Continua a guidarci, Marino!

Caro Presidente,
non è facile scriverti qualcosa in questo momento. Si rischia sempre di farsi guidare troppo dalle emozioni, di risultare banali, o troppo tristi. Ma non credo che a te piacesse la tristezza.
Di sicuro non ti piaceva la situazione che a fine anni 70 ti portò a farti avanti con quello squalo di Giusy Farina per prenderti e rilanciare il Biancoscudo che era stato trasformato in una succursale del Vicenza. Ed alla fine ci sei riuscito, con l’ingresso determinante nella tua cordata di Ivo Antonino Pilotto, un altro che qui a Padova ha lasciato un buon ricordo…

Era bello nei primi anni ’80 andare all’Appiani, caro presidente, perchè si respirava aria di rinascita e voglia di rivalsa. Due promozioni in tre anni, dalla C2 alla B. Pilotto aveva un pò questo modo di fare da “padre-padrone”, ma tu davi l’idea un pò del “socio occulto”, quello che appare poco ma influisce molto. Poi è arrivato l’illecito di Taranto, una vergogna per tutti i padovani, anche se la sensazione piuttosto netta che ho (perdonami, la mia generazione è cresciuta negli anni di Tangentopoli, e non crede nella buona fede delle istituzioni) è che vollero farci retrocedere per tirare su il Cagliari…
Ad ogni modo Taranto segnò il cambio della guardia in società, via Pilotto e dentro tu. Era l’estate del 1985, e qui era tutto da ricostruire. Eppure tu, caro presidente, avevi già le idee chiare. Queste tue parole magari in quel momento potevano sembrare utopiche, ma viste col senno di poi risultarono profetiche:

“Il Padova dovrebbe essere gestito da un gruppo di persone rappresentative, pronte a entrare senza alcuno scopo di lucro. Dovrà essere, per tutti, un autentico hobby, e si dovrà agire alla luce del sole, con i bilanci a disposizione di tutti. Non ci fasceremo la testa nel caso in cui ci trovassimo una squadra in C1 perché, nel giro di qualche anno, potremmo creare le premesse per arrivare addirittura in serie A”

E così, col ritorno in B del 1987, e la tua promessa (“Mai più serie C!”) si iniziò a progettare il grande salto, mettendo un mattoncino alla volta, ma sempre con le idee ben chiare e l’obbiettivo ben in vista. Nei primi anni ’90 qui c’erano entusiamo e partecipazione. Però tu non eri tipo da dilapidare patrimoni e strapagare i giocatori, e forse questa parsimonia ti veniva un pò rinfacciata… Pace, alla fine hai avuto ragione tu! Anche se a conti fatti eri un signore che non si metteva certo a rinfacciare la cosa…

Erano anni belli a Padova: l’Appiani, una squadra spumeggiante e che lottava sotto la spinta del pubblico, semisconosciuti giocatori di C come Benarrivo e Di Livio o semplici promesse della Primavera come Albertini qui sono diventati campioni ed idoli della tifoseria. Per non parlare di eterne promesse come Zanoncelli o Longhi, o giocatori considerati “finiti” come Galderisi: qui a Padova siamo riusciti, sei riuscito tu in primis, con l’aiuto determinante di Piero Aggradi (un altro che oggi ci manca da morire un pò a tutti) a trasformare questo minestrone in una grande famiglia, unita, compatta, capace di difendere in blocco anche l’ultimo giocatore dello spogliatoio. E poi ancora: un centro sportivo in quegli anni all’avanguardia, un settore giovanile eccellente, un’intera città e provincia che iniziano a parlare del Padova… Tutte cose che hanno lasciato un segno indelebile nei ragazzi della mia generazione. Io ad esempio, non sono mai riuscito ad accettare l’incapacità di alcuni presidenti come Cestaro o la mediocrità in generale che si respira da 20 anni a questa parte. Altri si invece, ma cosa vuoi, al mondo c’è gente che preferisce adattarsi che lottare…

Noi invece lottavamo, e perdevamo anche, ma sempre con la testa alta e l’orgoglio nel cuore: la battaglia col Barletta nel 1991 ad esempio (“Partite come queste ci fanno risparmiare su tac e visite cardiologiche”) seguita sette giorni dopo dalla tragica beffa di Lucca. Era evidente a tutti che qualcosa non era andato come doveva andare, che qualcuno non ci aveva voluti nell’Olimpo del calcio italiano. Ma tu non hai mai fatto trasparire nessuna polemica, caro presidente: tu eri un padovano di quelli veri (seppur nato in provincia), dal carattere di ferro e dal comportamento signorile, tu eri il classico che non stava li a piangere o lamentarsi in pubblico, ma piuttosto si domandava “Dove ho sbagliato?” in privato.
Ed ancora, la seconda beffa nel 1993, con la vittoria sull’Ascoli nello scontro diretto, che però risulta inutile ai fini della promozione. L’Appiani strapieno di bandiere e di cori, la rimonta sui marchigiani, e le lacrime a fine partita di tutti i protagonisti. Non le tue, tu eri dispiaciuto di sicuro, ma ti rendevi conto che l’obiettivo era dietro l’angolo. Bastava attendere un anno ancora, in un torrido pomeriggio di giugno a Cremona, e con le tue parole al fischio finale: “Siamo in Paradiso!”.

