Augurandoci che tutto cio’ accada molto presto…

Ascoltare le dure parole dell’amministratore delegato del Sassuolo Carnevali, è stato come essere minacciato di abbandono da parte di una tua quasi ex, che da poco sei riuscito ad allontanare dopo anni di litigi, soprusi, cene vegane e fruttariane che avrebbero fatto vomitare una capra, assorbenti abbandonati nel lavandino e chi più angherie ha più ne metta.

Sentire un dirigente di una delle realtà che meglio testimoniano quale schifoso teatrino del ridicolo sia diventato il mondo del pallone del belpaese, tuonare sdegnato che siamo di fronte ad una sorta di isteria collettiva, che il calcio è sull’orlo del precipizio, che porteranno i libri in tribunale, non è solo tragicomico, ma persino peggio.

Il Sassuolo, soprannominato “Scansuolo” anche dagli amici più sinceri, quelli ai quali mai hanno negato un favore (che fosse un risultato in campo o un giocatore da cedere o non cedere a quella o quell’altra squadra), la società che più di tutte insieme al Chievo rappresenta il nulla mischiato al niente del sistema calcio del sistema paese Italia.

Usurpatori dello stadio della già gloriosa Reggiana, esibizionisti del pallone davanti a pochi intimi, pedatori che trotterellano in campo di fronte a spalti più vuoti di un concerto di Povia.
Gente senza alcuna identità storica, sociale, culturale…che se sparisse domani mattina nessuno nè se accorgerebbe nè li rimpiangerebbe.
Peró fanno la voce grossa, eccome se la fanno: i conigli che si fanno leoni, si sarebbe detto un tempo.

Si sono già mangiati, loro come tutte le altre squadre, i soldi anticipati da Sky, ed oggi vivono nel terrore di doverli restituire.
Un sistema falsato gestito da falsari, una Shangri là dorata ed illusoria che al primo alito di vento è crollata come un castello di carta.

La cosa in assoluto più insopportabile però, è la retorica.
La retorica dei buoni sentimenti e delle false preoccupazioni, quella per cui vorrebbero convincerci che il calcio deve ripartire perché il paese lo vuole, perché la gente lo vuole…la stessa gente che non può andare allo stadio, non può esultare abbracciandosi dopo un gol, la stessa gente che da anni loro stessi cercano di piazzare di fronte ad una tv anziché sugli spalti.
La retorica delle “migliaia di posti di lavoro” legati al mondo del pallone.
Già, gli stessi dipendenti con contratti capestro, quelli interinali, quelli addirittura a chiamata…settimana dopo settimana… pratica portata avanti da TUTTE le società italiane.

L’unica cosa che interessa, a Carnevali così come a tutti gli altri suoi pari, è continuare il loro teatrino, incassare grano, e tirare avanti la baracca: il calcio è “cosa loro”, non è più spettacolo per la gente.
Sono disposti a TUTTO pur di non mollare l’osso, non interessa con quali conseguenze.
Non importa se ci siano o meno spettatori, non importa se il calcio interessi o non interessi ancora a qualcuno: interessa a loro, e tanto basta.

Non hanno il coraggio di dire le cose come stanno, preferiscono pensare che siamo tutti coglioni: sta a noi non dar loro ragione.

Ernesto Bronzelli

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