L’ucronìa è un genere di narrativa fantastica basata sulla premessa generale che la storia del mondo abbia seguito un corso alternativo rispetto a quello reale. Proviamo ad immaginare che la storia del Padova, in alcuni momenti, sia andata diversamente rispetto alla realtà.

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Stagione 1991/92 – girone d’andata

(Nella foto in alto, Zvonimir Boban, uno degli acquisti più determinanti per il Padova nel campionato ucronico 1991/92)

L’entusiasmo scaturito dalla promozione in A ottenuta allo spareggio di Bologna, fa si che nell’estate del 1991 (e per molti anni a seguire) si respiri in città quasi una sorta di “adorazione collettiva” per i biancoscudati: basta girare per il centro per accorgersi di come tutti quanti indossino la maglia del Calcio Padova o degli ultras, o la sciarpa nei mesi invernali, basta osservare come le vetrine dei negozi siano tutte rigorosamente allestite con i colori bianco e rosso o come tutti gli esercizi pubblici come bar o ristoranti espogano gadget come gagliardetti, sciarpe o maglie da gioco biancoscudate. Quell’estate, basta recarsi nelle località di villeggiatura preferite dai padovani come Sottomarina o Asiago per vedere come spesso e volentieri la movida sia interrotta da ragazzi che intonano cori per il Padova.
Ma l’entusiasmo non basta, in quanto la serie A bisogna mantenerla. Ne è cosciente Marino Puggina, che fin dal giorno successivo allo spareggio di Bologna dichiara che “Siamo una città da serie A e lo sapremo dimostrare nei prossimi anni!”;  ne è cosciente Piero Aggradi, pur sapendo del budget risicato e della necessità di dover trovare buoni giocatori con poche risorse, ma non è un problema dal momento che il Diesse è sempre stato abituato a lavorare così. C’è inoltre la grana dello stadio, dal momento che l’Appiani presenta diverse criticità per quanto riguarda l’ordine pubblico ed il nuovo stadio nel 1991 è ancora in alto mare.
La politica locale ovviamente è chiamata a dare delle risposte: Sabato 29 giugno in Piazza dei Signori, durante la festa organizzata per celebrare la promozione in serie A, il sindaco Giarretta promette davanti ad almeno 3.000 tifosi in festa che “Entro l’anno solare 1992 giocheremo nel nuovo stadio!”. Applausi. Ma la realtà è ben diversa, e chi sa di politica sa anche che dire “entro 1 anno” per un politico, equivale nella realtà a 3-4 anni di tempo. C’è pertanto da adattare l’Appiani, almeno per il primo anno di serie A: via prima di tutto la mitica “Curva de toe”, al suo posto viene eretta una nuova struttura in tubi innocenti che forma un tuttuno col parterre della Nord fino a terra e si alza fino all’altezza della prima Curva Nord degli anni dal 1982 al 1985. Capienza totale: 2500 posti, in deroga. Anche per la Sud, regno degli ospiti ci sono delle novità: il muretto che delimita la curva sud in alto viene abbattuto e la struttura allungata con i tubi innocenti fino a raggiungere i 2500 posti di capienza, diventando così una struttura unica, distaccata dal pezzetto di Distinti che fino all’anno precedente fungeva da settore ospiti “aggiuntivo”. Curva che esternamente obbliga a chiudere il tratto di Via Marghera che passava dietro l’Appiani, andando quasi a congiungersi con la collinetta del Parco Appiani attiguo. Cambia pertanto tutta la viabilità esterna: gli ospiti dalla stazione vengono portati in autobus fino alla circonvallazione, poco dopo gli impianti del CUS Padova, da dove vengono fatti accedere al settore ospiti attraverso il tunnel che passa sotto la collinetta del Parco Appiani. Per i locali una grande area di parcheggio viene aperta subito dietro la Nord (Piazzale Nereo Rocco, che nella realtà attuale si chiama Piazza Rabin, n.d.r.) ma la stragrande maggioranza arriva con mezzi pubblici e continua a parcheggiare dove gli capita.