C’era ora una nuova avventura da affrontare, calcistica, ed una professionale con il passaggio dell’Interspar al gruppo austriaco Aspiag. Mica facile. Partimmo male in serie A, in uno stadio che non era più l’Appiani, con una squadra che non si capiva. Con dei giocatori nuovi, che sembravano più scommesse: Goran Vlaovic, Alexy Lalas… Eppure quella squadra aveva ancora lo spirito della “Grande Famiglia”, che tu gli avevi inculcato; ed arrivò la seconda gioia consecutiva, allo spareggio di Firenze. Purtroppo arrivò anche la fine della tua presidenza, l’età non più verdissima che ti costrinse a passare la mano a Sergio Giordani, allora Amministratore Delegato. E poi l’aut-aut dell’Aspiag, interessata a rilevare il gruppo Interspar ma non il Padova. E la cessione al triumvirato Viganò-Corrubolo-Fioretti in fretta e furia durante il secondo anno di A, quando ancora eravamo in piena corsa per la salvezza (e sono sicuro che ci saremmo salvati!). Ecco, quella forse è stata l’unica mossa veramente sbagliata in tutti quegli anni al timone della società: perdonami, Presidente, ma non ci ho mai creduto molto alla storia che nessun altro si fosse fatto avanti… Ma ricordo bene i giorni del commiato della tua società: erano i primi di marzo del 1996, di li a poco se ne sarebbero andati negli USA anche Lalas e Galderisi; ed a fine stagione ci sarebbe stata una vera e propria rivoluzione. Ormai era chiaro, il tuo Padova non esisteva più. E quello che sarebbe stato da li in poi si può riassumere con una parola sola, non troppo elegante ma perfettamente efficace…

Ho un ricordo di te, che risale all’estate del 1993. Dovevo venire in sede per rinnovare l’abbonamento, la vecchia sede che all’epoca si trovava in Via Sorio. Ed ero incazzato nero perchè avevamo appena venduto Di Livio alla Juventus. Dopo Albertini e Benarrivo perdevamo un altro pezzo da 90, tanto che per qualche giorno avevo pensato di risparmiarmi i soldi dell’abbonamento. Cosa vuoi? Ai tempi ci credevo ancora nei giocatori-simbolo, adesso ragionerei in maniera molto diversa… Fatto sta che prevalse come sempre la mia voglia di stadio, a dispetto di tutto e tutti, e così un pomeriggio raccolsi il mio vecchio “Si” ed i soldi risparmiati e corsi in Via Sorio. All’ingresso c’eri tu che stavi parlando con Gildo Fattori, un altro grande biancoscudato che oggi ci manca. Ricordo che i nostri sguardi si incrociarono, e non so, forse hai percepito qualcosa; fatto sta che mi chiedesti: “Ciao, sei qui per l’abbonamento?”. Rimasi un pò sorpreso, ed al mio gesto di conferma mi rispondesti: “Bene dai… è importante avere giovani tifosi come te che ci credono… è un investimento per il futuro!”. Rimasi spiazzato, guardai Gildo Fattori che mi sorrise anche lui e ricambiai ad entrambi il sorriso prima di entrare, un pò impacciato ed un pò intimidito. Quelle tue parole mi avevano convinto, tanto che per tutta l’estate ogni volta che qualcuno mi tirava fuori il discorso di Di Livio e della squadra indebolita, cominciai a ribattere: “Non preoccuparti, vedrai che quest’anno andiamo in serie A!”. E così andò.

Ora te ne vai, in un periodo di estrema tristezza, dove tutte le sicurezze che avevamo accomulato in passato sembrano non esserci più… Ma si ricomincerà, tornerà il campionato e torneremo sugli spalti a cantare. E sicuramente tu sarai lassù a vedere il tuo Padova, con Gildo, con Piero, con Lello Scagnellato ed Humberto Rosa, con tutti i biancoscudati che hanno reso immortale la nostra storia; e con tutti i ragazzi della curva che ci hanno lasciato anzitempo. Ma questo non basta, Presidente! Hai visto anche tu che razza di scalzacani sono capitati da queste parti nel corso degli anni, e sai meglio di chiunque altro che una società di calcio per diventare grande ha bisogno di una guida seria ed affidabile. Per questo motivo non ti saluto con un messaggio di commiato, Presidente, ma ti lancio un appello:

CONTINUA A GUIDARCI!

CF

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...