Firenze, 10 giugno 1995… soffriremo sempre insieme a voi!

Il Padova 1994/95 si presentò ai nastri di partenza della serie A con un obiettivo: rimanerci! Facile da dire, un pò meno da mettere in pratica nella serie A dell’epoca, di livello ben più elevato rispetto al mediocre campionato attuale. A partire dal numero delle partecipanti (18 contro le 20 attuali) e di retrocessioni previste (quattro contro le tre attuali). Ma anche il livello stesso della serie A era molto alto, pur non essendo più ai picchi degli anni ’80: basta scorrere i nomi della classifica dei cannonieri di quell’anno per trovare nomi come Batistuta, Balbo, Zola, Vialli, Ravanelli, Roberto Baggio, Del Piero, Gullit, e via discorrendo. Insomma, l’impresa si presentava ardua per una squadra che non vedeva la massima serie da 33 anni, e che si era presentata ai nastri di partenza con lo stesso identico blocco di giocatori che aveva conquistato la promozione, impreziositi da uno sconosciuto croato (Vlaovic) ed un’americano visto ai mondiali, il primo giocatore statunitense a giocare nel campionato italiano (Alexy Lalas).

Ed in effetti il disastroso inizio di stagione, lo 0-0-0-12 delle prime quattro partite (0 vittorie, 0 punti, 0 gol fatti, 12 subiti) fece propendere l’opinione generale verso un mesto ritorno in serie cadetta. Insomma, si pensava che il Padova fosse la classica meteora che si faceva un anno di serie A giusto per mettere in mostra qualche gioiellino, arrivederci e grazie.
Aggiungiamoci il fatto di non giocare più nel “fortino” dell’Appiani, che non poco ci aveva aiutato negli anni precedenti; bensì in un nuovo stadio, enorme quanto dispersivo, lontano dal campo e, nel 1994, ancora incompleto (Sarebbe stato parzialmente completato solo sei anni dopo, senza tuttavia migliorare di una virgola). Insomma, le premesse affinchè la tanto agognata serie A si trasformasse in un incubo c’erano tutte…

Invece quel Padova aveva molto da dire, e conobbe la sua svolta ad inizio ottobre a Napoli, quando negli ultimi minuti di gioco rimontò due gol di svantaggio (da 3-1 a 3-3) conquistando il suo primo punto nella massima serie. Impresa bissata sette giorni più tardi battendo il Milan. Di fatto, il campionato dei biancoscudati iniziò ad ottobre, un campionato fatto di alti e bassi, senza via di mezzo (in tutto il campionato i pareggi ottenuti dai biancoscudati furono appena quattro, per il resto o si vinceva o si perdeva, il che fu vantaggioso nel primo campionato con i tre punti per vittoria…). Ma quello che tutti vedevano era un Padova sbarazzino, che giocava bene, senza timori reverenziali di sorta. Un Padova capace di battere tutte le grandi: Milan, Inter, Juventus, Lazio… spiccò soprattutto la vittoria contro la Juve al “Delle Alpi”, un fatto storico per il Calcio Padova, grazie ad una punizione di Michel Kreek, olandese arrivato a novembre (una volta il mercato di riparazione era a novembre) che fu importantissimo nell’economia del gioco di Sandreani.

Tuttavia, il bel gioco ed i complimenti non bastavano: nella serie A di oggi quel Padova sarebbe giunto probabilmente nella parte sinistra della classifica, guardando il televisore. Invece si trovo’ a soffrire piu’ di quanto avrebbe meritato: nella seconda parte del torneo infatti cominciano ad accadere alcune “stranezze” soprattutto a favore del Genoa, che dapprima si trovo’ decurtate da quattro a due le giornate di squalifica di Marassi per gli incidenti scatenatisi nel giorno dell’omicidio di Vincenzo Spagnolo, poi con una serie di risultati “favorevoli” si ritrovo’ a farsi sotto in classifica. La cosa chiaramente non piaceva a Giordani ed Aggradi, e non le mandavano a dire a mezzo stampa; ma nel calcio il “peso politico” ha sempre avuto la sua importanza. Anche ed a maggior ragione in quegli anni…