La capienza del “nuovo Appiani” viene portata da 14.500 a 18.000 circa. Durante l’estate vengono sottoscritti oltre 11.000 abbonamenti, record assoluto, e d’altra parte l’entusiasmo è veramente alle stelle… Intanto in via Sorio si lavora per allestire la squadra: Piero Aggradi riesce nell’impresa di trattenere i “gioielli” Benarrivo e Di Livio, mentre non c’è niente da fare per Demetrio Albertini che ritorna alla casa madre del Milan. Tuttavia nell’altra sponda di Milano, quella nerazzurra l’acquisto di Darko Pancev fa si che venga dirottato a Padova un giovane semisconosciuto centravanti tedesco, giudicato troppo lento dal neo allenatore dell’Inter, Corrado Orrico: il suo nome è Oliver Bierhoff! Dall’Inter arriva anche in prestito il terzino dell’Under 21 Stefano Rossini, mentre dalla Turris in C1 arriva il giovane Salvatore Matrecano, sul quale c’era l’interesse anche del Foggia di Zeman. Sempre per la difesa, dal Brescia arriva il giovane Luca Luzardi, anche lui in odore di Under 21. In porta invece arriva proprio dall’Ascoli quel Fabrizio Lorieri che con le sue parate ha rischiato di togliere la promozione ai biancoscudati, mentre Guido Bistazzoni finisce proprio nelle marche a fare da “chioccia” al giovane Bonaiuti. Infine a centrocampo arrivano due giocatori semisconosciuti: Marco Franceschetti dal Pergocrema e Gaetano “Jimmy” Fontana dal Catanzaro. Infine dalla primavera viene aggregato anche un giovane di cui si parla gran bene e sui cui c’è già un’opzione della Juventus: Alessandro Del Piero, ed insieme a lui il compagno di squadra Gianluca Zattarin. Salutano la compagnia, oltre a Bistazzoni ed Albertini, Giacomo Murelli, Carmine Parlato e Roberto Putelli, mentre Max Rosa va in prestito in serie B al neopromosso Venezia insieme al giovane Montrone. La rosa biancoscudata pertanto è composta dai portieri Dal Bianco e Lorieri; i difensori Benarrivo, Luzardi, Matrecano, Ottoni, Pasqualetto, Rossini e Zattarin; i centrocampisti Boban, Di Livio, Fontana, Franceschetti, Longhi, Nunziata Ruffini; e gli attaccanti Bierhoff, Del Piero, Galderisi, Maniero e Rizzolo. Ad onor del vero sono pochi coloro che credono che i biancoscudati riusciranno a dire la propria anche solo per la salvezza, e molti danno il Padova già come sicuro retrocesso

Domenica 1° settembre comincia il campionato, con quello che più che un match d’esordio sembra un test: all’Appiani arriva il Milan! I biancoscudati si presentano con la seguente formazione: Lorieri, Rossini, Benarrivo, Zanoncelli, Ottoni, Franceschetti, Di Livio, Nunziata, Galderisi, Longhi, Bierhoff. A disposizione: Dal Bianco, Luzardi, Matrecano, Fontana e Rizzolo. Si pensa ad una goleada rossonera già al 3′ quando Ruud Gullit scende sulla destra e serve un cross al centro per Van Basten che in sforbiciata insacca il gol del vantaggio. A metà del primo tempo, un’altra tegola: si fa male capitan Ottoni, al suo posto entra Luzardi. Lorieri si supera in almeno tre occasioni nel primo tempo, due su Van Basten ed una su Donadoni, impedendo al Padova di capitolare. Ma poi, come spesso succede, i biancoscudati prendono pian piano le misure ai fenomeni rossoneri. Luzardi riesce a controllare Van Basten, Rossini contiene egregiamente Gullit. Sulla fascia destra Di Livio mette in serie difficoltà Maldini (che anni dopo dichiarerà che è stato il giocatore che ha sofferto di più nella sua carriera) mentre dalla parte opposta Benarrivo fa impazzire Tassotti e Donadoni. Il Padova stupisce il Milan, il pubblico è entusiasta. Poi succede quello che non ti aspetti: entra Rizzolo al posto dell’evanescente Bierhoff, e dopo appena due minuti su un cross dalla destra sbuca tutto solo davanti a Pazzagli, prendendo in contropiede l’intera difesa milanista (Tassotti, Baresi, Costacurta e Maldini; mica pizza e fichi!). E’ il gol del pareggio, per poco l’Appiani non crolla! Sull’onda dell’entusiasmo il Padova attacca ancora, ma i fuoriclasse della difesa rossonera non si faranno più cogliere impreparati, ed anzi a due minuti dalla fine uno svarione difensivo mette il neo entrato Massaro a tu per tu con Lorieri, che nulla può fare per impedire il gol del 2-1. Gela l’Appiani, i tifosi hanno assaporato a lungo l’impresa, ma la sensazione diffusa è che la squadra abbia delle buone basi e possa giocarsela con chunque.
