Specchietto per allodole

“Non è facile vincere a Padova. Io ho vinto un campionato ma è davvero una piazza molto esigente. L’anno scorso avevano speso il doppio o forse il triplo dell’anno in cui noi abbiamo vinto il campionato. Il pubblico è esigente, ripeto, se fai uno 0-0 è come se avessi portato a casa una sconfitta perché partono i mugugni”.
Sono le parole che Bisoli ha pronunciato l’altra sera a “Supermercato”, trasmissione condotta dal giornalista veronese Gianluca Vighini su Telenuovo. Poi un giorno qualcuno ci spiegherà il senso che un giornalista veronese telefoni a Bisoli per farsi raccontare la sua ultima esperienza a Padova, perchè non l’abbiamo veramente capito!

In realtà le parole di Bisoli non ci stupiscono nemmeno un pò, perchè il personaggio l’abbiamo capito da tempo: è uno abituato a raccontare scuse ed alibi per giustificare le sue mancanze. L’ha fatto nel corso della stessa trasmissione nei confronti di Foscarini (“Mi ha lasciato una situazione compromessa!”) e di Centurioni (“Ha fatto peggio di me!”, quando invece in 8 partite ha ottenuto più punti di quanti ne abbia fatti lui in 13). Nessun accenno ad esempio alla sua gestione dello spogliatoio, al fatto che ad esempio giocatori-simbolo di quel Padova come Bindi piuttosto che continuare con lui in serie B abbiano preferito ricominciare dalla terza serie, o che durante la stagione ci sia stato un continuo clima da rissa fra la squadra ed il suo staff, nel vero senso della parola, con gente che si metteva le mani addosso. No, la colpa è della Piazza troppo difficile, troppo esigente, ed ovviamente dei colleghi che l’hanno sostituito.

Questo mantra di “Padova piazza difficile” è stato utilizzato a più riprese e ripetuto spesso e volentieri da alcuni “grandi presidenti” biancoscudati del passato, come Cesarino Viganò e Diego Penocchio; e da allenatori che hanno lasciato un ottimo ricordo come Dal Canto o Oscar Brevi. Più recentemente, anche Sullo ha fatto intendere qualcosa del genere… Basterebbe questo a chiudere definitivamente ogni discorso!

Invece noi vorremmo scavare a fondo di questa storia, perchè la nomea di “piazza difficile” ce l’abbiamo, e sarebbe ora di combatterla seriamente. “Combatterla” non significa evitare di contestare quando andrebbe fatto per non dare alibi a chichessia (discorso sbagliatissimo). Significa piuttosto evitare di tacere, come hanno fatto davanti a questa esternazione molti giornalisti, blogger o gestori di siti biancoscudati. In maniera molto democristiana, perchè qui si bada sempre troppo alla necessità di non crearsi troppi nemici e troppo poco a difendere Padova ed a pretendere che venga rispettata!

Ecco, ci sembra chiaro che questo discorso della “piazza difficile” sia stato utilizzato per troppi anni come specchietto per le allodole. E che la stampa locale in primis ci abbia sguazzato, fornendo talvolta l’alibi perfetto a quanti in questa città sono venuti a rubare qualche stipendio ed a farsi la bella vita; e facendo anche si che qualche tifoso più allocco di altri si bevesse questa leggenda metropolitana. Sarebbe anche ora però di rendersi conto che tutto ciò ha contribuito in maniera determinante non solo al declino della passione nella nostra città, ma anche alla difficoltà estrema che incontriamo per riemergere e per stare invece in pianta stabile in categorie come la serie B, che dovrebbero essere per noi il minimo sindacale. In altre piazze venete vediamo degli autentici bifolchi prestati al giornalismo (non facciamo nomi anche se è chiaramente intuibile di chi si parla) che però fanno il gioco di portare acqua al mulino della propria squadra, sono utili alla causa. Qui vediamo dei convinti “Premi Pulitzer” studiare minuziosamente il sistema per rovinare ogni momento bello con uscite o dichiarazioni fuori luogo, e scaricare poi in maniera più o meno velata la colpa sulla piazza.

Francamente, cominciamo a farci qualche domanda.

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