E cosi a tre giornate dalla fine la classifica vede i biancoscudati al tredicesimo posto, a 6 lunghezze dalla quart’ultima posizione occupata proprio dai grifoni. Alla terz’ultima di campionato arriva una pesante sconfitta a Cremona, uno 0-3 che vale la salvezza per i grigiorossi mentre riduce a soli tre punti il vantaggio dei biancoscudati sul Genoa, che con identico punteggio si sbarazza del gia’ retrocesso Foggia. Domenica 28 maggio 1995 Padova e Genoa si sfidando in uno scontro diretto drammatico all’Euganeo: sono presenti quasi 25.000 spettatori (circa 2500 genoani). Le due squadre tuttavia sembrano risentire del gran caldo, soprattutto il Padova che non appare brillante come al solito. Va in vantaggio il Genoa al 55′ con Ruotolo, a conclusione di un’azione viziata da un fallo su Maniero non rilevato dall’arbitro. Pareggia poi Franco Gabrieli al 70′ di testa. Tutto rimandato di una settimana

Domenica 4 giugno 1995, ultima di campionato: il Padova gioca a San Siro contro l’Inter, a caccia di punti per la zona Uefa. Ai biancoscudati basta il pareggio. Il Genoa è in casa contro un Torino che non ha più nulla da chiedere al campionato. I grifoni passano facilmente. A San Siro invece i 4000 tifosi biancoscudati sognano a lungo, il Padova domina la fase iniziale del gioco e trova il vantaggio dopo venti minuti con Maniero, con uno splendido colpo di testa in tuffo. L’Inter reagisce, trova anche il pareggio a metà ripresa con Orlandini, poi Maurizio Coppola tenta di chiudere i conti come un anno prima a Cremona ma questa volta il suo tiro si stampa sulla traversa. E quando ormai i giochi sembrano fatti, al novantesimo Del Vecchio trova il gol della vittoria per l’Inter. E’ una beffa atroce per i biancoscudati, virtualmente salvi fino a tre settimane prima ed ora costretti ad un altro spareggio.

Lo spareggio si gioca sabato 10 giugno 1995 a Firenze. Non è la classica giornata estiva di giugno. Anzi, piove e fa freddo, un pò come in questi giorni. Durante la settimana che precede l’incontro la Lega Calcio assegna ben 25000 biglietti ai liguri (la Curva Fiesole, più vicina al campo, più i Distinti); mente ai tifosi biancoscudati viene assegnata la sola Curva Ferrovia, per un totale di 10.000 biglietti. Un fatto del genere scatena la rabbia della società biancoscudata, che già dovrà rinunciare a Maniero, squalificato. Una rabbia che, come molto spesso accade, è produttiva: chi conosce un attimo Padova ed i padovani sa bene che questi tentativi di spostare gli equilibri spesso con noi si sono rivelati controproducenti. I padovani hanno un carattere particolare, non bellissimo, ma quando cerchi di farli innervosire finisci solo per caricarli. E quando sono carichi ed incazzati al punto giusto, non li ferma più nessuno!

Sabato 10 giugno 1995. Da Padova si muovono 90 pullman e due treni speciali di tifosi. Alla fine nella Città del Santo sono stati venduti circa 11.000 biglietti. Siamo meno dei genoani, che comunque non hanno esaurito l’intera dotazione (20.000 circa i tagliandi venduti). Ecco, mi piacerebbe che si riflettesse su questi numeri. Che ci riflettesse bene soprattutto quelle persone che ritengono che Padova sia “una città assente”, o una città “senza cultura sportiva”. Mi piacerebbe che ci riflettessero bene e poi sparassero la loro sentenza, che tanto a riempirsi la bocca di paroloni per far bella figura senza un minimo di analisi e controprova, sono bravi tutti!
Il viaggio tuttavia presenta le sue belle insidie, soprattutto per i circa 3000 tifosi che hanno scelto il viaggio lungo la strada ferrata: il maltempo ha infatti provocato alcune frane nel tratto lungo l’Appennino Tosco-Emiliano, il che rallenta di molto il traffico ferroviario. I due treni speciali arrivano alla stazione di Firenze Campo di Marte quando mancano appena 15 minuti al fischio d’inizio! La tensione comincia a salire di brutto, le poche centinaia di metri che coprono lo scalo ferroviario dalla Curva Ferrovia (oggi Marione) vengono percorsi al galoppo, poi di fronte agli ingressi dello stadio iniziano i primi scontri della giornata. Tempo qualche minuto e la celere è costretta a spostarsi, lasciando passare come un fiume i 3000 padovani dei treni. Una volta dentro, scoppiano altri incidenti per la presenza all’esterno dell’impianto di alcuni ultras viola, che tentano di entrare nella curva biancoscudata (ai tempi della serie A i rapporti fra ultras viola e biancoscudati non erano dei migliori, anzi…). A fine primo tempo, in mezzo al marasma generale, il magazzino della Curva Ferrovia verrà sfondato e svuotato di tutto il materiale (striscioni, tamburi, ecc).