Tre giorni dopo il Padova all’Appiani supera il secondo turno di Coppa Italia, con un secco 3-0 ai danni del Bari (Di Livio, Fontana e Galderisi su rigore) con cui ribalta lo 0-1 subito all’andata ed accede al turno successivo. Sempre più addetti ai lavori si convincono della bontà della squadra a disposizione di Mister Colautti.
Domenica 8 settembre ecco la prima trasferta, contro l’Atalanta sul campo neutro di Monza. La tifoseria biancoscudata si mobilita ancora sulle ali dell’entusiasmo, portando circa 2.500 padovani al seguito unità grazie ai 20 pullman organizzati dal centro di coordinamento più un treno speciale da 800 posti per gli ultras, oltre alle tante auto private. Dall’altra parte gli atalantini sono più di 10.000. Con la tifoseria orobica esistono dei precedenti non proprio piacevoli risalenti a qualche anno prima, e gli ultras biancoscudati intendono dimostrare ai rivali che molte cose sono cambiate, oltre a volersi mettere un pò in mostra contro una tifoseria di grandissima fama: il corteo che porta gli ultras del Padova dalla stazione allo stadio è una replica di quello di Cremona qualche mese prima, seppur in tono minore, con diverse auto danneggiate e parecchia tensione con le forze dell’ordine, nel tentativo di provocare i bergamaschi, ma nel prepartita non succede niente di rilevante.
Sul campo il Padova va in vantaggio dopo 15′ grazie ad uno stacco imperioso di Oliver Bierhoff su assist di Nanu Galderisi. Ma la gioia dura poco ancora una volta: Claudio Caniggia prima trova il pareggio su un fuorigioco mal applicato dalla difesa biancoscudata, e poi si procura il rigore della vittoria trasformato dal padovano Carlo Perrone. E’ evidente che la squadra, seppur valida, ha dei problemi di tenuta. A pochi minuti dalla fine un oggetto lanciato dalla curva padovana colpisce il portiere atalantino Ferron che si accascia al suolo per un paio di minuti, prima di riprendere il proprio posto. Una cazzata che costerà alla società biancoscudata una multa salata più la “diffida” del campo di gioco (un provvedimento di avviso: al prossimo episodio simile l’Appiani verrà squalificato); ma per gli atalantini l’ennesima provocazione: al triplice fischio, centinaia di ultras bergamaschi si riversano in strada scontrandosi con le forze dell’ordine per tentare di raggiungere il settore ospiti. Anche i nostri tentano di uscire ma la Curva Nord (quella assegnata ai padovani) è completamente blindata e non si può fare molto. Alcuni biancoscudati riescono a danneggiare i bagni del Brianteo, polizia e carabinieri operano una carica nell’antistadio ma tutto finisce li. Per modo di dire: finita la partita una ventina di ragazzi della Nord riescono ad eludere le forze dell’ordine trovandosi faccia a faccia con un centinaio di atalantini in una via attigua allo stadio. Lo scontro che ne segue è impari, anche se i nostri si battono da leoni, ma vengono condannati dai numeri in campo. Anche alcuni padovani giunti in auto subiscono l’ira dei bergamaschi, che riescono a sottrarre un drappo di un club, ma i danni più importanti li subiscono le macchine targate PD. Fra cui quella dell’inviato del Mattino di Padova, Stefano Edel, che racconterà la sua esperienza la sera stessa in collegamento su “Fuori Gioco”, asserendo che per un attimo “ha pensato di morire”, con Lorenzo Petiziol che in diretta risponde testualmente: “Noi siamo sicuri che la costruzione del nuovo stadio di Padova risolverà molti degli attuali problemi di ordine pubblico!” (?!?!?). Nella settimana seguente la Questura di Milano dà notizia di cinque tifosi biancoscudati e 13 atalantini denunciati per i danneggiamenti allo stadio Brianteo. Il Questore, informato della notizia dai giornalisti locali, annuncia che “Abborderemo delle sdraordinarie misure di sigurezza in oggasione delle