26 anni senza una casa

29 maggio 1994: il Padova gioca la sua ultima partita all’Appiani. Oggi sono passati 26 anni da quel giorno, eppure per molti aspetti sembra ieri… Nella serata di ieri Stenechannel ha dedicato un servizio speciale all’Appiani, che vi riproponiamo qui sotto. Noi però vorremmo parlare di un altro aspetto della vicenda, ovvero dei cambiamenti portati dal pensionamento del “tempio” di Via Carducci.

Quel 29 maggio, il saluto all’Appiani, se non fu sottovalutato da quasi tutti, possiamo però dire che passò molto in secondo piano: il Padova si giocava una larga fetta di promozione, e l’attenzione di tutti era rivolta a quanto faceva il Cesena, diretto concorrente dei biancoscudati impegnato in casa contro il Cosenza. Il pareggio a reti bianche dell’Appiani portò i biancoscudati una lunghezza sopra i romagnoli, clamorosamente sconfitti in casa da un Cosenza che non aveva ormai più niente da chiedere al campionato. Per i più era fatta, molti pensavano alla successiva e lunga trasferta di Bari, nessuno o quasi pensava che all’ultimo turno il Cesena sarebbe andato a vincere sul campo della corazzata Fiorentina, agguantando il Padova in classifica e costringendoci allo spareggio come poi effettivamente avvenne… in mezzo a tutto questo c’era stato il gemellaggio fra le due tifoserie, quella padovana e quella palermitana, e l’intera giornata era stata accompagnata da un’atmosfera distesa e festaiola. Ad inizio partita in Curva Nord comparve lo striscione “I NOSTRI CUORI PER SEMPRE IN QUESTI SPALTI” per rendere omaggio a quella che fino a quel momento era stata la nostra casa… Ma non saremmo onesti se non riconoscessimo che probabilmente furono molti anche quel pomeriggio che, di fronte alla prospettiva di mandare in pensione per sempre l’Appiani, risposero alla padovana: “Tasi và!“, che tradotto in maniera molto più prosaica significa più o meno: “Era ora che mandassero in pensione l’Appiani ! I momenti più belli della nostra storia calcistica li vivremo sicuramente nel nuovo stadio…”.

Ed effettivamente erano in tanti a pensare che i momenti migliori li avremmo vissuti nel nuovo stadio, e non solo per la promozione in A ormai imminente. Semplicemente, era un pensiero che ai padovani era stato inculcato come un mantra: o si fa lo stadio nuovo, oppure la serie A ce la scordiamo! Questa era la frase che si sentiva da più parti nel periodo che va dal 1987 (ultima promozione in B) fino al 1994… Un mantra divenuto talmente tanto convincente da portare l’intera tifoseria a schierarsi: raccolte firme, sit-in, cartelloni, cori, striscioni “Fateci lo stadio o scateniamo una guerra” esposti in curva ed applauditissimi dall’intero stadio…. Certo, nessuno poteva immaginare cosa sarebbe stato da li in poi. Nessuno poteva immaginare che la serie A sarebbe durata poco più di un battito d’ali di farfalla, nessuno aveva mai vissuto una situazione simile a quella che avremmo vissuto poi all’Euganeo. Semplicemente, non si sapeva.

Quello che è stato l’abbiamo visto poi, una volta passati i fasti della serie A, quando abbiamo iniziato a renderci conto che qualcosa era stato indissolubilmente perduto. E non si tratta solo della struttura dello stadio Euganeo, anche se è un aspetto molto importante. Ciò che fa la differenza fra l’Appiani e l’Euganeo è soprattutto la rispettiva localizzazione: l’Appiani era un salottino in pieno centro, vissuto da tutta la città, un rito domenicale simile ad una funzione religiosa, dove respiravi il cuore e gli umori dei padovani. l’Euganeo è semplicemente una cattedrale nel deserto, in mezzo al nulla, dove uno arriva per vedere la partita e non vede l’ora di scappare al triplice fischio. All’Appiani andava gente da tutti i quartieri della città e dalla provincia, mentre da quando giochiamo all’Euganeo la città è praticamente scomparsa dagli spalti. E questa probabilmente è la chiave di lettura: si è creata nel corso degli anni una frattura non da poco, con la città ed i suoi abitanti! Oggi il Padova in città, complice anche il fatto che di padovani veri in città ne vivono sempre meno, è percepito come un corpo estraneo. Da quasi fastidio. E non stiamo parlando di fatti accaduti negli ultimi tempi: chi ha memoria, ricorderà come già nel 1996 le dinamiche fossero profondamente cambiate rispetto a due anni prima! Una situazione che ha portato a galla i lati peggiori dei nostri tifosi: saccenza, manie di protagonismo, mancanza di umiltà, invidia… Chi frequentava l’Appiani ricorderà la massa variegata di tifosi che gremiva la gradinata, un tifo non organizzato ma estremamente pittoresco e variopinto nei personaggi che ne facevano parte. Oggi, se andate nelle due tribune dell’Euganeo, vi accorgerete che sono rimasti solo i rompicoglioni, quelli che sono capaci solo di gridare “Cambia!” al decimo del primo tempo (Non me ne vogliano i veri tifosi biancoscudati presenti in est o in ovest, ma diciamoci la verità: esiste o non esiste questo problema?).

Eppure l’occasione per riprenderci ciò che ci era stato tolto l’abbiamo avuta, non più tardi di qualche anno fa, quando siamo stati ad un passo dal trasferirci al Plebiscito. Un sogno per molti, che avrebbe portato non solo ad avere finalmente uno stadio per il calcio; ma soprattutto uno stadio nuovamente in città. Che avrebbe risvegliato l’interesse assopito di molti. Un’occasione che non è stata capita, da parte della stessa tifoseria, e la famosa lettera dei cento “tifosi doc” riassume molto bene i lati peggiori dei nostri tifosi elencati poco sopra.

A tuttoggi, l’unica cosa che possiamo fare come tifosi biancoscudati è continuare a lottare. Lottare si per avere uno stadio migliore, che non si fermi solo al rifacimento della curva altrimenti non abbiamo capito niente. Ma lottare anche a livello societario, per riportare il Padova nel cuore dei padovani. Come? Con i risultati, certo; ma anche con un’adeguata preparazione del terreno, per far si che l’infatuamento che potrebbe colpire molti in caso di promozione non rimanga solo la classica “tendenza del momento”. E come si prepara il terreno? Con un piano marketing Adeguato, intelligente, che sia fatto da persone che riescano ad avere anche la capacità di pensare in grande. Insomma, quello che nessuna società dal 1994 ad oggi è stata in grado di fare, non sappiamo se per incapacità o per menefreghismo.

L’Appiani continuerà ad esistere, anzi dalle pagine di questo blog saremo i primi ad impegnarci per trovare soluzioni che consentano di salvaguardare l’intero impianto. Dall’altra parte però, siamo i primi a dire che è perfettamente inutile continuare a vivere nel passato: questo è lo stadio e questo ci dobbiamo tenere! Bisogna coinvolgere e riportare allo stadio la città (quanti tifosi abbiamo perso in termini di presenze dagli anni ’90 ad oggi?) e pensare a migliorare ciò che abbiamo.

CF

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