UCRONIA BIANCOSCUDATA: Il Padova anni 90 – terza parte

L’ucronìa è un genere di narrativa fantastica basata sulla premessa generale che la storia del mondo abbia seguito un corso alternativo rispetto a quello reale. Proviamo ad immaginare che la storia del Padova, in alcuni momenti, sia andata diversamente rispetto alla realtà.

CLICCA PER LEGGERE LA PRIMA PARTE
CLICCA PER LEGGERE LA SECONDA PARTE

Stagione 1991/92 – girone di ritorno

(In primo piano, Oliver Bierhoff: con 11 gol al suo primo anno in Italia ha dato un contributo determinante al campionato ucronico del Padova 1991/92)

Alla fine del girone d’andata la classifica di serie A, nella zona salvezza, recita testualmente quanto segue: Fiorentina e Padova 15 punti, Verona 13, Cagliari 11, Bari 9, Cremonese 8. A tutt’oggi i biancoscudati sarebbero salvi, senza bisogno di ricorrere a nessuno spareggio. L’inserimento di Boban nel centrocampo biancoscudato, la vena realizzativa ritrovata del tedesco Bierhoff e le giocate di Alex Del Piero hanno trascinato il Padova ad una seconda parte del girone d’andata strepitosa, con una media da zona-Uefa, tanto che più di qualcuno, fra i tifosi e pure fra la carta stampata, pensa che si potrebbe pure ottenere qualcosa di più di una risicata salvezza. A livello nazionale il Padova è considerato, insieme al Foggia di Zeman, la rivelazione del campionato; ed i suoi “gioielli” (Matrecano, Benarrivo, Di Livio, Bierhoff stesso…) fanno gola a tanti. Perfino Mister Collautti viene affiancato per un periodo all’Inter, dopo il fallimento del progetto di Orrico… Probabilmente queste continue voci di mercato saranno la causa principale di distrazione della squadra, che nel girone di ritorno faticherà più del previsto.
Domenica 26 gennaio comincia il girone di ritorno, con la trasferta a San Siro in casa della capolista Milan. L’entusiasmo è tale che questa volta bisogna organizzare ben due treni speciali, ai quali si aggiungono la solita carovana di pullman (13) e di auto private. Sono quasi 4.000 i tifosi al seguito, la trasferta più numerosa del campionato. Con i milanisti non ci sono particolari frizioni, quindi la sfida fra le due tifoserie è prettamente sul piano canoro. Sul campo ovviamente tutti i favori sono per la squadra di Capello, che guida la classifica con ben 12 partite vinte e 5 pareggiate senza averne ancora persa nemmeno una. Tuttavia, la sorpresa è dietro l’angolo: al minuto numero 8 lancio millimetrico di Boban per il tedesco Bierhoff che evita la tattica del fuorigioco, resiste al ritorno di Baresi su di lui e spara un diagonale che Rossi non trattiene, sulla ribattuta il più lesto è Galderisi che insacca. Clamoroso a San Siro, Milan 0 Padova 1! Esplodono i 4000 padovani, anche se qualche tifoso un pò attempato fa notare che “Siamo andati in vantaggio troppo presto!”. Ed infatti la reazione del Milan non si fa attendere ed alla mezzora il Diavolo pareggia i conti: Marco Simone va via a Rossini e pennella al centro un cross sul quale il liberissimo Rijkaard stacca in maniera poderosa, con Lorieri che pure si tuffa ma non può fare molto: 1-1. Passano 5 minuti: ancora Simone sfugge al controllo di Rossini, triangola con Gullit che lo mette a tu per tu con Lorieri, che in uscita disperata viene scavalcato da un tocco morbido dell’attaccante rossonero. E’ un colpo terribile per il Padova, che di fatto chiude il primo tempo. Ad inizio ripresa Nino Nunziata si fa espellere per somma di ammonizioni, ed in superiorità i rossoneri dilagano: vanno a segno ancora Simone, Maldini di testa e perfino l’ex Demetrio Albertini, con una punizione bomba di quelle che mandavano in delirio l’Appiani. Finisce 5-1, il Padova non era mai stato umiliato in questo modo nemmeno ad inizio campionato.