bardide gasalinghe e delle drasferde della difoseria badovana”. La domenica successiva, sono circa 500 i tifosi (con 8 pullman, di cui 4 solo della curva) che accompagneranno il Padova a Genova contro il Grifone rossoblù, dove i biancoscudati subiscono la terza sconfitta consecutiva (0-2) e stavolta senza brillare. Tre punti, zero partite, ambiente in subbuglio. Puggina e Giordani nel frattempo tranquillizzano la stampa: Mario Colautti sarà l’allenatore del Padova fino a fine stagione, qualsiasi cosa succeda. Nel frattempo al quarto turno arriva il primo punto stagionale: 0-0 all’Appiani contro la Lazio, con Galderisi che si fa parare un rigore dal portiere laziale Fiori. Arrivano anche le “sdraordinarie misure di sigurezza” previste dalla questura: divieto assoluto di vendita di alcoolici dentro lo stadio Appiani e nei locali entro 500 metri dallo stadio stesso. Alcuni tifosi vengono scoperti nella zona dell’istituto Marconi a bere in un bar che non aveva rispettato il divieto, ed il locale viene chiuso per un mese.
La settimana successiva nuova trasferta a Genova contro la Sampdoria: Vialli, Cerezo e Mancini firmano la netta vittoria blucerchiata, Galderisi su rigore può solo salvare la bandiera. I tifosi questa volta sono meno di 300, segno che l’entusiasmo sta cominciando a svanire.

Domenica 6 ottobre arriva il Napoli all’Appiani, accompagnato dal consueto codazzo di bagarini e da qualche pizzaiolo che crede di essere a casa sua ma dovrà ben presto cambiare opinione. L’ambiente tuttavia non è dei migliori: una decina di ragazzi, identificati presso il bar dell’Istituto Marconi prima della partita contro la Lazio, vengono convocati in questura il mercoledì e diffidati per un anno, senza che vi sia nessuna accusa specifica nei loro confronti se non il fatto di trovarsi in una zona di passaggio dei tifosi ospiti e di consumare alcoolici in barba al divieto. Altri cinque si vedono recapitare un’accusa di danneggiamento aggravato e una diffida di un anno a seguito dei fatti di Monza, per un totale di 15. Qualcosa di assurdo e spropositato per quegli anni (siamo ancora nel 1991!). E così gli ultras optano per lo sciopero del tifo nel primo tempo della sfida col Napoli: niente striscioni, niente bandiere, niente cori, solo un volantino firmato HAG Padova per spiegare la situazione… nella ripresa la Nord riprende il consueto incitamento, ma il Napoli conduce già per 2-0 e vincerà la partita per 3-1. Il giorno successivo divampano le polemiche sulla stampa locale, che accusa gli ultras di danneggiare la squadra col loro atteggiamento, appoggiata in questo dalla società. Gli ultras dal canto loro replicano accusando la questura e la prefettura di aver creato un clima di continua tensione e la società di non aver fatto nulla per tutelare la tifoseria. Di fatto è la prima volta che la tifoseria Padovana “sciopera” nei confronti delle forze dell’ordine, e la cosa non passa inosservata, anche in virtù del provvedimento preso dalla questura circa il divieto di vendita di alcoolici. Lunedì 14 ottobre una nota trasmissione televisiva locale, approfittando della pausa del campionato di serie A, mette a confronto le varie parti in causa: da una parte i responsabili della Curva Nord, dall’altra il vice prefetto che interviene telefonicamente, a fare da mediatori Mario Merighi del Coordinamento Clubs Biancoscudati e Sergio Giordani, ad del Calcio Padova. Gli ultras sostanzialmente ribadiscono la propria linea, assicurando da un lato che non faranno mai mancare il sostegno alla squadra, ma ribadendo la solidarietà incondizionata ai ragazzi diffidati senza prove. Dal canto suo la società teme una disgregazione del tifo organizzato in tanti microgruppi difficili da controllare, mentre Giordani e Merighi si offrono di fare da mediatori in certe situazioni.

