontarsi nel secondo turno di Coppa Italia, da disputarsi all’Appiani. I nostri ultras, che stavano attraversando uno dei periodi di maggiore forma della nostra storia, prepararono un degno comitato d’accoglienza. I bergamaschi, al contrario, sottovalutarono la trasferta presentandosi in poche decine, e transitando sotto la Curva Nord come se niente fosse: il risultato fu che presero una brutta ripassata, e rischiarono anche di perdere lo striscione da trasferta delle Brigate (il tipo che lo teneva nello zaino, fortunatamente per lui, era dotato di una buona falcata). Il bilancio fu di diversi contusi, un carabiniere colpito da una catenata in pieno visto (e per questo operato in chirurgia plastica) ed un padovano arrestato.

Tempi recenti

Padovani a Bergamo nel 1985/86

Negli anni ’90, le due squadre si incontrarono solamente nella stagione 1995/96 in serie A. Il Padova giocava già all’Euganeo, dove la situazione era ampiamente sotto controllo; pertanto nella gara d’andata non successe niente. Al ritorno, con i biancoscudati già retrocessi, poche decine di tifosi si presentarono nella città orobica: a fine partita centinaia di bergamaschi invasero il campo, come era tradizione un tempo, ed arrivarono fin sotto il settore ospiti, dove tuttavia non successe niente.

Col nuovo millennio, cambiarono anche le metodologie di scontro fra gruppi ultras, ed in occasione di Alzano-Padova della stagione 2002/03 le due tifoserie tornarono ad affrontarsi. Lasciamo spazio al resoconto de “Il Padova siamo noi”:

Nell’ultima giornata di campionato della stagione 2002/03 il Padova era di scena ad Alzano, campetto della provincia bergamasca. Si trattava della classica partita di fine stagione, senza senso; o meglio un senso ce l’aveva ma solo per una delle due squa­dre: i biancoscudati infatti pareggiando in casa con la Lucchese la domenica prece­dente si erano garantiti l’ingresso nei playoff, che avrebbero poi perso contro l’Albinoleffe; per i bergamaschi invece era la partita della stagione visto che avreb­bero dovuto vincere per evitare la retrocessione diretta e potersi giocare le residue speranze di salvezza ai playout. Da Padova si mossero circa una trentina di ragazzi, giusto per fare presenza ed appendere gli striscioni: l’Alzano non disponeva di una ti­foseria organizzata, e la mancanza di stimoli e la giornata estiva avevano convinto molti ad optare per la più vicina Sottomarina. Nessuno si sarebbe mai aspettato il tor­nado che da li a poco si sarebbe abbattuto sulle nostre teste…
Ero presente ad Alzano, e posso dire senza timore di essere smentito che fummo dei perfetti cretini dall’inizio alla fine della giornata: il nostro primo impatto col paesino bergamasco fu un posteggiatore che, a suo dire, “ci aveva riservato dei posti” in un parcheggio del parco pubblico adiacente lo stadio. Ci disse di lasciare le macchine li che era un posto sicuro, e che in giro c’erano cinquanta ultrà atalantini in cerca di ro­gna. Ovviamente nessuno gli diede retta (l’ho detto che fummo dei perfetti cretini!), primo perché i bergamaschi avevano piuttosto la fama di venirti a prendere per il ba­vero in casa loro ed in occasione di una loro partita e non certo in un campetto della provincia quando sei in tre gatti; secondo perché comunque pensavamo che avessero per la testa altre rivalità piuttosto che noi (non ci incontravamo da un bel po’, e nel corso della nostra storia non siamo certo stati degli habituè degli atalantini…); terzo (ultimo particolare, ma non meno importante degli altri due) il parcheggiatore ci dava piuttosto l’idea di essere un tossico in cerca della mancia che sparava un po’ di caz­zate giusto per impressionarci, e deve essersi incazzato non poco quando realizzò che nessuno gli diede un solo centesimo per il favore di “averci riservato i posti”…. Non ci schiodammo dalla nostra tranquillità assoluta nemmeno dopo aver visto un sog­getto piuttosto inquietante e pieno di tatuaggi scendere da un taxi e dirigersi al bar dentro al parchetto guardandoci piuttosto storto. Eravamo in provincia di Bergamo, roccaforte del tifo atalantino, e non c’era nulla di strano vedere qualche loro ultras in giro la domenica all’ora di pranzo che va a prendersi l’aperitivo al bar!
Noi, oltre ad essere in pochissimi, non attraversavamo certo il periodo migliore della nostra storia: gli screzi nati nella curva biancoscudata qualche segno l’avevano la­sciato, e per l’occasione ci presentammo scaglionati in vari gruppetti, e con gente che prima della partita aveva pensato bene di andarsi a fare un goccio in giro per il paese lasciando le macchine posteggiate in punti diversi… Qualsiasi tifoseria con un mi­nimo di buon senso avrebbe quanto meno raggruppato le macchine nella stradina a fianco dell’ingresso del settore ospiti, ma ho già spiegato come ci comportammo per tutto l’arco della giornata.
La partita non disse niente di che, per non dire che fu un autentica farsa che tutti noi ci auguravamo finisse molto presto: ciò che non potevamo fare a meno di notare è che dal nostro settore si intravedeva benissimo il parco adiacente lo stadio, e fra i bambini che giocavano qualcuno notò qualche movimento strano ed un gruppetto di quattro cinque persone che si guardavano la partita da sopra un muretto che delimitava il par­cheggio del parco: più che la partita, guardavano noi…
Ricordo benissimo il finale di partita con i carabinieri locali preoccupatissimi che non invadessimo il campo ed impegnatissimi a far si che abbandonassimo in fretta lo sta­dio “per motivi di ordine pubblico, in quanto i tifosi locali vengono trattenuti all’interno fino a quando gli ospiti non hanno abbandonato la zona!”. Una cosa è si­cura: noi siamo stati dei cretini, ma loro ne avevano capito ancora meno di noi!
Usciti dal settore trovammo perfino il tempo di discutere fra di noi per delle cazzate, dopo di che ognuno si diresse verso il punto in cui aveva parcheggiato l’auto. Il grosso di noi (una ventina circa) le aveva lasciate nei “posti riservati” all’interno del parcheggio del parco, e li ci dirigemmo; mentre il sottoscritto (che la foglia l’aveva mangiata da un po’) mise in salvo alcuni striscioni nel portabagagli dell’auto di un altro ragazzo di Padova che ce l’aveva in zona… Fu un’autentica illuminazione: pas­sarono pochissimi minuti quando diversi dei nostri uscirono dal parcheggio chiaman­doci a gran voce e dicendoci che stava succedendo un casino e che ce n’erano parec­chi dei nostri con la testa rotta. Li ancora molti non realizzarono cosa stava succe­dendo, io con altri quattro o cinque ragazzi ci togliemmo le cinture andando verso il parcheggio: una decina di bergamaschi stazionavano davanti l’ingresso invitandoci a farci sotto, mentre altri da sopra ci tiravano blocchi di terra. Era proprio una situa­zione di merda: noi in trenta in perfetta tenuta da spiaggia (alcuni erano venuti ad Al­zano con le infradito!), contro