La botta si fa sentire, ed una settimana dopo l’Atalanta strappa un prezioso 0-0. Domenica 9 febbraio arriva il Genoa e si porta in vantaggio con un colpo di testa del suo ariete Thomas Skuhravy. L’esperto Collovati fa buona guardia su Bierhoff, ed allora le castagne dal fuoco le toglie Boban, con uno splendido gol di girata su cross di Longhi a sette minuti dalla fine. Altro pareggio. E’ chiaro che i biancoscudati hanno perso la brillantezza di poche settimane prima, e per fortuna nemmeno le inseguitrici corrono. Come se non bastasse, sia contro l’Atalanta che col Genoa si sono verificati incidenti fra la polizia e gli ultras biancoscudati, che in entrambi i casi avevano tentato di raggiungere la zona degli ospiti. Le televisioni locali mostrano le immagini delle faide, con decine di ragazzi a volto coperto che lanciano sassi contro la polizia. Immagini che verranno utilizzate per diffidare altri ragazzi, ma a far scalpore è la turbolenza della tifoseria padovana, che da inizio campionato è stata protagonista di diversi incidenti, in casa ed in trasferta, col numero di diffidati che è salito a 30. Intervistati in merito, Marino Puggina e Sergio Giordani cercano di minimizzare. A domanda precisa di un giornalista, se secondo loro il nuovo stadio potrà servire come deterrente contro la violenza, i due scuotono la testa; e le parole di Sergio Giordani risultano quasi profetiche: “Se mai il nuovo stadio dovesse farsi, perchè a questo punto nutro anche dei dubbi, sarebbe più uno svantaggio che un vantaggio per noi come Calcio Padova, in quanto all’Appiani la spinta dei tifosi si sente in maniera particolare. Sono convinto che se giocassimo in uno stadio con la pista, come ad esempio il Dall’Ara, avremmo anche meno punti in classifica…”. Poco più di una settimana più tardi, scoppierà lo scandalo di Tangentopoli, che metterà la parola fine all’ambizione di Padova di costruirsi un nuovo stadio…

Domenica 16 febbraio, il Padova perde per 2-0 a Roma contro la Lazio. i 500 tifosi presenti all’Olimpico ricevono pure gli applausi della Curva Nord laziale per il gran tifo messo in mostra, con sciarpe e bandiere che sventolano anche sullo 0-2 a partita ampiamente compromessa. Ciò che però spaventa è la classifica: il Verona battendo l’Inter in casa si è portato a -1! All’Appiani arriva la Sampdoria sette giorni più tardi: il brasiliano Silas sblocca il risultato dopo pochi minuti su punizione. I biancoscudati reagiscono ed intorno alla mezzora trovano il pareggio con Nanu Galderisi. Nella ripresa, passano dieci minuti che Boban, con un gran tiro da fuori porta il Padova in vantaggio. Sembra fatta, ma a due minuti dallo scadere, per un contrasto in area fra Franceschetti e Mikailicenko, l’arbitro concede la massima punizione. Protestano il pubblico ed i giocatori biancoscudati, ma la decisione è ormai presa: Roberto Mancini dal dichetto salva la giornata ai campioni d’Italia. E’ un punto prezioso per entrambe le squadre, dal momento che anche i biancoscudati allungano ulteriormente sul quart’ultimo posto, ma non senza polemiche per la direzione di Merlino di Torre del Greco, che oltretutto in pieno recupero nega un rigore abbastanza netto ai biancoscudati per un intervento a gamba tesa di Mannini che colpisce al volto Galderisi in piena area: l’ammonizione per simulazione costa a “Nanu” una giornata di squalifica, una pedina importante in meno in vista della trasferta di Napoli. Per lo stesso motivo mancherà anche Franceschetti, e così al San Paolo Colautti rispolvera Zanoncelli come libero e Rizzolo in coppia con Bierhoff.

A Napoli i biancoscudati tengono bene il campo per oltre un’ora, per poi capitolare di fronte alle conclusioni di Zola e Careca. Sostanzialmente la classifica rimane immutata, perchè con la sconfitta del Verona a Cagliari che consente ai sardi di agganciare il quart’ultimo posto le distanze rimangono invariate. Il caso questa volta riguarda gli oltre 100 tifosi padovani presenti al San Paolo, che vengono “accolti” da oggetti di tutti i tipi ed a un quarto d’ora dalla fine vengono brutalmente obbligati a sloggiare dalla celere partenopea, con irruzione in massa nel settore ospiti e cariche pesanti. Un episodio che passa sotto silenzio: la Gazzetta dello Sport il giorno dopo riporta una versione totalmente distorta dei fatti, dove dice fra l’altro che “i tifosi del Padova si sarebbero resi protagonisti di lanci di oggetti nei settori occupati dalla tifoseria partenopea, obbligando la forza pubblica ad intervenire con decisione”; poi più nulla, silenzio totale. Insomma, è palese che gli episodi vengono trattati con due pesi e due misure. E gli ultras rimarcheranno proprio questi episodi in un volantino che verrà distribuito la settimana successiva, prima della partita contro il Foggia, mentre anche i giornalisti locali debbono ammettere che si, questa volta i “ragazzi della nord” hanno ragione.

Foggia che viene accompagnato all’Appiani da centinaia di tifosi residenti al nord, che mostrando la consueta arroganza di molte tifoserie meridionali finiscono per lasciare più di qualche “ricordino” nelle mani dei tifosi biancoscudati. Dentro lo stadio le due tifoserie si beccano, ed il coro “Terroni, terroni, fora dai coioni!” fa scalpore, soprattutto in un momento politico delicato, con il pool di Mani Pulite che distribuisce avvisi di garanzia come se fossero caramelle e la Lega Nord che cresce ogni giorno di più nei consensi. Al “Processo del Lunedì” viene mostrato un tifoso della Curva Nord che mostra orgoglioso la sciarpa “Lega Nord” all’indirizzo dei tifosi foggiani, e le paternali si sprecano. Sul campo finisce invece 1-1, e la buona notizia è il ritorno al gol di Oliver Bierhoff, a secco dalla fine del girone d’andata. Pareggia i conti Beppe Signori. La lotta in zona salvezza si fa avvincente: Fiorentina 22 punti, Foggia 21, Padova 19, Cagliari, Verona e Bari 17, chiude la rassegnata Cremonese a quota 13.