Il Padova nel frattempo perde anche a Foggia (0-2), dove i 100 tifosi presenti espone due soli striscioni: “22/09/91: COLPEVOLI DI ESSERE AL BAR” e “NON DIFFIDERETE MAI LA NOSTRA FEDE”; e dopo sette giornate si ritrova in fondo alla classifica con appena un punto. Colautti viene nuovamente confermato in vista della gara interna con la Fiorentina, ma è una sorta di “ultimatum”, mentre la stampa locale fa il nome di Castagner come possibile sostituto. Anche il tedesco Bierhoff è al centro delle critiche per un rendimento ben al di sotto delle aspettative, escluso il gol fatto all’Atalanta. In vista della partita contro i Viola, mister Colautti deve fare i conti anche con il reparto arretrato in piena emergenza per le contemporanee assenze di Zanoncelli (squalificato) e del capitano Ottoni (infortunato). Ma il tecnico friulano non si perde d’animo e decide di provare come libero il neoacquisto Franceschetti, disegnando così una nuova difesa: Matrecano a destra, Rossini centrale, Benarrivo a sinistra. Davanti viene confermata la coppia Bierhoff-Galderisi, ma con una importante novità: alle spalle degli attaccanti infatti agirà il giovane Alessandro Del Piero, con Longhi spostato più indietro nel ruolo di regista. Domenica 27 ottobre all’Appiani, la Fiorentina si ritrova in vantaggio dopo dieci minuti con una prodezza del bomber Batistuta, nell’unica occasione in cui sfugge all’attenta guardia di Rossini. Ma è un caso, appunto: il Padova macina gioco, il giovane Del Piero impressiona tutti con le sue giocate, mentre dietro la difesa ben orchestrata da Franceschetti riesce a contenere le punte viola. Proprio un “numero” di Alex Del Piero mette il tedesco Bierhoff davanti al portiere Mareggini, che può fare ben poco per evitare il gol del pareggio: 1-1, con grandi lacrime del tedesco che finalmente si è sbloccato. Nella ripresa la Fiorentina rimane in 10, il Padova ha delle buone occasioni per raddoppiare sia con Bierhoff che con Galderisi ma non riesce a sfruttarle. E’ comunque un punto d’oro, anche se la classifica continua a piangere; sembra tuttavia che i biancoscudati stiano per trovare la quadratura del cerchio. E la quadratura arriva con la riapertura del mercato di riparazione, il 1° novembre: grazie ai buoni rapporti col direttore generale rossonero Ariedo Braida, Piero Aggradi riesce a farsi prestare un giovane centrocampista croato appena acquistato dalla Dinamo Zagabria, di nome Zvonimir Boban! Di lui si dice abbia un carattere difficile, ma in realtà seppur giovanissimo ha già la stoffa del leader: prende in mano il centrocampo biancoscudato fin dal primo giorno e da una bella registrata alla manovra, replicando in pratica quello che aveva fatto un anno prima Albertini.
Domenica 3 novembre arriva la Cremonese all’Appiani, in quello che è un vero e proprio scontro salvezza. Colautti conferma la formazione che ha ben figurato con la Fiorentina, con l’eccezione del Croato Boban, in campo dal primo minuto in cabina di regia, davanti la difesa. E’ un altro Padova, decisamente: il tedesco Bierhoff sblocca il risultato verso la fine del primo tempo di testa, dopo uno splendido cross pennellato dal neo-arrivato Boban. Boban mette lo zampino anche nel raddoppio dopo dieci minuti della ripresa, quando offre un pallone d’oro a Di Livio che in diagonale trafigge Rampulla. Il 3-0 arriva grazie ad un rigore procurato e trasformato da Nanu Galderisi. Per la Cremonese c’è appena il tempo di siglare il gol della bandiera. E’ un trionfo.
