Grazie di tutto, Bepi!

Ciao Bepi! Mi perdonerai se mi rivolgo a te così, in maniera quasi irrispettosa, senza quella proforma che si dovrebbe alle persone che ricoprono un ruolo pubblico. Mi perdonerai se non ti chiamo “Signor Presidente”, ma credo di farti ugualmente cosa gradita. In fin dei conti tu, da buon artigiano veneto che si è fatto con le proprie forze, eri una persona pratica e non amavi troppo le smancerie. “Ciamame pure Bepi!”, dicevi a più di qualcuno di quelli che ti erano vicini. Ed allora ti accontento…

Sai una cosa? E’ incredibile come le persone abbiano un peso indipendente ed assolutamente scollegato dal tempo: ci sono persone che conosci da venti-trent’anni e che ti sono assolutamente indifferenti, che quasi non saluti; ed al contrario ci sono persone che nella tua vita ci rimangono un anno, due, tre ma che lasciano un segno indelebile. Tu ti ricordi come sei entrato nelle nostre vite, Bepi?
Me lo ricordo io, ci mancherebbe. Me lo ricordo molto bene. Mi sembra ieri, anche se qualche anno è passato: era l’estate del 2014, la maledetta estate del 2014. Il 14 luglio, esattamente sei anni fa, giorno più o giorno meno, ricordo che guardai l’orologio: alle 19 scadeva il termine ultimo per l’iscrizione dei biancoscudati al torneo di Lega Pro, erano le 19,10 e nessuno aveva provveduto. In quel momento noi eravamo fuori da tutti i campionati, non esistevamo più.
Non che fosse un fulmine a ciel sereno, sia chiaro, anzi ce lo aspettavamo da tempo. Da quando avevamo capito che Penocchio e Valentini non avevano un soldo bucato e fungevano da prestanome. Eravamo anche scesi in piazza per cercare di bloccare l’inevitabile. Poi era anche arrivata la finanza a perquisire la sede, e li era ormai chiaro che il nostro destino fosse segnato. Ma quel 14 luglio in qualche maniera ci speravo, speravo accadesse il miracolo anche se ero perfettamente cosciente che era finita. E quando ho guardato l’orologio, quella combinazione di cifre, 1-9-1-0 a ricordarmi il tuo anno di nascita, sembrava quasi volermi lanciare il messaggio peggiore. Dopo 104 anni di storia, l’A.C.Padova non esisteva più.

Il tutto durò qualche giorno, e quel 25 luglio entrasti in scena tu, insieme a Roberto Bonetto (Un’altro che, al di la di errori e comprensioni, va solo ringraziato). La nuova società si sarebbe chiamata Biancoscudati Padova, con logo e colori che avrebbero ripreso quelli del “vecchio” Padova, e si sarebbe iscritta in sovranumero alla serie D. Niente Eccellenza, come si era inizialmente paventato; e soprattutto niente fusione col San Paolo. Insomma, se il buongiorno si vede dal mattino, avevo già capito che il nostro sarebbe stato un rapporto speciale! Nel frattempo però l’Alto Vicentino di Dalle Rive (altro personaggio simpatico che purtroppo ci ha lasciato…) si stava già organizzando per vincere il campionato e stava spendendo l’ira di Dio. Si cominciava con i provini, con la prima definizione di ruoli. Spazio ad un diesse esperto come De Poli ed un allenatore vincente di categoria come Carmine Parlato, che oltretutto era un ex biancoscudato. In quei giorni passavano giocatori su giocatori in prova alla Biancoscudati Padova. Ne ricordo addirittura uno dalla Nuova Zelanda. E partimmo per il ritiro con la squadra ancora incompleta, ovvia conseguenza dei problemi societari e dell’essere partiti in ritardo.

Tuttavia la fiducia era tanta, e migliaia di padovani invadono Asiago già per la prima amichevole. Ed è stato li che la tifoseria ti ha conosciuto di persona per la prima volta. Al bar, come si conviene fra padovani (e veneti). La tradizione tutta nostrana che il presidente in ritiro paghi un “giro” ai tifosi, come segno benaugurante in vista del campionato. Sei arrivato in bar a piedi, mescolato ai tifosi, parlando con loro come si parla di calcio fra amici. Ed ovviamente non ti sei tirato indietro di fronte alla tradizione. Ecco, io in quel momento ti guardavo, e percepivo un’aria completamente diversa dal passato. Ripensavo all’arrivo di Penocchio a Malles l’anno prima, alla sua fila di Bentley (usate) ed alla sua spocchia arrogante quando gli venne chiesto di pagare un “giro” ai tifosi (“Se hanno i soldi per venire fino a qua, vuol dire che hanno i soldi anche per pagarsi da bere!”). Una differenza enorme. Ma anche dai tempi di Cestaro: io quest’ultimo non lo amavo, ed avevo sempre l’impressione che fosse in qualche modo distaccato, per quanto coinvolto, dall’ambiente. Tu no. Tu eri perfettamente integrato già dal primo giorno. Tu eri assolutamente uno di noi, un tifoso, un innamorato del biancoscudo. Questo è ciò che ho percepito dal primo momento, e che il tempo poi mi ha confermato.

Quel campionato di serie D fu uno dei più belli per noi tifosi, che tuttoggi lo ricordiamo con commozione. Vittoria del campionato, ritorno fra i professionisti e soprattutto, riacquisizione del nome storico e del logo. Tu e Bonetto avevate creato qualcosa di grande. Sono arrivati poi due discreti campionati di C ed una promozione in B. Che tu non hai vissuto in quanto te ne eri già andato l’anno precedente, nella tarda primavera del 2017. Con quella conferenza stampa spesso interrotta dai singhiozzi di commozione. Non sapremo mai forse cosa è successo veramente fra te e Bonetto, ma personalmente nemmeno mi interessa saperlo… Io so solo che quella giornata ad Asiago a bere una birra con i tifosi, e quella tua ultima conferenza stampa da presidente sono le immagini che mi porterò dentro di te. Insieme ad un’altra, quella della festa promozione in Piazza delle Erbe nell’aprile 2015, dopo la partita di Legnago. Quando tu, sempre mischiato ai tifosi, vedesti la mia bambina: io te l’avvicinai dicendole: “Vedi, questo signore è il presidente del Padova?”, e tu l’accarezzasti facendole i complimenti come farebbe un nonno con la nipotina. Era piccola, ma se ne ricorda ancora…

E’ difficile trovare le parole giuste per dirti addio, caro Bepi! Soprattutto in un anno come questo, dove già abbiamo perso (meno di due mesi fa) un altro grande simbolo del Calcio Padova come Marino Puggina. E’ difficile perchè ti sale il magone. Io in questi giorni mi sento come se avessi perso un amico o un parente, una persona che conoscevi benissimo e che già sai che ti mancherà. Come quando perdemmo Gildo Fattori, che lasciò un vuoto incolmabile. Come sarà il vuoto che lascerai tu. E’ difficile e complicato. Rischi di dire cose banali e scontate. La bellissima frase “Continua a tifare il biancoscudo da lassù!”; certo è bella, ma la realtà è che già ci manchi tantissimo.
Ciao Bepi, e grazie di tutto.

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