Domenica 15 marzo i biancoscudati sono di scena a Firenze. Sono circa 500 i sostenitori al seguito, e si consuma qualche tensione con i viola della Curva Ferrovia fra lancio di oggetti e scambi di gentilezze vari. Fuori dello stadio i tifosi viola intercettano alcune macchine di tifosi biancoscudati, che avevano affrontato la trasferta in maniera incauta: una compagnia di ragazzi perde lo striscione “Irascibili”; e la cosa ovviamente fa imbufalire più di qualcuno, non tanto per l’importanza dello striscione, ma perchè è già il secondo che viene regalato ad una tifoseria avversaria da ragazzi che sottovalutano le trasferte. La serie A ha portato un gran bel seguito, ma anche il rovescio della medaglia, ovvero tanti personaggi spinti dalla moda e dalla voglia di mettersi in mostra. Dopo questo episodio, viene decisa una linea più “severa” sugli striscioni che possono essere o non essere esposti in curva. In particolare da questo momento in poi, chi vuole esporre il proprio striscione deve avere il permesso del direttivo, e per avere il permesso del Direttivo bisogna farsi conoscere, presenziando sia alle riunioni della curva che alle trasferte. Una decisione che farà pulizia di tanti modaioli, cosentendo nel contempo a tanti nuovi ragazzi validi di avvicinarsi. Sul campo è un disastro: la Fiorentina va in vantaggio dopo 12 minuti con Batistuta e raddoppia con Beppe Iachini poco prima della fine del primo tempo. Nella ripresa anche l’inserimento prima di Del Piero e poi di Rizzolo non migliora la situazione. Segna il gol della bandiera a 9 minuti dalla fine Damiano Longhi su rigore. Tre minuti più tardi una nuova trattenuta in area viola ai danni di Bierhoff fa gridare al rigore, ma l’arbitro Boggi di Salerno lascia correre. Due minuti più tardi viene espulso Di Livio per aver rivolto una frase irriguardosa ad un guardalinee. Al fischio finale le polemiche circa l’ennesimo arbitraggio sfavorevole lasciano il campo alle considerazioni sul momento della squadra, che dall’inizio del girone di ritorno viaggia in perfetta media retrocessione: 4 punti in 8 partite. Molti giocatori sembrano svogliati, altri sono decisamente nervosi (vedi Di Livio), e c’è la sensazione che Colautti non goda più dell’appoggio dello spogliatoio. La sosta della serie A capita a fagiolo: Smentite queste ultime voci, la società decide di mandare i giocatori in ritiro prima della partita con la Cremonese per due settimane: una all’Hotel Piroga di Selvazzano, l’altra a Lonato, sul Lago di Garda, nei sette giorni che precedono la sfida importantissima dello Zini.

La tifoseria si mobilita per quello che è un vero e proprio scontro diretto, anche se la Cremonese appare già rassegnata alla retrocessione: sono in 2.000 a seguire la squadra in Lombardia, con treno speciale ed ennesima carovana di pullman (12) ed auto private. Prima della partita ancora un “numero” della solita “sporca cinquantina” di ultras biancoscudati, che fanno visita ai colleghi a domicilio pensando di trovare anche i loro gemellati di Vicenza. Finisce con due tifosi grigiorossi all’ospedale, ed un padovano arrestato. Nel frattempo Mister Colautti deve inventare la formazione a causa dell’assenza per due turni di Di Livio squalificato, e si decide di provare a spostare Boban all’ala destra, rispolverando a centrocampo il “sempreverde” Nando Ruffini. Il primo tempo dei biancoscudati è inguardabile: la Cremonese va in vantaggio con lo sloveno Florjancic dopo una dormita colossale di Rossini, Franceschetti e Matrecano; ed il Padova non sembra in grado di riorganizzarsi contro una squadra assolutamente alla portata. Nella ripresa ci pensa Nanu Galderisi: prima si procura e trasforma il rigore del pareggio, poi offre un pallone d’oro per l’inserimento di Boban che segna il gol del 2-1 finale. Una vittoria storica, dal momento che il Padova a Cremona non aveva mai vinto, ed è oltretutto la prima vittoria in trasferta del campionato, che permette di tenere lontano temporaneamente le rivali: il Cagliari che travolge la Fiorentina, ed il Verona che supera il Parma; mentre la vittoria del Foggia nel derby pugliese contro il Bari sembra aver firmato la condanna anche dei galletti, oltre ad aver inguaiato la Fiorentina… Le notizie sugli ennesimi incidenti che hanno coinvolto la tifoseria biancoscudata fanno quasi passare in secondo piano le dichiarazioni di Bierhoff, che fa quasi capire che non vuole rimanere a Padova. Si parla sempre più di forti contrasti con Colautti, nonostante sia la società che lo spogliatoio smentiscano a più riprese queste voci. Ma la vera “tegola” arriva nel corso della settimana che anticipa la partita con l’Inter all’Appiani: nell’arco delle indagini di Tangentopoli, la magistratura ha sequestrato il cantiere del nuovo stadio di Padova per presunte irregolarità amministrative. E sempre nell’arco di questa inchiesta, sono stati raggiunti da avviso di garanzia gli onorevoli padovani Settimo Gottardo e Sergio Verrecchia. Negli ambienti della tifoseria si comincia a pensare che questa ennesima “tegola” determinerà in maniera negativa l’esito del campionato del Padova.