In città la “febbre biancoscudata” torna a salire, e così la trasferta di Milano contro l’Inter, domenica 17 novembre, mobilita circa 3.000 tifosi. Ultras e Centro di coordinamento decidono di organizzare la trasferta con un treno speciale per 1000 tifosi, ma la questura, memore di quanto accaduto recentemente nelle trasferte di Cremona e Monza e fedele alle “sdraordinarie misure di sigurezza“, decide di rilasciare il nulla osta agli organizzatori a precise condizioni: in treno si potrà salire solo dopo essersi muniti di biglietto per il viaggio e per l’ingresso allo stadio, i tifosi verranno perquisiti e controllati a terra prima di salire ed inoltre tutti i viaggiatori dovranno rilasciare le proprie generalità alle forze dell’ordine. Tutto ciò viene rifiutato sdegnosamente dagli ultras che parlano di “deportazione” e “schedatura preventiva”, ed invitano tutti i ragazzi della Nord a muoversi insieme a loro con mezzi propri. Tuttavia l’iniziativa riscuote discreto successo, ed il treno viene ugualmente riempito. Nella zona dello stadio di San Siro, circa due ore prima della partita, accade un fatto curioso: una cinquantina di tifosi padovani, non scortati dalla polizia, finisce nella zona del baretto punto di ritrovo degli ultras interisti. Ne nasce una collutazione, un padovano subisce una ferita d’arma da taglio leggera alla coscia, ma i nostri fanno nel complesso un’ottima figura. “Abbiamo stupito perfino noi stessi!”, sintetizzerà l’accaduto un esponente degli HAG raccontando l’episodio qualche anno più tardi… Gli interisti si rifaranno aggredendo alcuni tifosi giunti con mezzi propri, ed impossessandosi di uno striscione “Boys T.N.T” preso ad una comitiva di ragazzi giunti con mezzi propri, ma questo non toglie nulla al valore dell’azione effettuata dagli ultras biancoscudati.
Gli incidenti fanno scalpore, e molti si chiedono come sia stato possibile che un gruppo di tifosi sia sfuggito ai controlli, nonostante il tutto sia stato preparato nei minimi dettagli, con tanto di controlli preventivi su quanti prendevano il treno a Padova. Se ne deduce che i tifosi coinvolti erano giunti in auto, e che non conoscendo la zona hanno finito per sbagliare trovandosi nel bar occupato dagli interisti. O perlomeno questa è la versione che viene ritenuta “accettabile” anche dalla questura di Padova, preoccupatissima di evitare la “figuraccia” mediatica anche nei confronti dei colleghi milanesi.
Sul campo, l’Inter va in vantaggio di due gol nel primo tempo, grazie ad un preciso colpo di testa di Nicola Berti e ad un rigore concesso per fallo di Matrecano su Klissman e trasformato con la consueta freddezza da Lothar Matthaeus. Sembra finita, invece ad inizio ripresa Boban raccoglie una palla uscente dall’area interista, evita l’intervento di un difensore con un elegante palleggio, e lascia partire un bolide che sembra destinato a finire alto ma che all’ultimo si abbassa infilandosi sotto l’incrocio dei pali e lasciando di stucco Zenga. 2-1, partita riaperta.
A venti minuti dalla fine, Colautti si gioca il Jolly: via Longhi, dentro Del Piero. Passa un quarto d’ora, proprio Alex dalla destra pennella un cross per la testa di Bierhoff che anticipa Bergomi e schiaccia di testa, Zenga riesce a sfiorare appena la palla per deviarla sul palo, ma sulla ribattuta il più lesto di tutti è Benarrivo che insacca il 2-2. Delirio per i 3000 padovani accorsi a San Siro.