almeno il doppio di atalantini, molto ben equipaggiati ed armati! Un ragazzo dei nostri colpi un bergamasco con una ginocchiata all’addome, facendo si che loro si fermassero per qualche istante dandoci un mi­nimo di coraggio per tentare di tenergli testa… Affrontai il primo che mi venne sotto brandendo un grosso tubo color blu, sembrava un tubo di plastica grossa, di quelli usati dagli elettricisti. Pensai fra me e me di lasciar tirare il primo colpo a lui, parar­glielo dopodiché partire a colpi di cintura; quando lui alzò il tubo per colpirmi, io d’istinto alzai la mano per proteggermi e… SBRANG!!! Un dolore secco ed atroce sul lato della mano mi fece capire che il tubo non era di plastica ma di ferro! Il tizio venne ancora verso di me, mi tirò un altro colpo che questa volta riuscii a schivare, ma si stava mettendo male perché nel frattempo erano usciti tutti in massa dal par­cheggio ed erano effettivamente troppi per potergli tener testa. Quando me ne vidi quattro o cinque venirmi addosso armati di quei tubi e di qualche manganello spa­gnolo e realizzai che eravamo veramente in pochi li davanti, girai i tacchi ed iniziai a correre. Tutti noi indietreggiammo di fronte alla prima carica degli atalantini che si fermarono solo quando rientrammo all’interno del cordone dei carabinieri. A quel punto il maresciallo se ne uscì con una di quelle frasi che sarebbero passate alla sto­ria: “Voi statevene indietro, ci pensiamo noi a rimettere le cose a posto!”. Non fece in tempo a finire la frase che un suo collega venne colpito in pieno volto da un calcio volante, iniziando a spruzzare sangue dal naso come una fontana. I bergamaschi parti­rono una seconda volta, e questa volta fecero correre sia noi che i carabinieri! Comin­ciammo ad assistere ad autentiche scene comiche, se non fosse stato che per noi in quel preciso momento non c’era un cazzo da ridere: i caramba locali avevano molta più paura di noi, e non posso dimenticare il panico che aveva un appuntato fra i più giovani, che tentava di rimanere indietro spingendo (!!!) i nostri verso gli atalantini col calcio del fucile e gridando di essere giovane e di non voler morire: furono neces­sari due sonori schiaffoni da parte di uno dei nostri ragazzi per calmarlo!
Ad un certo punto gli atalantini si stancarono, e come erano spuntati (dal nulla) alla stessa maniera si dileguarono. La scena era raccapricciante: almeno dieci di noi ave­vano la testa aperta, io che ero uno di quelli messi meglio avevo la mano gonfia ed un vistoso graffio che sanguinava. Dopo pochi minuti comparvero anche i ragazzi del Fronte Opposto, che avevano parcheggiato in un posto diverso dal nostro: dalle facce penso che avessero incrociato gli atalantini nel momento in cui se ne andavano e che avessero dato una ripassata anche a loro, non gliel’ho mai chiesto; fatto sta che in qualche modo avevamo tentato di rifarci: notammo un tizio che pochi minuti prima era in mezzo ai casini e che ora se ne stava in disparte assieme a molti altri curiosi a vedere la scena, con la faccia da angioletto quando poco prima ci dava contro. Non una mossa molto intelligente, ed infatti gli saltammo letteralmente addosso. Il tipo aveva ancora energie da spendere, ed un paio di pugni riuscì a piazzarli prima di fi­nire travolto vittima di un’autentico pestaggio. Eravamo completamente fuori di testa, credo l’avremmo potuto uccidere in quel momento, e forse la sua fortuna furono pro­prio i carabinieri che arrivarono a salvarlo da quella carneficina per arrestarlo. Si sco­prì poi che era un ragazzo polacco, uno che non centrava un cazzo con la tifoseria dell’Atalanta, che quel giorno era andato al parco, che forse era un po’ su di giri, aveva visto una rissa e si era buttato in mezzo. Credo ci ripenserà molto bene la pros­sima volta. Per quanto riguarda noi, avevamo preso una ripassata memorabile e come se non bastasse avevamo perso pure uno striscione (“Vecchia Padova”, un gruppo satellite dell’ACP che dopo quell’episodio venne sciolto d’ufficio…). Molti erano ve­ramente ridotti male, e potete star certi che quella fu l’ultima volta in assoluto che sottovalutammo una qualsiasi trasferta!

Gli ultimi confronti di campionato fra Padova ed Atalanta risalgono alla stagione 2010/11, ed in entrambe le occasioni la presenza delle tifoserie era limitata ai soli tifosi provvisti di tessera del tifoso. In occasione del match d’andata, tuttavia, un centinaio di ultras padovani presenziò ugualmente all’esterno del settore ospiti venendo lasciato stare dai padroni di casa; mentre in occasione del match di ritorno alcuni tifosi bergamaschi tesserati finirono per perdere le sciarpe nel prepartita.
Nella stagione 2011/12, in occasione di Albinoleffe-Padova a settore ospiti chiuso, un gruppo di ultras biancoscudati presenziò all’esterno dello stadio; gli atalantini tentarono di organizzarsi per colpirli nel post-partita, ma la polizia obbligò i nostri ad andarsene a partita in corso facendo sfumare l’occasione.
La stagione successiva, in occasione del primo turno di Coppa Italia e sempre col settore ospiti chiuso, una trentina di ultras biancoscudati giunse a Bergamo completamente senza scorta; ma i padroni di casa se ne accorsero in ritardo e la polizia aveva già “inglobato” i nostri.

A tuttoggi la faida con i bergamaschi è ancora da considerarsi aperta

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