Domenica 5 aprile 1992, Padova-Inter. Piove a dirotto fino a mezzora dall’inizio della partita, ma l’atmosfera è molto calda anche in virtù dei fatti accaduti nella partita d’andata. Per l’occasione, gli ultras hanno allestito una coreografia fatta di guanti di gomma bianchi e rossi in Curva Nord (Idea che qualche anno più tardi verrà ripresa anche dai laziali), e prima della partita si discute molto se sia il caso di mostrarla o meno, viste le condizioni climatiche. Quando, mezz’ora prima del fischio d’inizio, il sole fa capolino, il grosso degli ultras entra allo stadio per allestire la coreografia; ma questo si rivelerà un errore: dieci minuti prima della partita infatti un gruppo di 50 interisti si presenta al chiosco di Santa Giustina, deciso a regolare i conti aperti nella partita d’andata. Il grosso dei ragazzi della Nord è dentro, i pochi presenti fuori tentano di imbastire una qualche forma di resistenza, ma vengono spazzati via dalla maggiore organizzazione e decisione dei nerazzurri, che oltretutto sono molto ben “attrezzati”: un paio di ragazzi di Padova riporteranno ferite da armi da taglio, ferite lievi per fortuna, ma durante la partita si diffonde la voce che uno dei due sia ricoverato in ospedale in fin di vita e questo avrà un peso determinante sugli eventi di quel giorno…

Sul campo, i biancoscudati appaiono più in palla e brillanti del solito, ma non è giornata: dopo appena sei minuti, cross di Boban e stacco di testa perfetto di Bierhoff con Zenga che non ci arriva. Padova in vantaggio, ma l’arbitro inspiegabilmente annulla su segnalazione del guardalinee. Non si capisce cosa avesse visto il guardalinee: la sera durante la trasmissione “Pressing”, Maurizio Pistocchi mostra come Bierhoff e Ferri si trattengano reciprocamente. Probabilmente il tedesco si è poi liberato in maniera irregolare del suo avversario, ma rimangono i dubbi.
Alla mezz’ora l’Inter va in vantaggio con un gran gol di Nicola Berti su una corta ribattuta della difesa padovana. Un gran gol rovinato da un’esultanza polemica, col centrocampista nerazzurro che porta l’indice alla bocca come a zittire il pubblico, facendo salire ancora di più la rabbia. Il Padova si riversa in attacco, Galderisi va giù in area ma l’arbitro lascia correre, ed il pubblico comincia ad incazzarsi. All’intervallo il Cagliari sta pareggiando a Parma, ed in questo momento avrebbe raggiunto il Padova al quint’ultimo posto, l’ultimo utile per la salvezza. Ad inizio ripresa Boban prende palla leggermente spostato sulla destra, avanza verso l’area, triangola con Galderisi e trafigge Zenga in uscita: 1-1! Il pubblico dell’Appiani grida alla rimonta, ma non ha fatto i conti con Pezzella di Frattamaggiore, l’arbitro dell’incontro che si erge a protagonista: prima una percussione di Galderisi in area viene fermata da Dino Baggio che sgambetta nettamente “Nanu”, sarebbe rigore netto ma l’arbitro ha la bella idea di ammonire Galderisi per simulazione; poi dopo due minuti caccia lo stesso Galderisi per somma di ammonizioni in seguito ad un battibecco con Riccardo Ferri. Il pubblico a questo punto perde la calma, in campo vola di tutto ed un oggetto va a centrare in testa il guardalinee appostato sotto la Gradinata. Pezzella decide di invertire i due guardalinee, ma i lanci di oggetti non si placano, soprattutto verso Zenga, un altro “grande professionista” che col suo atteggiamento provocatorio non fa altro che infastidire il pubblico. Ad un quarto d’ora dalla fine Davide Fontolan, entrato al posto di Massimo Ciocci, si presenta solo davanti a Lorieri che lo stende. Rigore ed ammonizione per Lorieri. Decisione sacrosanta, ma il pubblico ormai è inviperito. Lothar Matthaeus trasforma il rigore della vittoria nerazzurra, e Zenga non si trattiene, esultando sarcasticamente rivolto alla Curva Nord. Da quel momento gli piove addosso di tutto, perfino alcuni fumogeni che costringono Pezzella a sospendere la partita per due minuti, con decine di tifosi appesi alla rete. I carabinieri provano ad effettuare una carica di alleggerimento ma vengono praticamente spazzati via dagli ultras inferociti. Giordani dalla panchina si alza andando a parlare sotto la Nord, e gli animi sembrano chietarsi un attimo. Ma è solo un’illusione: finita la partita centinaia di tifosi, anche tifosi pacifici e non violenti, attendono l’arbitro all’uscita degli spogliatoi; nel mentre circa 300 ultras cercano di raggiungere il settore interista, incazzati per quanto successo nel prepartita. per circa mezzora lacrimogeni e sassi volano come le mosche, ma un’altra carica di alleggerimento la debbono effettuare i carabinieri per far uscire Pezzella. Il bilancio della giornata è pesante: decine di feriti, tre arresti, danni alle infrastrutture per milioni; e la quasi sicura squalifica dell’Appiani per la recidività. La polizia ferma ed identifica addirittura una ventina di minorenni che si erano nascosti durante gli incidenti del post partita nell’androne di un palazzo, che verranno tutti denunciati e diffidati; tanto per dare l’idea del clima di caos e della rabbia cieca per quella che tutti definiscono una rapina.

