Alla vigilia di un grande Padova

Solo il Padova poteva perdere una partita come quella di ieri, dopo aver dominato il primo tempo e contro una squadra mediocre ed oltretutto ridotta in dieci. Non c’è da stupirsi: qui le cose facili, scontate, già in qualche maniera indirizzate evidentemente non ci piacciono. Non fanno parte del nostro DNA. Ricordate la finale di Busto Arsizio nel 2009? Ecco, probabilmente anche ieri sera, se a ritrovarsi in dieci fosse stato il Padova, avrebbe portato a casa la qualificazione! Siamo fatti così, una squadra da “ultima spiaggia” e da imprese tanto impossibili quanto epiche…

In questa situazione tuttavia, è comprensibile anche lo scoramento di gran parte dei tifosi biancoscudati, dell’ambiente e della città. Con il prossimo saremmo al diciasettesimo campionato di serie C negli ultimi 25. Davvero voi vi stupite se i padovani non vengono allo stadio? Noi no, è la logica conseguenza: Padova è una città ambiziosa, che ha sempre avuto la sua importanza strategica sia nel Triveneto che a livello nazionale. Padova è abituata a primeggiare, anche nello sport, vedi rugby e pallavolo (Approfittiamo per aprire una parentesi: dire che questi sport portano via risorse ed attenzioni per il calcio E’ UNA EMERITA CAZZATA, sapevatelo!); e non accetta la mediocrità. Di conseguenza non accetta di seguire una squadra in terza serie, non a caso in serie B i numeri erano quasi doppi. E’ normale, e qui sta a noi scegliere di crescere e non di rimanere nella mediocrità. La tifoseria oggi è piena di persone depresse, rassegnate, che molto seriamente dovrebbero iniziare a pensare di farsi una vita. Persone che sono anche encomiabili nel seguire il Padova, ma che con la loro depressione non aiutano certo l’ambiente a migliorarsi e men che meno a ripartire.

Noi purtroppo non siamo nè psicologi nè assistenti sociali, e non capiamo un cazzo di calcio. Però conosciamo un pò l’ambiente e la società, e vorremmo provare a lanciare un messaggio di ottimismo. Non solo perchè ce n’è bisogno, ma anche perchè siamo realmente ottimisti!
La stagione appena andata in archivio è stata la prima di una nuova società, subentrata nell’estate 2019 e che quindi aveva bisogno fisiologicamente di un anno di transizione. Non ci stupisce il deludente risultato finale, anche se tutti dopo la partenza a razzo ci eravamo illusi. Abbiamo visto per la prima volta dopo non sappiamo quanti anni una squadra fatta con giocatori di proprietà e non di prestiti; e l’unico reale errore secondo noi è stato quello di prendere Sullo, pur rendendoci conto che era rimasta l’unica soluzione praticabile dopo che Mandorlini in estate non era riuscito a liberarsi della Cremonese.

Ma soprattutto abbiamo visto già dall’anno scorso una dirigenza con le idee chiare, che sa dove vuole andare a parare. Vediamo un progetto ambizioso ma realizzabile, non idee di stadi fantasmagorici per una squadra in C e nemmeno ingaggi da fantascienza per giocatori brocchi, rotti o raccomandati da amici di amici. Vediamo l’idea di un centro sportivo di proprietà al centro di questo progetto, e dello sviluppo del settore giovanile; idee vincenti ma spesso sottovalutate perchè in molti c’era la convinzione che “Noe serve a un casso!”. E vediamo, anche se questo non dipende direttamente dalla dirigenza, la prospettiva finalmente di una ristrutturazione del catafalco in cui giochiamo da un quarto di secolo, che partirà con la nuova curva sud già programmata e che vedrà il via ai lavori a settembre. E che porterà un miglioramento netto al nostro tifo, arma importante, invogliando anche più gente a partecipare (La presenza di giovani soprattutto in Fattori è un buon segno, ma è merito soprattutto di quei ragazzi che ci hanno sempre creduto lavorando per arrivare a questo). Insomma, siamo alla vigilia di un Grande Padova! E non ci vergognamo ad affermarlo, nè ci vogliamo nascondere dietro un dito. Se sbaglieremo, pazienza, ma non crediamo di sbagliarci…

