Feralpisalò-Padova 3-1

Ho lasciato passare un paio di giorni prima di scrivere qualcosa sulla partita di domenica. Scelta necessaria per smaltire la rabbia. E tuttora non voglio affrontare nel merito l’andamento della partita. Ci sono tuttavia dei concetti che vorrei esprimere, degli aspetti che mi piacerebbe che si capissero; ed allora sono qui a parlarne, malvolentieri, sperando che serva a qualcosa…

Troppo buoni

Spesso il tifoso padovano si pone una domanda alquanto stupida e patetica. Stupida e patetica perchè la risposta è evidente e sotto gli occhi di tutti: “Perchè giocatori ed allenatori quando arrivano a Padova si trasformano in brocchi e quando se ne vanno diventano tutti dei fenomeni?”. Risposta: perchè a Padova siamo troppo buoni. E non serve che vi spieghi con cosa fa rima “troppo buoni”. A Padova, non si sa perchè, da qualche anno a questa parte si è diffusa la convinzione che le contestazioni “deprimono i nostri giocatori”; figlia della convinzione ancor più grande che, contestando le scelte della società, questi possano decidere di abbandonarci al nostro destino, e che pertanto anche la più innocua delle critiche vada evitata come la peste.
Sono entrambe teorie risibili, e non è difficile capirne il motivo: nessun imprenditore prende in mano una società di calcio per puro spirito sportivo! Solitamente parliamo di affari milionari, che nascondono affari ancor più milionari come appalti, aperture commerciali e via discorrendo… Pensare che un imprenditore con venti centimetri di pelo sullo stomaco decida di mollare, depresso, un affare da milioni di euro perchè un paio di tifosi sui social hanno espresso delle critiche, scusatemi, ma è ridicolo! Quanto alla squadra, nel nostro piccolo abbiamo visto e toccato con mano la depressione e lo scoramento che ha colpito i nostri giocatori nel recente passato: ci ricordiamo tutti bene della profonda depressione che accompagnava il rientro negli spogliatoi di Capello e Cappelletti, vero? E tutta la tristezza di Moretti, espressa nei selfie che pubblicava su Instagram l’anno che retrocedemmo con Penocchio?
Bene, la premessa fatta vuole spiegare bene il senso della frase “A Padova siamo troppo buoni!”: i giocatori qui vengono pagati puntualmente, regolarmente applauditi anche dopo prestazioni sconcertanti, e fanno la bella vita in città senza che nessuno gli dica niente (alla faccia di quegli stronzi che vogliono farci credere che “a Padova c’è troppa pressione”)! Perchè mai dovrebbero preoccuparsi di fare appena più del loro dovere, di dare quel famoso “110%” che oggi viene richiesto per primeggiare? Il messaggio che gli arriva è che ai tifosi “va bene così”…. E questo ovviamente è la risposta anche alla domanda posta all’inizio del paragrafo…

Tiratina d’orecchie…

Anticipo già la domanda che molti hanno in mente: “Ma non vorrai mica contestare adesso che siamo secondi in classifica?”. No amici miei, io non voglio contestare nessuno. Fermo restando che secondo me le contestazioni andrebbero fatte quando la situazione può ancora essere raddrizzata, e che a fine campionato ormai non ha più senso; in questo preciso momento alla squadra andrebbero tirate un pò le orecchie. Con garbo, con rispetto, in amicizia. Ma gli andrebbe messo un pò il pepe al culo, come si dice. Gli andrebbe fatta sentire un pò di pressione. Fargli capire che, se loro l’anno prossimo potrebbero essere in un’altra squadra, per noi non è così; e che se falliamo quest’anno l’obiettivo possiamo scordarci la promozione per un bel pò.
E per far capire questo non occorre mettere a ferro e fuoco la città, nè bruciare auto ai giocatori o prenderli a schiaffi pubblicamente come si è visto fare in altre parti d’Italia: Basterebbe parlarsi, faccia a faccia, come si fa fra persone intelligenti… Lasciar perdere atteggiamenti da generali (da parte dei tifosi) e l’aria di sfida (da parte dei giocatori) e tracciare un percorso comune. Capire dove si sta sbagliando. Stabilire un rapporto di fiducia che raramente c’è stato negli ultimi anni. E chi è convinto che i calciatori siano solo dei bambocci viziati, si ascolti l’intervista a Della Latta dopo la partita di Salò, in cui fa una profonda autocritica: questo vuol dire che, ponendosi con intelligenza, dall’altra parte si troverebbe qualcuno altrettanto intelligente e pronto ad ascoltare… Poi va da se che anche la disponibilità al dialogo ha un limite, soprattutto quando diventa palese che il tuo intelocutore ti sta prendendo in giro; ma questo è un paio di maniche completamente diverso…
Ma è veramente necessario spiegare queste cose?

Prospettive

Ho sempre avuto fiducia in questa dirigenza, e rimango convinto che oggi siamo alla vigilia di un Grande Padova. Proprio per questo, vi faccio presente che queste persone hanno dei tempi ben precisi, che si sono dati loro: tre anni per andare in serie B, rilanciare il settore giovanile e costruire il nuovo centro sportivo. Questo è il secondo anno, in cui secondo il programma, bisognerebbe salire in B per poi consolidarsi durante il terzo anno. Dovessimo fallire, Ourghoulian e soci toglierebbero il disturbo. Il che significherebbe non vedere più la B per almeno una decina d’anni. Dieci anni, precisiamo, in cui probabilmente ci ritroveremmo a calcare nuovamente i campi della D o addirittura dell’Eccellenza, dal momento che a tutt’oggi non c’è la fila per acquistare il Padova.
Dico questo per spiegare il motivo per cui è importante salire quest’anno; e perchè dopo una sconfitta come quella di domenica, in uno scontro diretto in cui a venti minuti dalla fine eravamo in vantaggio, è importante che i giocatori sentano un minimo “il pepe al culo”. Alla fine, per noi è l’ultimo treno, e prima lo capiamo meglio sarà per tutti!
Voltare pagina. Adesso. Subito. Senza esitazioni.

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