Il giorno dopo il Mattino di Padova esce con in prima pagina l’articolo: “Padova derubato, ora per la salvezza serve un miracolo”. Ancora più esplicito il Gazzettino che riporta un eloquente “Pezzella batte Padova 2 a 1”. Da più parti a Padova si dice che “Non ci vogliono in A!”, lo dice anche Lorenzo Petiziol nel corso della trasmissione Fuorigioco. Ma ci sono anche duri atti d’accusa contro i tifosi. “Basta scuse ed ipocrisie, parliamoci chiaro: chi ha provocato gli incidenti contro l’Inter non vuole il bene del Padova! E non c’è arbitraggio che tenga per giustificare un clamoroso autogol da parte dei tifosi. E’ improbabile che quanto accaduto non abbia conseguenze sul destino del Padova: vorrà dire che a maggio, sapremo chi ringraziare. Ma la Questura, la Società ed anche la parte sana della tifoseria organizzata, che ben conoscono questo gruppo di teste calde, hanno più che mai il dovere di isolarle. Ne va del futuro stesso del Calcio Padova”, sono le parole di Stefano Edel sul Mattino. Ancora più esplicito Egle Luca Coco sul Gazzettino: “Il solito manipolo di imbecilli, che però questa volta ha fatto danni molto più grossi, che pagheremo tutti. Questi tifosi, è bene chiarirlo, col loro comportamento hanno quasi condannato il Padova alla retrocessione in serie B!”. Nel frattempo la questura indaga sugli incidenti: l’arresto di tre ragazzi ed il fermo di venti viene presentato all’opinione pubblica come un grande risultato, ignorando (o fingendo di ignorare) che quella ventina di ragazzi sono tutto tranne che temibili teppisti: molti stavano aspettando il bus o guardando gli incidenti e si sono ritrovati coinvolti per caso, addirittura qualcuno nemmeno frequentava lo stadio. Viene anche annunciato che a partire dalla stagione 1992/93 verrà messo all’interno dell’Appiani un impianto di videosorveglianza per vigilare sulle gradinate, in attesa dello stadio nuovo che non si sa quando e se ci sarà…
Nel frattempo arrivano i provvedimenti del Giudice Sportivo: l’Appiani viene squalificato per una giornata, così come un turno di stop tocca anche a Nanu Galderisi. Bisogna trovare uno stadio disponibile per disputare la partita col Cagliari, ad almeno 100 chilometri da Padova: la scelta ideale sarebbe Bologna, ma quel giorno i rossoblù affrontano in casa l’Udinese; e così alla fine la decisione ricade sul “Friuli” di Udine.