Nel frattempo il Padova traduce in gioco concreto la rabbia trasmessa dai suoi tifosi. Al 20′ del primo tempo con tre passaggi i biancoscudati sono nella porta avversaria: Galderisi recupera palla nella propria metà campo e lancia Kreek il quale scende sulla sinistra e mette al centro per Vlaovic che in mezza rovesciata porta in vantaggio il Padova, ammutolendo la Curva Fiesole stracolma di genoani. Si possono avere le idee che si vuole sul croato, e sul modo in cui andò via da Padova: per il sottoscritto, quel momento, quel gol, quell’emozione rimarranno per sempre! Le polemiche, se le porta via il tempo…

Dieci minuti più tardi tuttavia arriva il pareggio genoano: cross di Van’t Schip e incornata vincente di Thomas Skuhravy. Un errore della difesa biancoscudata, perchè non si poteva lasciare ad uno come Skuhravy lo spazio per colpire di testa… Ma tant’è!
Sarà l’unica volta in 120 minuti che i grifoni si affacceranno all’area di rigore biancoscudata. Per il resto sarà un monologo biancoscudato. O meglio, una sfida personale di Spagnulo, portiere genoano, contro il Calcio Padova. L’estremo difensore rossoblù, poco più di un’onesta carriera fra serie A e serie B, quel pomeriggio si trasforma e diventa un muro invalicabile: ci provano nell’ordine Vlaovic, Kreek, Longhi, ed ancora Vlaovic per due volte. Niente da fare. Gianpaolo Spagnulo da Grottaglie annulla ben cinque palle gol ai nostri, mentre qualcuno comincia a chiedersi se non sia la solita sfiga che accompagna il Padova.

Si va così ai rigori, un momento drammatico. Segna Van’t Schip per il Genoa, quindi Jimmy Fontana si fa neutralizzare il tiro dagli undici metri dal solito Spagnulo. Non ci si crede, Ruotolo fa il 3-1 e lo stesso Gildo Fattori in diretta si lascia scappare un “Si sta profilando una fine incredibile per il Padova!”. Ed infatti Spagnulo intercetta anche il tiro di Cuicchi, ma il tiro potente ed il pallone bagnato schizzano ugualmente in porta. E da li la tendenza si inverte. Eh si, perchè al rigore successivo Adriano “Superman” Bonaiuti, dopo un pomeriggio inoperoso, si ridesta e para il tiro di Marcolin. Come un anno prima sulla punizione di Hubner a Cremona, la “manona” di Adriano è ancora protagonista in positivo. E come già detto, tutto cambia. Perchè da adesso in poi Spagnulo non intuisce più un solo rigore, nemmeno per sbaglio: Perrone e Vlaovic lo spiazzano, Balleri angola tantissimo il tiro (un rigore magistrale, calciato da ultimo rigorista e con le gambe sicuramente tremanti). Per il Genoa vanno in rete Bortolazzi e Skuhravy. Poi va sul dischetto Galante. Ed io non so perchè, in quel momento me l’aspetto che non segna. Ed infatti calcia fuori, direttamente. L’ultimo rigore è una formalità per il freddo Michel Kreek, Spagnulo da una parte e pallone dall’altra. Il Padova in serie A, “Il Genoa torna a casa con le pive nel sacco!”.

Per molti anni, Firenze ha rappresentato l’immagine della “trasferta perfetta”, almeno fino alla trasferta di Torino 2011. Uno spareggio che rappresentò il canto del cigno per il Padova di Puggina: qualche mese più tardi, arrivò Viganò, e la storia successiva la conosciamo tutti.
Tuttavia a noi piace ricordare, non solo per far vedere “come eravamo” o “quanto belli erano gli anni ’90” (verissimo, ma non è questo lo scopo!). A noi piacerebbe che si riflettesse, attraverso questi ricordi. E che si realizzasse che, tutte le volte che il Padova ha ottenuto qualcosa di importante nella sua storia, l’ha ottenuto quando l’ambiente era unito, coeso, compatto. E per ambiente intendiamo tutte le componenti che ne fanno parte: squadra, società, tifoseria, stampa… quando i padovani sono uniti non ce n’è per nessuno! Quando purtroppo si fanno dominare da quella stupida invidia che li attanaglia, non vanno lontano…
Godetevi i filmati di quel pomeriggio, con la cronaca di Gildo Fattori e l’arrivo dei giocatori a mezzanotte passata all’Appiani, accolti da oltre diecimila persone!

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...