Il calcio che non sarà mai

Ieri sera su Rai Tre avete assistito in diretta alla morte del calcio. La finale di Coppa Italia fra Napoli e Juventus disputata in uno stadio vuoto, con un pubblico virtuale. Una coreografia fatta di ologrammi proiettati sugli spalti deserti. E soprassediamo, ma solo perchè in questo spazio vogliamo evitare a tutti i costi l’argomento “politica”, sull’orribile sceneggiata dell’Inno di Mameli cantato da un afro-americano che ne ha dimenticata una strofa per poi salutare il pubblico (virtuale) in perfetto stile Black Panthers (Martin Luther King si sarà rivoltato nella tomba).

Limitiamoci al calcio, o meglio allo spettacolo virtuale offerto dalla Lega Calcio, con il supporto della Coca-cola. In Spagna sono andati oltre, nel derby fra Siviglia e Betis con tanto di cori pre-registrati. Da ridere per non piangere. Se questo è il modello di calcio che si vuole imporre nel futuro, con la scusa delle emergenze sanitarie o dell’ordine pubblico, sappiate che ne decreterete la condanna a morte. Se invece è un “esperimento sociale”, cosa che va tanto di moda in questo periodo, allora avete fallito su tutta la linea.

Il calcio è passione, emozioni, arrabbiatura, gioie. E lo sapete bene tutti, dal momento che da una parte si vorrebbe un tifo “politicamente corretto” (pretendere il politicamente corretto in un paese in cui non viene utilizzato nemmeno dagli stessi politici fa ridere comunque!) ma dall’altra si vogliono le curve piene ed i cori. Ora avete provato a sostituire il pubblico vero con quello virtuale, ma avete visto che non funziona. Alla gente non piace. E non pagherà mai per assistere ad una tristezza del genere. E se la gente non paga, e lo sapete bene, il vostro sistema crolla. Inesorabilmente.

Gli antichi romani avevano inventato il Colosseo proprio per far si che la popolazione sfogasse nel tifo e nello sport guardato la propria rabbia e la propria frustrazione. “Panem et circenses”. Duemila anni dopo il tutto si è evoluto, e col movimento ultras sono diventati i tifosi stessi i protagonisti. E la cosa per un pò vi ha fatto anche comodo, in fin dei conti era meglio che mille giovani si chiudessero in una curva a intonare cori contro la squadra avversaria che in una piazza a intonare cori contro il governo, era meglio che mille giovani si picchiassero dentro uno stadio dove erano circoscrivibili e controllabili piuttosto che scatenassero una guerriglia urbana per le strade senza possibilità di controllarle in alcun modo. Poi però il calcio è diventato un business televisivo, negli anni 90, ed allora gli ultras sono diventati pericolosi, secondo i vostri standard. Ma non per la violenza, le città devastate, i morti: quelli c’erano anche nei decenni precedenti, e non ve ne fregava poi molto; anzi a dirla tutta negli anni ’90 la situazione è pure migliorata! Semplicemente, il rischio concreto era che i comportamenti “politicamente scorretti” degli ultras (dagli striscioni offensivi ai fumogeni) rovinassero le riprese televisive. Ed allora li avete bloccati, sempre di più, sempre di più. Togliendo di volta in volta un pezzetto di libertà ai ragazzi delle curve, sempre col pretesto buono: i tifosi della Salernitana danno fuoco al treno che li riporta a casa? Eliminiamo i treni speciali per tutte le tifoserie d’Italia, anche per quelli che si comportano bene! A San Siro un fumogeno colpisce Dida ad una spalla? Vietiamo tutti i fumogeni dentro gli stadi e trattiamo chi li accende di nascosto come un mafioso, andando a prendercelo al lavoro o a scuola e rovinandogli la vita e la reputazione! Venti tifosi ululano ad un giocatore di colore? Chiudiamo l’intero settore a migliaia di altri tifosi, anche se questi si sono comportati bene! Una volontà cieca ed ottusa di punire tutti per non educare nessuno, semplicemente per togliere sempre più spazio ai tifosi da stadio… E va detto che alcuni ultras vi hanno servito le vostre decisioni su un piatto d’argento, ma anche qui ci sarebbero molti “distinguo” da fare, che non avete mai voluto fare…

Oggi si vuole la gente rincoglionita, incapace di pensare, schiava della realtà virtuale. Nessuno che parla col vicino, tutti con il capo chino sul telefonino. Un tempo c’erano quelli che ti sorridevano di fronte e ti accoltellavano alle spalle, oggi ci sono quelli che ti sorridono di fronte e ti accoltellano virtualmente nel proprio stato di Facebook (rendendo contemporaneamente partecipi centinaia di persone alle quali non gliene dovrebbe fregare niente, ma che si sentono in dovere di solidarizzare con l’autore dello stato). Oggi la realtà fa paura ed un’umanità poco propensa alla socializzazione è più controllabile. Per questo state pensando di limitare sempre più i contatti sociali anche una volta terminata l’emergenza Covid. Ma l’uomo è un animale sociale, e tutto questo è destinato a rivoltarsi contro di voi.

Da parte nostra, lunga vita ai fumogeni, agli striscioni “cattivi”, ai cori contro i terroni ed i polentoni ed ai problemi di ordine pubblico! Siamo pur sempre esseri umani, con pregi e difetti, e come tali vogliamo vivere!

CF

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