Nel frattempo si va a Torino contro la Juventus, ed arriva la seconda sconfitta consecutiva. La bufera mediatica si fa sentire: sono meno di 400 i tifosi che affrontano il viaggio fino al Delle Alpi. Anche contro l’undici di Trapattoni, i biancoscudati tengono bene il campo, si rendono pericolosi in un paio di occasioni con Bierhoff e con Del Piero (messo in sostituzione di Galderisi), ma pagano la prestazione incolore di Boban; ed alla fine debbono capitolare su gol di Gigi Casiraghi. La classifica diventa preoccupante, perchè pareggiando in casa contro il Genoa, il Cagliari sopravanza di un punto i biancoscudati, che, se il campionato finisse oggi, sarebbero in serie B. Per questo motivo la partita contro i rossoblù il sabato di Pasqua diventa un vero e proprio scontro diretto. Tutta la tifoseria si mobilita per non far mancare l’apporto a Bierhoff e company in quel di Udine: fra treno, pullman e auto private, saranno almeno 7.000-8.000 i padovani presenti al “Friuli”. Così tanti non si vedevano dalla trasferta di Lucca, l’ultima di campionato in serie B. Le difficoltà però sono enormi: il Cagliari è una squadra coriacea, che si chiude bene e sa ripartire altrettanto bene. Ed i rossoblù vanno in vantaggio grazie al “puntero” Fonseca ad inizio ripresa. Le cose si mettono malissimo, ma a questo punto salgono in cattedra i giocatori di maggior classe dell’undici biancoscudato: lancio preciso di Boban in area per Bierhoff, che anzichè schiacciare di testa in porta fa da “sponda” per l’accorrente Galderisi che ha tutto il tempo di controllare la palla ed infilare Ielpo in uscita. Finisce 1-1, risultato che non cambia la classifica ma che obbliga i biancoscudati a non commettere ulteriori passi falsi. A cinque giornate dalla fine la classifica vede il Cagliari a 23 punti, Padova 22, Bari e Verona 19, Cremonese 17. Ormai è chiaro che il discorso salvezza è una corsa a due fra rossoblù e biancoscudati.

Una settimana dopo i biancoscudati vanno a sbancare lo stadio del Bari, ormai condannato alla retrocessione: Padova in vantaggio con un gran gol di Boban nel primo tempo, raddoppio a due minuti dalla fine di Rizzolo, entrato al posto di Bierhoff, che sfrutta bene un’azione di contropiede e marca la sua seconda rete stagionale. Esultano i 150 tifosi presenti al San Nicola, anche perchè il Cagliari è bloccato sul pareggio dal Napoli, ed ora le due squadre sono nuovamente a pari punti in classifica. Domenica 3 maggio è il giorno del derby veneto: arriva il Verona all’Appiani, in una partita drammatica che potrebbe significare la retrocessione in serie B per gli scaligeri. I gialloblù arrivano accompagnati da 1500 tifosi, la partita è considerata ad altissimo rischio, e la questura patavina predispone un servizio d’ordine straordinario, con centinaia di agenti ed addirittura un elicottero. Da parte padovana i pochi biglietti acquistabili vengono bruciati il primo giorno di prevendita. Del resto, è una cosa successa spesso quest’anno. L’Appiani si presenta gremito, ad eccezione della curva ospiti, dove sono solo 1500 i veronesi su una capienza totale di 2.500 posti (comunque tanti, per una squadra che ha un piede e mezzo in B). Non c’è particolare enfasi nel voler cercare il contatto con gli ospiti, del resto l’operazione della questura lascia poco spazio all’immaginazione, ma qualche scaramuccia succede ugualmente all’arrivo allo stadio dei gialloblù. All’entrata in campo, la Nord si compone di tanti cartoncini che vanno a formare la scritta “Serie A” rossa su sfondo bianco. Ma l’inizio come al solito non è dei migliori, ed a passare in vantaggio è il Verona con un gol su punizione dell’asso serbo Dragan Stojkovic, martoriato dagli infortuni eppure dotato di una classe immensa. Sul finire del primo tempo, ancora un lancio per Bierhoff che la “spizza” di testa per Totò Benarrivo che, solo davanti a Gregori, viene sgambettato da tergo dal difensore Polonia. Rigore piuttosto netto: va sul pallone lo specialista Galderisi, ma Gregori intuisce il tiro. Nulla di fatto. Si va al riposto col Verona in vantaggio, mentre il Cagliari pareggia a Cremona. E’ una situazione drammatica. Nella ripresa subentra Del Piero per Galderisi, allo scopo di portare un pò di freschezza al reparto. Ma il risultato non si sblocca. La svolta arriva a 15 minuti dalla fine: Del Piero, su lancio di Longhi, supera in velocità Calisti che lo stende. Cartellino rosso per il difensore gialloblù, ed in superiorità numerica il Padova si riversa tutto all’attacco, sospinto dal pubblico. Il gol del pareggio arriva a 4 minuti dalla fine, ed a siglarlo è un difensore: Marco Franceschetti, che così suggella una stagione di esordio in serie A molto positiva. 1-1. Ma non basta perchè il Cagliari nel frattempo è andato in vantaggio a Cremona. Ed allora il gol della vittoria arriva a un minuto dalla fine: tiro di Benarrivo, respinge Gregori, batti e ribatti confuso in area, la palla esce e viene raccolta da Boban che prende la mira e spara una cannonata all’incrocio su cui Gregori non può far nulla. 2-1, Verona in serie B, Padova che ancora è in corsa. Al triplice fischio alcune decine di tifosi invadono il campo per festeggiare, provocando gli scaligeri, e la polizia deve far uso di una carica di alleggerimento. I sostenitori gialloblù sfogheranno la rabbia durante ritorno in stazione, tirando oggetti alle auto e scontrandosi con le forze dell’ordine poco prima di prendere il treno. Gruppetti di padovani, nelle vie laterali della zona degli ospedali, tentano di venire a contatto ma non c’è niente da fare. La vittoria del Cagliari a Cremona mantiene la classifica in equilibrio, ma poco importa: alla fine il Padova è vivo, ed ora bisogna andare in massa a Roma!

