Il primo giorno di scuola

WCENTER 0JHCAGODHD ROMA STADIO OLIMPICO VUOTO CALCIO IN CRISI FOTO DI © REMO CASILLI/AG.SINTESI

Ieri è cominciato il campionato 2020/21, ma è stato un “primo giorno di scuola” alquanto strano ed insolito, almeno per chi scrive…

Da bambino, settembre era un mese allo stesso tempo malinconico e carico di aspettative.

Da un lato rappresentava la fine dell’estate con tutte le sue avventure: il mare, la montagna, le giornate lunghe fino a tardi, le amicizie coltivate in vacanza… e l’inizio dell’anno scolastico, il ritorno fra i banchi, le lezioni noiose, i compiti… Dall’altro però ricominciavano quasi contemporaneamente la scuola ed il campionato di calcio, e c’era sempre quella sorta di attesa, la curiosità di conoscere i nuovi compagni di classe e di vedere i nuovi acquisti all’opera in campo in una competizione vera, che non fosse la Coppa Italia o i triangolari di agosto.

A settembre si smetteva di sudare, si tiravano fuori le felpe dagli armadi ed all’uscita di scuola arrivavano dei ragazzi più grandi a distribuire gratis l’album delle Figurine Panini. Sensazioni che ho continuato a portarmi dentro sia durante l’adolescenza, sia una volta cresciuto ed abbandonata la scuola, nonostante il calcio stesso ed il tifo stessero cambiando pelle.

Oggi è cominciato un nuovo campionato, ma le mie sensazioni sono state completamente differenti.

Sarà l’impossibilità di andare allo stadio, sarà tutta quest’atmosfera da “distanziamento sociale”, ma oggi per me la prima giornata di campionato è scivolata via senza particolari sensazioni se non uno strano senso di indifferenza misto ad apatia. Nemmeno la sconfitta mi ha fatto sobbalzare più di tanto.

Uno degli innumerevoli dibattiti che ha animato l’estate dei “grandottorissimi” tifosi padovani è stato quello riguardante la possibile riapertura degli stadi a capienza ridotta,

che ovviamente ha visto la formazione di due schieramenti contrapposti: da una parte quelli che, condividendo la linea espressa dagli ultras, non trovano un senso nell’andare allo stadio a queste condizioni e preferiscono attendere tempi migliori; dall’altra quelli che pensano che non sia giusto lasciare sola la squadra. Ovviamente si è presa la solita piega dello scambio reciproco di insulti ed accuse sull’essere o meno “veri tifosi”. Un dibattito che francamente non mi interessa, le guerre fra poveri non mi entusiasmano, figuriamoci le guerre fra cerebrolesi!

Tuttavia una riflessione un po’ più approfondita è d’obbligo,

ad esempio pensando al fatto che già durante il lockdown di marzo una delle priorità assolute era quella di portare a termine le competizioni, che molte aziende non hanno più riaperto i battenti ed i nostri figli hanno terminato l’anno scolastico a marzo ma il calcio è dovuto ripartire a tutti i costi, e che tuttora per le società calcistiche e sportive in generale vigono regole differenti rispetto a tutti gli altri cittadini, basti pensare che se un focolaio si sviluppa in una classe scolastica, l’intera classe viene messa in quarantena mentre se si sviluppa in una squadra di calcio vengono isolati solo i positivi…

La risposta a questi quesiti è già stata data in tempi non sospetti: se il calcio si ferma, Sky non apre più i cordoni della borsa, e di conseguenza quel bellissimo “gigante dai piedi d’argilla” che è il sistema professionistico di casa nostra è costretto a chiudere i battenti. Ed in questo contesto si spiegano perfettamente anche le pressioni che molte società di serie A stanno facendo al governo per riaprire gli stadi al pubblico: un calcio con gli stadi vuoti non vale nemmeno un decimo del suo valore effettivo come prodotto televisivo! Quanti di voi guardano le partite con la stessa frequenza di prima vedendo gli spalti vuoti?

Appurato quindi che all’intero sistema-calcio i tifosi da stadio servono come il pane,

si potrebbe aprire un altro bel dibattito, sul trattamento da “ultima ruota del carro” che viene loro riservato: partite programmate e poi spostate all’ultimo con buona pace di quanti hanno preso permessi e ferie al lavoro, biglietti che costano un occhio della testa (ma non si era detto che con tutte le partite in diretta televisiva anche il costo dei tagliandi sarebbe stato abbattuto?), trattamenti da potenziali criminali che se potevano avere un senso qualche anno fa in piena emergenza di ordine pubblico oggi non ce l’hanno più… Discorsi triti e ritriti, ma che debbono condurci ad una sola conclusione: quella che anche il tifoso da stadio è un cittadino come tutti gli altri, gode di diritti sanciti dalla Costituzione ed essendo una componente vitale dell’intero meccanismo, merita sicuramente maggior rispetto!

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