Nell’estate del 1992 eravamo in piena Tangentopoli, lo stadio nuovo si stava allontanando (Non sarebbe stato un male se quello stadio non avesse mai visto la luce, ma a quei tempi era stato venduto dalla classe politica e dalla stampa come la “conditio sine qua non” per salire in serie A), ed eravamo reduci da una stagione deludente con Mazzia, in panchina avevamo una scommessa come Mauro Sandreani ed in sede di calcio mercato continuavamo a prendere gente come Cuicchi, Modica e Gabrieli appena retrocessi con le rispettive squadre. Insomma da più parti si diceva che non saremmo andati da nessuna parte e che la società non aveva alcuna intenzione di salire in serie A. Eppure io, che ero un’adolescente che trascorreva tutta la settimana sui banchi di scuola aspettando la domenica per andare in curva e che passava l’estate a Sottomarina aspettando settembre perchè ricominciasse il campionato, ero ottimista. Vedevo delle cose positive: la tranquillità di Marino Puggina, la competenza di Pierone Aggradi, l’ottimismo di Gildo Fattori. Percepivo che eravamo in ottime mani, e che sarebbero arrivate le soddisfazioni. Ed infatti il resto venne da se: una promozione sfumata contro l’Ascoli, la promozione reale ottenuta allo spareggio, una salvezza epica il primo anno di serie A. E gli anni migliori per il nostro tifo.

Oggi percepisco le stesse sensazioni di allora, e chi mi conosce sa che non sono uno che vende ottimismo a tutti i costi: quando vedevo qualcosa che non mi andava l’ho sempre detto apertamente ed ho sempre criticato se ritenevo ci fosse da criticare, anche andando contro la maggior parte delle persone (epoca Cestaro docet). Insomma, non sono uno che ha gli occhi foderati di soppressa. Semplicemente, questa stagione ci è servita per gettare le basi, il bello arriverà a partire dall’anno prossimo. E per i prossimi 5-6 anni ci toglieremo delle belle soddisfazioni.

Poi non ho la sfera di cristallo, sia chiaro; ma credo che noi biancoscudati in qualche modo siamo obbligati a crederci: se smettessimo, non andremmo più nemmeno allo stadio! Certo, ne conosciamo anche noi più di qualcuno che sostiene che le soddisfazioni vere per noi non arriveranno mai e che allo stadio ci viene per amore cieco, ma in realtà sono balle: ci crede anche chi vi dice così, anche se non lo dice per scaramanzia… Dico questo perchè, se vogliamo crederci, dovremmo anche unirci maggiormente. Unità di intenti, a tutti i livelli, per far crescere il biancoscudo ed il suo seguito, difendere in ogni dove la città ed i colori, dalle strade in cui ci ritroviamo a camminare (Nessuno deve permettersi di sfottervi perchè tifate il Padova, e nessuno di noi deve vergognarsene!) fino ai social network. Difendere il Padova ovunque e comunque. Ed isolare senza mezzi termini chi ci viene contro: non tanto i pessimisti, che alla fine sono tifosi anche loro; ma soprattutto tutte quelle persone che si definiscono “primi tifosi” ma che nei fatti sono solo le prime a seminare zizzania a piene mani, nascondendosi dietro la propria etica professionale ed utilizzando mezzi di comunicazione di massa ed immagine pubblica senza mai difendere o portare avanti gli interessi reali del biancoscudo. Ogni riferimento in questo senso non è puramente casuale!

Forza Padova, forza padovani, noi più che mai siamo artefici del nostro destino!

CF

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