Domenica 10 maggio 1992, ore 8.30: una carovana di 18 pullman organizzata dal Coordinamento Clubs Biancoscudati si muove dallo Stadio Appiani alla volta della Capitale. Un’altra decina di bus viene organizzata da clubs o gruppi di persone “autonomi”, per un totale di 28 pullman. Mezz’ora più tardi parte anche il treno speciale da 800 persone degli Ultras dalla stazione. Secondo le stime, il numero dei supporters biancoscudati presenti all’Olimpico si aggirerà intorno alle 2.500 unità, numero di tutto rispetto considerata anche la distanza. Fra le due tifoserie si instaura un rapporto di simpatia reciproca, anche se non nasce un vero e proprio gemellaggio. La Roma, dal canto suo, lotta per un posto in Europa e non può concedere alcun regalo ai biancoscudati. Ed i giallorossi partono subito forte con una gran progressione di Voeller ed un tiro da fuori sul quale Lorieri si supera. Cinque minuti più tardi, ancora il portierone biancoscudato salva di piede su Rizzitelli. I biancoscudati si affacciano nell’area avversaria solo al ventesimo: cross di Di Livio, Bierhoof la spizzica di testa, Cervone è spiazzato ma la palla termina a lato di un soffio sul lato opposto. al 35′ i biancoscudati reclamano il rigore: Boban avanza e tira una bordata da fuori area, Cervone si distende ma non riesce a trattenere il pallone, si fionda Galderisi vistosamente spinto da Garzya, grandi proteste padovane ma l’arbitro Felicani di Bologna lascia correre. Prima dell’intervallo, ancora una parata di Lorieri su una deviazione sotto misura di Rizzitelli su cross di Salsano. Il primo tempo si chiude a reti inviolare, ed anche Cagliari e Bari al S.Elia sono ancora in una situazione invariata.
Al 15′ della ripresa arriva il gol della Roma: calcio d’angolo di Haessler, colpo di testa di Carnevale entrato cinque minuti prima al posto di Salsano, la palla finisce sui piedi di Amedeo Carboni che la tocca piano infilando Lorieri. Protestano i giocatori del Padova per un fuorigioco che sembra non esserci. Dopo nemmeno due minuti è Carnevale che si divora letteralmente il gol del raddoppio a tu per tu con Lorieri. Nel frattempo il Bari sta clamorosamente vincendo a Cagliari, perdere quest’occasione sarebbe uno spreco incredibile… Colautti prova a mischiare le carte: via Longhi, centrocampista, dentro Del Piero. Ma la situazione sembra precipitare negli ultimi 10 minuti di gioco: prima viene espulso Rossini per doppia ammonizione, poi Voeller in solitaria supera Lorieri che lo stende. Rigore sacrosanto. Va sul dischetto Rizzitelli, che tira forte ma non angolato, Lorieri intuisce e salva la partita ed il campionato del Padova. Minuto 89: Del Piero sulla sinistra per l’accorrente Benarrivo, cross di quest’ultimo per Bierhoff che salta di testa sovrastando Aldair e Comi; ma la palla picchia sotto la traversa, rimbalza sulla linea e sta per uscire verso il campo. E qui si avventano in diversi sulla palla: Cervone stesso, Bierhoff, Comi ed Aldair. Ma ne arriva uno che anticipa tutti, ed insacca il gol del preziosissimo pareggio: è Nanu Galderisi! Nel settore ospiti è l’apoteosi, mentre tutta la squadra si precipita a festeggiare sotto i 2.500 padovani. Al fischio finale è tutto l’Olimpico a tributare omaggio al Padova ed ai padovani con un lungo applauso, forse il momento più bello e significativo dell’intera stagione. Qualche semplice tifoso delle due squadre scambia anche la sciarpa al divisorio fra settore ospiti e curva nord, ma è un gesto che non viene molto apprezzato dagli ultras… Mentre ci si appresta a risalire in treno o pullman per il viaggio di ritorno, giunge la notizia del pareggio del Cagliari in pieno recupero: molti si disperano, poteva essere l’occasione buona per l’aggancio, ma non se ne fa niente. Ad ogni modo, i rossoblù non possono dormire sonni tranquilli: domenica 17 saranno a Torino contro la Juventus, mentre il Padova riceverà il Parma a domicilio. Entrambe squadre che non hanno più molto da chiedere al campionato…