Sette giorni dopo all’Appiani arriva la Juventus, una sfida impari sulla carta, che si gioca sotto il diluvio universale. I bianconeri vanno in vantaggio dopo appena 7 minuti di gioco, con una punizione capolavoro di Baggio. Il Padova però non ci sta, si spinge in avanti ed agguanta il pareggio con Bierhoff che salta più in alto di tutti anticipando anche il connazionale Kohler. Nella ripresa, via Galderisi e dentro Del Piero. A dieci minuti dalla fine proprio lui si incarica di battere una punizione dalla destra, contro quella che sarà la sua futura squadra: tutti si aspettano il cross, invece Alex sorprende tutti calciando in porta e cogliendo tutti di sorpresa, compreso Tacconi, ingannato anche dalla scivolosità del pallone sul terreno bagnato: 2-1. E’ il primo gol da professionista di Alex Del Piero, a 17 anni, che vale una storica vittoria del Padova sulla Juventus. Al fischio finale, è tutto un susseguirsi di complimenti, di paragoni fra il fuoriclasse Baggio e l’astro nascente Del Piero. I biancoscudati però non sono ancora fuori dalla zona salvezza: per ottenere l’impresa, bisogna andare a vincere a Cagliari una settimana più tardi, con gol di Longhi per la gioia dei 60 tifosi al seguito in quella che è la trasferta più lunga del campionato (tre giorni in pullman fino a Civitavecchia e poi in vaporetto, e ritorno). Ora il Padova aggancia al quart’ultimo posto la Sampdoria campione d’Italia ed il Cagliari con 9 punti. Tre giorni dopo, proprio la Sampdoria all’Appiani strappa un pareggio che gli consente il passaggio del turno in Coppa Italia. Ma poco importa perchè nelle successive due partite arrivano altrettante vittorie, che portano il Padova per la prima volta fuori della zona retrocessione: domenica 8 dicembre il Bari viene nettamente sconfitto per 3-0 (Bierhoff, Longhi e Galderisi su rigore), mentre nell’ultima partita dell’anno solare la banda di Colautti va a sbancare il Bentegodi con 3.000 tifosi al seguito. Nonostante le Brigate Gialloblù si siano sciolte da circa un mese, l’ambiente a Verona è sempre molto caldo: fuori dallo stadio le due tifoserie cercano il contatto e dentro succede di tutto, con la celere che durante l’intervallo opera alcune cariche nel settore padovano. Poi a dieci minuti dalla fine ancora Oliver Bierhoff si arrampica in cielo su cross di Benarrivo donando ai biancoscudati una vittoria storica. Ora il Padova ha vinto tutti gli scontri con le dirette concorrenti per la salvezza, e seppure tutti (Dalla squadra a Colautti fino a Puggina e Giordani) continuino a spergiurare che l’obiettivo deve rimanere la salvezza, non sono pochi quelli che fanno un pensierino anche a traguardi più ambiziosi, soprattutto fra i tifosi.
Il nuovo anno comincia con la sfida alla Roma, all’Appiani: i giallorossi vanno in vantaggio due volte, prima con Rudy Voeller e poi con una punizione dell’ex Piacentini, ed entrambe le volte vengono raggiunti da Galderisi su rigore e da Benarrivo. A due minuti dalla fine, Giannini avrebbe l’occasione di sbloccare il risultato per un rigore fischiato a causa di una dubbia trattenuta di Franceschetti su Berthold, ma Lorieri intuisce il tiro facendo esplodere l’Appiani. Un altro punto d’oro. Sette giorni dopo 2.000 tifosi seguono la squadra a Parma, ma la compagine di Nevio Scala è una gran bella squadra: Sandro Melli e Stefano Cuoghi firmano i due gol della vittoria gialloblù, Galderisi su rigore può solo salvare la bandiera. Una piccola soddisfazione se la tolgono “I 50 di Milano”, che replicano il numero a Parma, cogliendo di sorpresa gli ultras di casa proprio sotto la loro curva. Una vittoria che compensa la sconfitta della squadra. Chiude il girone d’andata la sfida col Torino all’Appiani: al gran gol di Policano replica il solito Oliver Bierhoff di testa, che con 7 reti è il capocannoniere della squadra nel girone d’andata.

(2-continua)

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