BIANCOSCUDATA NOSTALGIA: Fabrizio Ferrigno

Fabrizio Ferrigno nasce a Napoli il 30 giugno 1973. Centrocampista di quantità, con una buona visione di gioco ed un buon tiro, il giovane Fabrizio fa il suo esordio nei professionisti nella stagione 1989/90, con la maglia del Castel di Sangro, allora in C2. Passa al Napoli l’anno successivo, ma non trova spazio. Comincia allora un lungo girovagare per l’Italia meridionale (Casarano, Reggina, Benevento, Acireale), prima di arrivare a Padova nell’estate del 1996.

Quell’estate del 1996…

Quell’estate il Padova è appena retrocesso dalla serie A ed è appena finito in mano ad un certo Cesarino Viganò. Nessuno ha ancora la percezione del disastro che si verificherà di li a pochi mesi: Viganò si presenta come un giovane (nel senso che è alla sua prima esperienza alla guida di una società di calcio) presidente ambizioso, e promette di fare del Padova “il nuovo Parma” (In quegli anni la squadra ducale era considerata la “favola” per eccellenza del calcio italiano, essendo passata in pochi anni dalla serie B ai vertici del calcio europeo. Anche qui, nessuno aveva la percezione del disastro che stava combinando Tanzi…). La campagna acquisti di quell’estate è di quelle ambiziose: arrivano a Padova Zenga, Bianchini, Bergodi, Suppa, Lantignotti, Lucarelli… In panchina Materazzi (per un pò si era parlato di Trapattoni, ma forse qualcuno l’aveva sparata veramente grossa); arriva anche un giovane Ferrigno, un illustre sconosciuto in mezzo a tanti campioni. Walter Zenga presta la sua faccia per la campagna abbonamenti, e si toccano le seimila tessere vendute (record assoluto per la serie B). Gli esperti, Gazzetta in testa, ritengono i biancoscudati la vera “regina” della serie B. In mezzo a tutto questo, Fabrizio si ritaglia il suo spazio, col lavoro, il sacrificio e l’umiltà. Doti pressochè sconosciute a tre quarti della rosa di allora. Se ne accorge Mister Materazzi, che lo schiera sempre più spesso in campo. Ed altrettanto farà Adriano Fedele, subentrato a marzo sulla panchina biancoscudata. Alla fine le presenze, per il centrocampista napoletano, saranno 24. Il Padova delude molto le attese, salvandosi solo alla penultima giornata dopo un discreto girone d’andata. Ferrigno invece, con le sue 24 presenze, è entrato in punta di piedi nel cuore dei tifosi biancoscudati.

Il nostro Ronaldinho…

Cesarino Viganò non si da per vinto, e nell’estate 1997 porta sulla panchina biancoscudata Bepi Pillon, reduce dal miracolo di Treviso (portato in tre anni dai dilettanti alla B). Quell’estate, un diluvio funesta il giorno della presentazione della squadra (presagio di ciò che sarebbe stata la stagione), e così l’evento viene spostato al coperto, presso la sede della Cassa di Risparmio, al Duomo. Ferrigno è ormai uno degli idoli della tifoseria, e si presta volentieri alle foto, agli autografi con i tifosi, e con qualcuno ci fa pure amicizia. Un ragazzo semplice, senza grosse pretese nè grilli per la testa; che però in campo da tutto. Nonostante l’andamento disastroso del Padova, “Hulk” (come viene soprannominato dalla stampa, vuoi per la grinta, vuoi per l’assonanza col cognome di Lou Ferrigno, colui che interpretava “L’incredibile Hulk” negli anni ’70): professionista serio, guerriero in campo, è uno dei pochi a lottare sempre e comunque, anche contro un destino avverso. I tifosi vedono, capiscono ed apprezzano; tanto che in quel periodo all’Euganeo compare pure uno striscione che recita “Il nostro Ronaldinho si chiama Ferrigno”. Purtroppo l’annata si conclude amaramente col Padova, che dopo 11 anni torna in serie C1.

1999, il ritorno

Dopo la retrocessione in C1, Ferrigno viene ceduto in prestito al Giulianova nella stagione 1998/99. Ritorna a Padova l’estate successiva, con i biancoscudati che sono addirittura finiti in C2. Viganò è detestato dall’intera città, ed anche intorno alla squadra, dopo tre retrocessioni in quattro anni, c’è parecchio scetticismo. Uno dei pochi a godere ancora di rispetto e considerazione è proprio lui, Fabrizio “Hulk” Ferrigno; che in quella stagione, con Beruatto in panchina, va a segno per la prima volta con la maglia del Padova. Sarà una delle migliori stagioni della carriera per il centrocampista napoletano, condita da 28 presenze e 4 reti. Purtroppo per il Padova arriva l’ennesima delusione: sesto posto, che equivale al peggior piazzamento della storia biancoscudata, ed esclusione dai playoff. A fine stagione saluta anche Ferrigno, questa volta definitivamente e non senza qualche rimpianto: più di qualcuno pensa che un guerriero come lui avrebbe meritato una squadra degna! La sua carriera proseguirà quindi fra Giulianova, Catanzaro (dove verrà addirittura soprannominato “Il sindaco”), Juve Stabia e Pisa; prima di intraprendere la carriera di Direttore Sportivo, e di essere eletto “miglior DS” della Lega Pro nel 2016/17 quando era alla Paganese.

L’addio

Fabrizio Ferrigno ci ha salutati mercoledì, stroncato da un male incurabile. Una bestia contro cui ha perso la sua partita più importante. Ma siamo sicuri che ha lottato fino all’ultimo, da guerriero quale era… Tantissimi messaggi di cordoglio, da tutto il mondo del calcio, segno che ha lasciato un ottimo ricordo ovunque abbia giocato o lavorato.
Il ricordo che conserviamo noi di lui è un ricordo un pò particolare, perchè risale al periodo più buio della nostra storia calcistica, ed ha come protagonisti due giocatori che non sono più fra noi… Ma è forse ciò che i tifosi ricordano meglio di lui!

Sotto il diluvio di Castel S. Pietro…

Domenica 5 dicembre 1999, il Padova al suo primo anno di C2 è di scena a Castel San Pietro. Non stanno girando male i biancoscudati, ed una vittoria in questo periodo significherebbe il secondo posto in classifica assieme al Rimini e dietro alla sola Sassaritorres. Dall’altra parte, il Castel San Pietro è la classica squadra di terza serie, rognosa, grintosa, poco calcio e tanti calci. La partita è di quelle spigolose, complice anche il diluvio ed il campo pesante con cui si gioca….
A pochi minuti dalla fine, Cartini scende sulla fascia sinistra, giunto sul fondo rimette il pallone in area servendo all’indietro l’accorrente Ferrigno, che insacca sotto l’incrocio. E’ il gol della vittoria, festeggiato come se fosse la finale di coppa del mondo dall’intera squadra e da quelli in panchina; con la sola eccezione di Cartini, l’autore dell’assist perchè… è svenuto!
Sono passati più di 20 anni da quella domenica, e forse è uno dei ricordi più belli del Padova di quel periodo. Quando eravamo veramente in pochi a credere ancora nel biancoscudo.
Una vittoria che porta la firma di due ragazzi che non sono più con noi, portati via giovanissimi da un destino crudele: Gabriele Cartini ha deciso di togliersi la vita nell’estate del 2003, Fabrizio Ferrigno ha combattuto ma ha dovuto cedere al male non più tardi di due giorni fa.
Nel video, il tributo di Stene Ali a Fabrizio Ferrigno. Fai buon viaggio, Hulk!

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