La partita col Parma si avvicina in un’atmosfera di attesa febbrile: bruciati nel giro di un paio d’ore i pochissimi biglietti disponibili, cominciano a circolare in città tagliandi falsi ed addirittura biglietti della Curva Sud, riservata ai tifosi del Parma. Così già al martedì viene predisposto un maxischermo al Palasport San Lazzaro. Ultras e Coordinamento Clubs Biancoscudati preparano 16.000 bandierine bianche e rosse di varie dimensioni. Nel Padova mancherà Rossini, espulso a Roma, e quindi la guardia del temuto Sandro Melli sarà affidata a Luca Luzardi. Per il resto la squadra è in palla e bella carica. Il Parma, fresco vincitore della Coppa Italia, non ha più niente da chiedere alla stagione, e scende in campo dismesso. Dopo 25 minuti Oliver Bierhoff stacca di testa su calcio d’angolo di Longhi ed infila la palla nell’angolino alla destra di Taffarel. Al decimo del secondo tempo, azione di contropiede condotta da Benarrivo, che va via velocissimo sulla sinistra e serve Nanu Galderisi liberissimo a centro area che con un tocco sotto scavalca Taffaerl in uscita. L’Appiani è una bolgia, mentre il Parma accorcia le distanze all’88’ con Osio. Si attendono solo buone notizie da Torino: con la Juventus in vantaggio fino a cinque minuti dalla fine, che viene raggiunta da un colpo di testa di Fonseca. 1-1 finale. Una vittoria dei bianconeri avrebbe praticamente condannato il Cagliari, che ora dovrà vincere contro la Lazio in casa e sperare che il Padova non vada oltre al pareggio sul campo del Torino, per poter sperare almeno di accedere allo spareggio.

Ultima di campionato, domenica 24 maggio 1992: con il Milan già campione d’Italia, Juventus, Torino e Napoli già sicure di un piazzamento Uefa e Cremonese, Verona e Bari già retrocesse in B; rimangono solo da assegnare il quarto posto per l’Europa (in corsa Roma e Sampdoria) e l’ultimo posto disponibile per la salvezza (in corsa appunto Padova e Cagliari). Rossoblù e biancoscudati affrontano rispettivamente la Lazio in casa ed il Torino in trasferta, entrambe squadre che non hanno più molto da chiedere al campionato. Leggermente più complicato l’impegno del Padova, che affronta una squadra ostica che solo pochi giorni prima ha mancato per un soffio la vittoria di Coppa Uefa ai danni dell’Ajax. 5.000 tifosi si mobilitano per la sfida al Delle Alpi. La solita macchina organizzativa perfetta, che mai come quest’anno è stata il dodicesimo uomo: ben 40 pulman riempiti dai club, più un treno speciale da 1300 posti per la curva. Dopo un pò di tempo si rivedono all’opera anche i “50 di Milano”, che nel prepartita riescono ad aggirare la scorta giungendo nei pressi del bar ritrovo dei granata. Qualche minuto di faccia a faccia, poi l’accorrere di un gran numero di persone dalla vicina Curva Maratona obbliga i nostri ad indietreggiare. Forse è stato fatto il passo più lungo della gamba, e forse proprio questo fatto porterà nei mesi successivi ad “spaccatura” in curva. Ma questo è un altro paio di maniche…

La partita si mette subito male per il Padova: alla mezz’ora di gioco Lentini, futuro acquisto del Milan, scende sulla destra e mette a centro area un pallone sul quale svetta Casagrande… si, proprio la punta brasiliana che l’anno prima si giocò con la maglia dell’Ascoli lo spareggio per salire in A! La girata di testa del brasiliano è precisa, la palla colpisce il palo e termina in rete eludendo il tuffo di Lorieri. Torino 1 Padova 0. Il Cagliari nel frattempo vince contro la Lazio. Le cose si mettono male, ma nella ripresa sarà proprio la magica coppia “Bo.Bi.”, Boban e Bierhoff, due dei maggiori protagonisti della stagione, a rimettere in carreggiata la partita: il croato va a recuperare un pallone che sta uscendo proprio all’angolo sulla sua destra, chiuso da due difensori granata; si libera elegantemente di entrambi, e mette al centro un pallone basso su cui Bierhoff calcia di prima intenzione all’incrocio dei pali. 1-1. Mancano ancora 20 minuti alla fine. Ormai lo spareggio col Cagliari sembra materializzarsi. Ma a due minuti dalla fine Di Livio servito da Boban mette un pallone invitante in area, Bierhoff spizza di testa per Galderisi che gira di prima intenzione: Marchegiani si tuffa ma non trattiene, arriva come un fulimine Totò Benarrivo ed insacca il 2-1 che significa salvezza del Padova.
E’ l’apoteosi, con i cori dei 5.000 padovani che ammutoliscono il Delle Alpi, ed un lungo recupero che sembra non finire mai. Al triplice fischio è festa grande sotto il settore ospiti, con le lacrime di chi come Totò Benarrivo è ormai destinato a lasciare Padova ma ha voluto accomiatarsi segnando il gol che è valso la serie A per il secondo anno consecutivo. Il post partita verrà ricordato soprattutto per gli incidenti che causeranno i tifosi granata, che aggrediranno diversi padovani giunti in auto, ed i tifosi biancoscudati con la polizia alla stazione di Torino Porta Nuova.
Da domani però bisogna programmare una nuova stagione in serie A, e sarà veramente un altro giorno…

Potrebbero interessarti anche...

Translate »
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: